Il problema della Serracchiani e dell’Iran

Lunedì 18 gennaio 2016
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Vorrei esprimere qui quale sia, a mio avviso, il nucleo del problema della visita del presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, in Iran . Che non è essersi messa il velo e l’aver ottemperato così ad una legge iniqua, cosa che, in caso contrario, avrebbe compromesso irreparabilmente la visita. Il problema è l’opportunità politica di quel viaggio. A mio parere, rendere omaggio alla Repubblica islamica è sbagliato da più punti di vista.

L’errore più grave è che si onora col proprio prestigio un regime inqualificabile, incarnazione del totalitarismo islamico in salsa sciita. Un Paese che impone il velo alle donne, incluse quelle non islamiche e le leader di paesi stranieri, non è degno di essere ammesso nel consesso civile. Poi, per carità, si possono anche fare affari con esso, ma non attraverso i propri rappresentanti istituzionali, quelli che formalmente obbediscono alla nostra Costituzione, alla Carta dei diritti dell’uomo, alla coscienza civile dell’Occidente. Lasciamo agli imprenditori il compito di sporcarsi le mani. Da chi rappresenta le nostre istituzioni, patrimonio edificato grazie a secoli di battaglie per l’affermazione delle libertà e dei diritti, dovremmo pretendere maggior rispetto di quanto rappresentano, ossia anzitutto i cittadini che disdegnano giustamente obbrobri come la Repubblica islamica.

Quanto al recente cambio di prospettiva della comunità internazionale nei confronti dell’Iran, trasformatosi repentinamente in – per usare le parole di un commento uscito sulla stampa – “presumibile alleato”, dovremmo sapere che si tratta di un colossale errore di prospettiva degli Stati Uniti. Ammaccato dai suoi fallimenti in politica estera – dall’incapacità di impedire il prepotente ritorno della potenza russa all’affermazione del califfato – il presidente USA ha pensato bene di riparare la sua reputazione con un trofeo, l’accordo con l’Iran. Un’intesa fondata su un presupposto sbagliato: sull’idea che, trasformando l’acerrimo nemico in un partner, questi possa imboccare il sentiero della cooperazione. Per quanto seducente, questo approccio non può funzionare e ha già procurato danni probabilmente irreparabili. Ha dato alle potenze sunnite, sempiterne rivali dell’Iran, l’impressione che l’Occidente si sia schierato dalla parte degli sciiti impegnati nell’affermare la propria supremazia su più fronti del Medio Oriente: in Siria, in Iraq, in Yemen, in Bahrein. Se non ce ne fossimo accorti, la nascita del califfato è un effetto diretto dei misfatti sciiti. L’ingerenza iraniana in Iraq ha fatto sì che Baghdad marginalizzasse i sunniti, i quali hanno pensato bene di appoggiarsi a chi, come lo Stato islamico, si fa campione delle istanze sunnite.
L’accordo con l’Iran è sbagliato anche da un altro punto di vista collegato. Nato per dirimere la controversia sul nucleare di Teheran, e per impedire la corsa all’atomica da parte delle potenze sunnite concorrenti, il JCPOA non prevede affatto la rinuncia da parte dell’Iran a perseguire il sogno dell’atomo. Leggitelo, e scoprirai che si è semplicemente rinviato il problema di dieci anni, perché l’Iran ha difeso a spada tratta – e mantenuto – il diritto a svolgere quelle attività che, ad accordo scaduto, gli consentiranno di fabbricare più ordigni nel giro di pochi mesi. Giustamente, i Paesi vicini hanno assistito indignati a questa farsa diplomatica. E ora che le firme sono state siglate solennemente, e con la nostra benedizione, le potenze del Golfo sono già impegnate a controbilanciarne le conseguenze. L’Europa sta già pagando le conseguenze di questa guerra religiosa con i flussi di profughi fuggiti dalla Siria. Non è il caso che ora, con la brama di fare affari con gli ayatollah, peggiori ulteriormente la situazione.
C’è un ultimo motivo per cui fare effusioni con i mullah è deplorevole: il loro inveterato antisemitismo. Capisco che siamo in tutt’altre faccende affaccendati, ma i proclami iraniani sulla distruzione dello Stato ebraico dovremmo ascoltarli con attenzione, specialmente quando monitoriamo i programmi missilistici di Teheran e i movimenti dei Guardiani della rivoluzione e dei loro alleati libanesi di Hezbollah a pochi passi dai confini di Israele. Non so tu, ma a me stringere le mani con dei replicanti di Hitler farebbe orrore. Ma questo non era un problema della Serracchiani, visto che le strette di mano tra uomini e donne in Iran sono proibite.