La nuova Monaco

Domenica 14 febbraio 2016
http://www.marcoorioles.it/wp-content/uploads/2016/02/56bf9324c3618892508b45de.jpg

Manca meno di un anno al tramonto dell’era Obama ma la luce è già cupa. Le scelte di politica estera del presidente smentiscono platealmente lo slogan con cui si era imposto in campagna elettorale: “Yes, we can”. L’enigmatica dottrina Obama si è trasformata nella ricetta del declino occidentale, almeno se per Occidente si intende quel sistema di potenza intriso di valori liberali e incardinato sul ruolo guida di Washington. Un sistema ridotto al lumicino da un comandante in capo che non ha saputo né voluto districarsi nelle complicate vicissitudini delle varie regioni del pianeta dove, un tempo, l’America aveva l’ultima parola.

Ciò è palese nel caso della crisi siriana, che vede attualmente la primazia assoluta del fronte sciita (Siria, Iran, Hezbollah libanesi e milizie sciite varie) guidato da Mosca, che ottiene tutto quanto aveva preventivato nella sua lucida strategia, inclusa l’umiliazione dell’Occidente. A chi non l’avesse capito, l’alleanza russo-sciita persegue interessi antitetici anzitutto a quelli del popolo siriano, che in cinque anni di guerra civile ha ampiamente dimostrato di non volere più Assad tra i piedi. E poi ai nostri, che con l’esodo e i costi dei profughi paghiamo il prezzo della prosecuzione del conflitto, per non parlare dei costi morali. L’incapacità di Obama di mostrare autorevolezza – non c’è più dai giorni della “linea rossa” violata senza conseguenze – nonché di ricordare al mondo il peso del dispositivo militare a sua disposizione si è trasformato nell’attuale accordo farsa di Monaco. Che suggella la travolgente avanzata siriana ai danni dei ribelli sostenuti dall’Occidente, con innumerevoli vittime civili, nuovi esodi, il tutto senza scalfire il fronte jihadista. Che, anzi, da ora può presentarsi come l’unica chance contro la protervia sciita armata da Mosca.

La minaccia delle potenze del Golfo, Arabia Saudita in primis, e della Turchia di scendere in campo con truppe di terra non è stata proferita per scherzo e tradisce la delusione per l’inettitudine con cui Obama ha gestito la crisi. Non voleva i boots on the ground, Obama, e ora rischia di vederli arrivare da tutte le direzioni. Il califfo, nel frattempo, non starà a guardare e si avvantaggerà enormemente di questo bellum omnium contra omnes, che gli porterà denaro e reclute. E prestigio in qualità di unico ed autentico difensore dei musulmani.