America spaccata, stavolta i sondaggi avevano ragione

Messaggero Veneto
Giovedì 8 novembre 2018

Almeno stavolta, i sondaggi ci azzeccano: le elezioni americane di metà mandato confermano i pronostici della vigilia e si concludono con un risultato misto. Il Partito Democratico espugna la Camera dei Rappresentanti, ma non riesce ad agguantare il Senato, che rimane sotto il controllo dei Repubblicani. Ambedue i partiti possono dunque cantare vittoria. I Dem, perché spezzano l’incantesimo del trumpismo, che alle presidenziali del 2016 ha sedotto metà elettorato, sospingendo The Donald dentro l’uscio della Casa Bianca. I repubblicani, poiché tradizionalmente le elezioni di Midterm assegnano una batosta al partito del presidente, che stavolta non c’è stata. Al di là dei trionfalismi di maniera, è certo che, nei due anni in cui Trump resterà al timone del Paese, la sua agenda legislativa è destinata ad arenarsi, o quanto meno sarà sottoposta ad uno sfibrante processo negoziale con i parlamentari avversari. C’è di più: con la Camera nelle loro mani, i democratici eserciteranno un immenso potere di controllo nei confronti dell’esecutivo, e potranno indagare sui più opachi comportamenti del presidente, costringendolo magari a rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi, cosa che Trump si è finora rifiutato di fare. I democratici inoltre possono ora lanciare l’arma finale, invocata dai deputati più revanscisti: la procedura di impeachment nei confronti del capo dello Stato. Si tratta però di una prospettiva improbabile: con il Senato in mani repubblicane, l’iter di una messa in stato di accusa si rivelerebbe una strada senza sbocchi. Commentando queste elezioni, la stampa mondiale ne ha parlato come di un referendum su Trump. Ha ragione: se il nome del presidente non era nelle schede elettorali, quasi tutti hanno votato con l’intento di sanzionare, in positivo o in negativo, un leader incendiario, capace di polarizzare l’opinione pubblica come pochi. Mai come oggi gli Stati Uniti appaiono spaccati. L’analisi dei comportamenti elettorali degli americani rivela una scissione netta: stanno con Trump i cittadini bianchi, maschi, più avanti negli anni e poco scolarizzati; con i democratici, le donne, i giovani, le minoranze, i laureati. È una geografia elettorale segmentata che testimonia la profonda spaccatura del Paese su linee ideologiche contrapposte. Si tratta, anche, del risultato delle strategie politiche dei due partiti: i Democratici ancorati ad una concezione progressista della società e del mondo, e i Repubblicani ad una visione conservatrice ostile ai valori della società aperta, tollerante e permeata dai flussi materiali e immateriali della globalizzazione. Le elezioni di ieri sono state osservate con attenzione in tutto il mondo anche per un altro motivo: rappresentavano il primo test per il populismo di marca trumpiana. Il voto ha dimostrato che lo stile comunicativo estremo del presidente e le sue politiche draconiane continuano a riscuotere consenso nonostante l’inquietudine che generano. Si può essere certi che, in Italia, ne hanno preso nota.

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