Marco Orioles

Sociologo, docente all’Università di Udine, Orioles si occupa di islam, immigrazione, geopolitica, terrorismo. È editorialista del Messaggero Veneto e blogger di Formiche.net. Il suo ultimo libro è “Io ero Charlie. Monologo dall’oltretomba del direttore di Charlie Hebdo”.

12278069_975407822498411_1285890787_nMarco Orioles nasce a Udine da famiglia mediterranea. Nel 1997 si laurea in Sociologia all’Università degli Studi di Urbino con una tesi sulla propaganda fascista. Dopo una borsa di studio al Consiglio Nazionale delle Ricerche, consegue il dottorato in Sociologia presso l’Università degli Studi di Udine con una dissertazione poi pubblicata nel libro “Falchi e colombe. Lezioni di giornalismo americano dalla guerra in Iraq”. È in questo periodo che sviluppa una serie di interessi che non lo abbandoneranno più: la convivenza nella società multietnica, il radicamento dell’islam in Europa, lo “scontro di civiltà” e la minaccia jihadista.

Risale al 2005 la prima docenza presso l’ateneo friulano, dove insegnerà Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Sociologia dell’arte, Sociologia del territorio, Sociologia del turismo. A partire dal 2009 l’Università degli Studi di Verona gli affida i corsi di Sociologia dei processi economici e del lavoro, Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Sociologia del giornalismo.

Mentre è impegnato nella didattica, porta avanti un’intensa attività di ricerca su più fronti. La formazione urbinate stimola un filone sui media, le cui evoluzioni sono descritte nel saggio “I vecchi e volti nuovi della comunicazione” . Nel libro “Le mille globalizzazioni. Alla ricerca di una bussola” esamina le principali trasformazioni del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alla nascita della società globale. Con l’amico Albino Comelli scrive “Dialogo sulla democrazia”, dove si ricostruisce il cammino di quello che Winston Churchill ha definito “il sistema peggiore di governo, ad eccezione di tutti gli altri”.

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Il cuore del suo lavoro è però lo studio delle diversità culturali. La regione in cui vive, il Friuli Venezia Giulia, rappresenta un laboratorio naturale dell’integrazione. Terra di confine che ospita minoranze storiche di tipo etnico, linguistico e religioso, il Friuli Venezia Giulia è oggi meta di consistenti flussi migratori che ne stanno incrementando la complessità sociale e culturale. La sua riflessione su questi aspetti comincia nel 1995, anno della sua indagine sulla comunità rom pubblicata nei saggi “Il mio viaggio finisce qui. Sul processo di sedentarizzazione dei Rom in Friuli” e “I rom in Friuli”. Nel periodo passato al Consiglio Nazionale delle Ricerche si sofferma sugli aspetti economici dell’immigrazione, oggetto del libro “Sedia a 44 gambe”. Dall’inizio del nuovo millennio approfondisce la travagliata nascita di un quartiere multietnico nei pressi della stazione ferroviaria di Udine, cuore del discorso di un sito web, “La casbah di Udine”, aperto con i suoi studenti unitamente ad un canale YouTube in cui sono pubblicati numerosi video creati dal cosiddetto “Team B”. Una sintesi di questa esperienza è presente nel libro “La casbah di Udine”. Sempre nel 2007 è al centro di una singolare vicenda: racconta nel suo blog la visita a Udine dell’ex presidente iraniano Mohammad Khatami, imprudentemente salutato dai media come un campione del dialogo tra Oriente e Occidente. Questo equivoco viene smascherato quando i filmati della conferenza udinese di Khatami, realizzati da Orioles col suo telefono cellulare, vengono diffusi su YouTube. Oltre a contenere sconcertanti dichiarazioni, i video ritraggono Khatami mentre stringe le mani ad alcune donne del pubblico: un atto proibito dalle interpretazioni della legge coranica (shari’a) osservate in Iran. Le immagini generano uno scandalo che sarà copiosamente raccontato dai media mondiali. Da surreale, la situazione si fa grottesca quando il principale quotidiano di Teheran, Kayhan, accusa l’autore del video di aver teso una trappola a Khatami per conto della CIA e del presidente americano George W. Bush. Un motivo in più per Orioles per scrivere il libro “Khatami in Italia. Dialogo con stretta di mano”, che oltre ad un resoconto della vicenda contiene un monito per quanti tentano di gettare un ponte tra islam e Occidente senza le dovute cautele.

 

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Questa esperienza spinge definitivamente l’islam al centro della sua riflessione. Lo studio dei movimenti fondamentalisti e del loro radicamento in Europa lo convince della centralità della religione nella definizione dell’identità dei cittadini stranieri. Il pluralismo religioso dell’Europa diventa il cuore della sua analisi, con la quale mette a fuoco la sfida rappresentata dall’inclusione dell’islam nel paesaggio del Vecchio Continente. Le comunità islamiche del Friuli Venezia Giulia gli offrono numerosi spunti per approfondire la tematica: nel 2010 realizza il primo censimento delle moschee della regione pubblicato nel saggio “L’Islam in Friuli Venezia Giulia”. L’anno seguente compie una ricerca in cui documenta la partecipazione degli immigrati alla vita delle rispettive comunità religiose, che fornisce gli spunti per il libro “Noi crediamo. La fede degli immigrati”.

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Il suo orizzonte di ricerca più recente è rappresentato dalle seconde generazioni di immigrati. Il tema è al centro del libro “La seconda generazione di migranti. Verso quale integrazione?”, dove sono discussi i principali studi americani ed europei. L’argomento è ulteriormente sviluppato nel libro “E dei figli, che ne facciamo? L’integrazione delle seconde generazioni di immigrati”, che inquadra un aspetto scottante: il rigetto della nostra società e cultura da parte di alcuni ragazzi di fede islamica, la cui manifestazione più eclatante è rappresentata dall’incremento dei processi di radicalizzazione e dal consolidarsi del cosiddetto jihadismo autoctono. Il libro è preceduto da una lunga introduzione intitolata “L’odio e la matita. Riflessioni sull’attentato a Charlie Hebdo”, che descrive uno dei più clamorosi atti di violenza compiuto da cittadini europei di seconda generazione.

Dal 2015, Orioles collabora per il Messaggero Veneto e per Formiche.net, che ospitano le sue analisi e i suoi commenti sulla politica internazionale, il terrorismo, l’islam e altre tematiche.

È del 2016 il libro “Io ero Charlie. Monologo dall’oltretomba del direttore di Charlie Hebdo”, un inno alla libertà di espressione violata con l’attentato del 7 gennaio 2015 alla redazione di Charlie Hebdo e sotto persistente minaccia da parte del fronte islamista.