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Birra, gin (finto) e megafono: Orioles chiede un Daspo

Pubblicato il 10/02/2020 - Messaggero Veneto

La sua è una forma di protesta pacifica, ma decisa e vibrante, contro la recente istituzione della “zona rossa” in città. Una sorta di provocazione attuata con le armi dell’arte, della fotografia e dei video, per opporsi a quello che non esita a definire l’«approccio infantilistico dell’amministrazione comunale ai temi della sicurezza».

Il sociologo Marco Orioles l’ha inaugurata sabato, con la prima di una serie di «installazioni umane» realizzate entro il perimetro della nuova area di rispetto tracciata da palazzo D’Aronco. L’obiettivo? «La disperata ricerca del Daspo», spiega. E cioè del divieto di accesso alla zona rossa nelle 48 ore successive all’accertamento e la multa da 100 a 300 euro previsti per i trasgressori.

L’altro giorno, per l’esordio, Orioles si è esibito in borgo Stazione con un bicchiere di birra in mano. Una provocazione, appunto, dopo la decisione della giunta di rendere definitiva l’ordinanza anti-alcol nel quartiere. Ieri, la performance si è ripetuta all’uscita della stazione dei pullman con una bottiglia di gin (piena d’acqua) e un megafono. Il titolo, per queste così come per le installazioni che seguiranno, è sempre lo stesso: “Bivacco, ubriachezza molesta e minacce al decoro nella zona rossa di Udine”.

«Nutro la recondita speranza che qualche agente mi elevi un Daspo e mi costringa ad allontanarmi dal quartiere in cui lavoro e trascorro la maggior parte del mio tempo – spiega –.Vorrei capire se, nella temperie gentiliana in cui siamo precipitati, anche l’arte rappresenti una minaccia al decoro e alla sicurezza».

 

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