Con i due cortei contrapposti Trieste dà lezioni di democrazia

Il Piccolo
Venerdì 2 novembre 2018

Questo sabato, Trieste offrirà all’Italia una lezione di democrazia. Il giorno dei due cortei contrapposti, quello dei neofascisti di Casa Pound e quello della rete antifascista, entrerà di diritto negli annali della storia della Repubblica. Nonostante le polemiche, inevitabili, nel capoluogo si celebrerà il trionfo, opportunamente blindato, di un principio chiave della democrazia: la libertà di espressione. Libertà che la nostra Costituzione assicura a tutti: a quanti non si riconoscono nei valori posti a base dell’edificio repubblicano, e nutrono ideali incompatibili con la sensibilità democratica degli italiani, e a coloro che si battono per tutelare il Paese dal ritorno dello spettro dell’autoritarismo e dell’illiberalismo. Autorizzare il corteo di Casa Pound è stato, per le autorità, un atto sofferto ma dovuto. La scelta degli organizzatori di occupare le vie della città nel giorno della festa del santo patrono e alla vigilia dell’anniversario della fine della Grande Guerra, aveva e ha il sapore di una provocazione destinata a fare scintille. Un gesto pensato per urtare, irritare, angosciare. Città martire, che ha pagato un prezzo altissimo alla follia nazifascista e agli orrori di un conflitto che ne ha lacerato il tessuto sociale, Trieste non può che patire dinanzi alla volontà di un manipolo di cultori di una distopia agghiacciante di sbandierare in pubblica piazza i propri disvalori. Ma, per l’appunto, la libertà di espressione vale anche per loro. Vale per chi crede nella democrazia, e per chi la sbeffeggia. Vale per i figli e i nipoti di chi ha lottato contro il regime, ma anche per chi rimpiange i persecutori e sogna un loro impossibile ritorno in auge. Intendiamoci: la libertà di espressione non è illimitata. Essa, nel nostro ordinamento, si ferma laddove deborda nell’apologia di una storia che – per le sofferenze che ha provocato, per le vittime che ha causato, per il marchio d’infamia che ha impresso su un intero Paese – ha conosciuto unanime condanna. Ma, fino a quando non si oltrepassa quel labile confine, chiunque beneficia del diritto di manifestare il proprio pensiero. Intendiamoci: ragioni per essere preoccupati ce ne sono. La prepotente ribalta sul proscenio triestino di un movimento come Casa Pound, e la risonanza che i suoi slogan odiosi riscuoteranno, non può che giustificare l’inquietudine con cui molti di noi assistono al riaffacciarsi, in tutta Europa, di un’ideologia cupa e minacciosa. La consolazione, per chi subirà questo spettacolo con l’amaro in bocca, risiede nella certezza della solidità delle nostre istituzioni, della loro incrollabilità anche dinanzi all’assalto proditorio compiuto, alla luce del sole, da parte di manifestanti nero vestiti. Sabato, nel cuore di Trieste, la democrazia non si sgretolerà, ma ne uscirà più forte e legittimata.

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