Marco Orioles

 

Sociologo, giornalista, docente a contratto all’Università di Udine, Marco Orioles si occupa di politica nazionale ed internazionale, immigrazione, islam, terrorismo.

Editorialista del “Messaggero Veneto” e de “Il Piccolo”, collabora anche con Start Magazine, Policy Maker, ed “Il Friuli”. Tutti i suoi articoli per la carta stampata sono liberamente consultabili su questo sito web.

Ha scritto dodici libri, l’ultimo dei quali – “La terza guerra mondiale a pezzi” (Rubbettino) – è uscito nelle librerie il 7 marzo 2019.

12278069_975407822498411_1285890787_nMarco Orioles nasce a Udine da famiglia mediterranea. Nel 1997 si laurea in Sociologia all’Università degli Studi di Urbino con una tesi sulla propaganda fascista. Dopo una borsa di studio al Consiglio Nazionale delle Ricerche, consegue il dottorato in Sociologia presso l’Università degli Studi di Udine con una dissertazione poi pubblicata nel libro “Falchi e colombe. Lezioni di giornalismo americano dalla guerra in Iraq”. È in questo periodo che sviluppa una serie di interessi che non lo abbandoneranno più: la politica internazionale, la convivenza nella società multietnica, il radicamento dell’islam in Europa, lo “scontro di civiltà”, la minaccia jihadista.

Risale al 2005 la prima docenza presso l’Università degli Studi di Udine, dove insegnerà Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Sociologia dell’arte, Sociologia del territorio, Sociologia del turismo. A partire dal 2009 l’Università degli Studi di Verona gli affida i corsi di Sociologia dei processi economici e del lavoro, Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Sociologia del giornalismo.

Mentre è impegnato nella didattica, porta avanti un’intensa attività di ricerca su più fronti. La formazione urbinate stimola un filone sulla comunicazione di massa, le cui evoluzioni sono descritte nel saggio  “I vecchi e volti nuovi della comunicazione“. Nel successivo libro “Le mille globalizzazioni. Alla ricerca di una bussola“, Orioles esamina le principali trasformazioni del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla nascita della cosiddetta società globale. Con l’amico Albino Comelli scrive nel frattempo “Dialogo sulla democrazia” dove si analizzano origini, vizi e virtù di quello che Winston Churchill ha definito “il sistema peggiore di governo, ad eccezione di tutti gli altri”.

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Il cuore del suo lavoro diventa presto lo studio delle diversità culturali. La regione in cui vive, il Friuli Venezia Giulia, rappresenta un laboratorio naturale dell’integrazione. Terra di confine che ospita minoranze storiche di tipo etnico, linguistico e religioso, il Friuli Venezia Giulia è oggi meta di consistenti flussi migratori che ne stanno incrementando la complessità socioculturale. La sua riflessione su questi aspetti comincia nel 1995, anno della sua indagine sulla comunità rom pubblicata nei saggi “Il mio viaggio finisce qui. Sul processo di sedentarizzazione dei Rom in Friuli” e “I rom in Friuli”. Nel periodo passato al Consiglio Nazionale delle Ricerche si sofferma sugli aspetti economici dell’immigrazione, oggetto del libro “Sedia a 44 gambe“che offre una fotografia dettagliata della partecipazione degli immigrati al mercato del lavoro in un distretto industriale del Nordest.

Dall’inizio del nuovo secolo, Orioles approfondisce la travagliata nascita di un quartiere multietnico nei pressi della stazione ferroviaria di Udine, cuore del discorso di un sito web, “La casbah di Udine”, aperto con i suoi studenti unitamente ad un canale YouTube in cui sono pubblicati numerosi video realizzati dal cosiddetto “Team B”. Una sintesi di questa esperienza è presente nel libro “La casbah di Udine“.

Nel 2007 Orioles è al centro di una singolare vicenda: racconta nel suo blog la visita a Udine dell’ex presidente iraniano Mohammad Khatami, imprudentemente salutato dai media come un campione del dialogo tra Oriente e Occidente. Questo equivoco viene smascherato quando i filmati della conferenza udinese di Khatami, realizzati da Orioles col suo telefono cellulare, vengono diffusi su YouTube. Oltre a contenere sconcertanti dichiarazioni, i video ritraggono Khatami mentre stringe le mani ad alcune donne del pubblico: un atto proibito secondo le interpretazioni della legge coranica (shari’a) osservate rigorosamente nella Repubblica Islamica. Le immagini generano uno scandalo che sarà copiosamente raccontato dai media mondiali. Da surreale, la situazione si fa grottesca quando il principale quotidiano di Teheran, Kayhan, accusa Orioles di aver teso una trappola a Khatami per conto della CIA e del presidente americano George W. Bush. Un motivo in più per scrivere il libro “Khatami in Italia. Dialogo con stretta di mano“, che oltre ad un resoconto di questa storica curiosa contiene un monito per quanti tentano di gettare un ponte tra islam e Occidente senza le dovute cautele.

 

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Questa esperienza spinge definitivamente l’islam al centro della sua riflessione. Lo studio dei movimenti fondamentalisti e del loro radicamento in Europa lo convince della centralità della religione nella definizione dell’identità dei cittadini stranieri. Il pluralismo religioso dell’Europa diventa il cuore della sua analisi, con la quale mette a fuoco la sfida rappresentata dall’inclusione dell’islam nei paesaggi del Vecchio Continente. Le comunità islamiche del Friuli Venezia Giulia gli offrono numerosi spunti: nel 2010 realizza il primo censimento delle moschee della regione pubblicato nel saggio “L’Islam in Friuli Venezia Giulia“. L’anno seguente compie una ricerca che documenta con una ricca serie di dati statistici la partecipazione degli immigrati alla vita delle rispettive comunità religiose: i risultati sono discussi nel libro “Noi crediamo. La fede degli immigrati”.

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Un orizzonte di ricerca che occupa l’attività di Orioles tra il 2012 e il 2015 è rappresentato dalle seconde generazioni di immigrati, i figli dei cittadini stranieri. Il tema è al centro del libro “La seconda generazione di migranti. Verso quale integrazione?”, dove sono discussi i principali studi americani ed europei sull’argomento. Il tema è ulteriormente sviluppato nel libro “E dei figli, che ne facciamo? L’integrazione delle seconde generazioni di immigrati”, che oltre a contenere i risultati di una ricerca sul campo realizzata in Friuli Venezia Giulia, si sofferma su un aspetto scottante: il rigetto della nostra società e cultura da parte di alcuni ragazzi di fede islamica nati e cresciuti in Occidente, la cui manifestazione più eclatante è rappresentata dall’incremento dei processi di radicalizzazione e dal consolidarsi del cosiddetto jihadismo autoctono. Il libro è preceduto da una lunga introduzione intitolata “L’odio e la matita. Riflessioni sull’attentato a Charlie Hebdo”, che descrive uno dei più clamorosi atti di violenza compiuto da cittadini europei di seconda generazione: l’assalto a mano armata della redazione del più famoso settimanale satirico di Francia.

L’attentato a Charlie Hebdo è al centro anche del libro del 2016 “Io ero Charlie. Monologo dall’oltretomba del direttore di Charlie Hebdo“, un inno alla libertà di espressione violata con quel sanguinoso blitz nel centro di Parigi. Il testo segna l’esordio dell’autore nel campo della narrativa.

Risale al 2014 il principio di un’intensa attività giornalistica, che vede Orioles approdare prima sul quotidiano “E-Paper” e poi sul “Messaggero Veneto”, “Il Piccolo”, “Formiche.net” e “Il Friuli”.Dall’autunno 2018 collabora anche coi quotidiani online “Start Magazine” e “Policy Maker“.

Nel marzo 2019 è uscito il suo ultimo libro, “La terza guerra mondiale a pezzi“, in cui la famosa espressione di Papa Francesco viene elevata a paradigma e chiave di lettura dei principali fatti e accadimenti che scuotono l’attuale scena internazionale segnata da disordine, conflitti e violenza. Nel libro sono raccontate, tra le altre cose, le scintille nucleari tra Corea del Nord e Stati Uniti, gli attentati terroristici dell’Isis in Occidente, la guerra in Siria, i travagli del Medio Oriente contemporaneo, l’ascesa del nazional-populismo in America ed Europa.