Borgo Stazione, esempio di convivenza

Messaggero Veneto
Sabato 29 settembre 2018

La questione Borgo Stazione si riaffaccia periodicamente nel dibattito pubblico. A richiamare l’attenzione sul quartiere multietnico di Udine questa volta sono i residenti, preoccupati per alcuni fenomeni negativi che inciderebbero sulla qualità della vita e sul decoro. Schiamazzi, risse e spaccio di droga sono tra gli elementi denunciati dagli abitanti, che si attendono un tempestivo intervento delle istituzioni. Queste ultime hanno proposto una serie di misure – coprifuoco per gli esercizi commerciali, divieto di consumo delle bevande alcoliche fuori dai locali – che potranno, forse, moderare l’intemperanza di qualche immigrato che frequenta la zona. Ma non modificheranno di una virgola gli equilibri sociali, etnici e culturali del quartiere. Il quale, da vent’anni a questa parte, è stato eletto come luogo di aggregazione dalle comunità straniere della città, uno sviluppo favorito dal fatto di essere sempre stato il crocevia della mobilità urbana degli udinesi. Un’antica vocazione che ha attirato qui anche numerosi commercianti stranieri, che vi hanno aperto svariate attività per allietare gli avventori in cerca di ristoro o di un’occasione per quattro chiacchiere. Una clientela variopinta, che anima la vita del quartiere a tutte le ore del giorno. Nei pressi di questi esercizi si formano spesso e volentieri crocicchi e capannelli, inevitabili grumi di umanità che si addensano lungo i marciapiedi. Negli ultimi tre anni si sono aggiunti inoltre i profughi e i richiedenti asilo. I quali, a ondate, raggiungono le strade, le piazze e le aiuole del Borgo per trascorrere la giornata in compagnia. Che tutto questo porti a fenomeni indesiderabili non è che la naturale conseguenza della concentrazione della vita sociale di tante persone in un’area così piccola. Reprimere le devianze è qualcosa di auspicabile che avvantaggerebbe tutti. Ma si eviti la tentazione di considerare quest’area un bronx meritevole di misure eccezionali di sicurezza. Non è l’approccio giusto, e penalizzerebbe un quartiere straordinariamente vivace che è la testimonianza vivente di come funzioni la convivenza in una società multietnica.

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