La lega usa il pugno duro anche in Friuli Venezia Giulia

Messaggero Veneto
Sabato 16 giugno 2018

Mentre a Roma il ministro dell’Interno Matteo Salvini abbozza un cambio di rotta sull’immigrazione sulla pelle di 600 disperati, guadagnando l’improbabile plauso di Donald Trump, a Trieste si segue la linea. Su proposta dell’assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti, la Giunta Regionale ieri ha deliberato un taglio milionario al programma sull’immigrazione. Inoltre, per sottolineare il nuovo corso e la sua direzione, è stato deciso simultaneamente uno stanziamento di 50 mila euro per finanziare le operazioni di reimpatrio assistito dei migranti. Da Roma e Trieste giungono dunque segnali convergenti. Che non sono solo il frutto della sintonia tra i compagni di partito Salvini e Fedriga, ma rappresentano l’avvisaglia dei tempi nuovi. Tempi in cui i migranti, già oggetto di una lunga campagna di demonizzazione, saranno oggetto di drastiche azioni finalizzate a far recepire loro, e al popolo italiano, che l’aria è cambiata. L’ora della solidarietà, e delle misure concrete per promuovere l’inclusione sociale dei nuovi arrivati, è finita. Al suo posto, prende avvio una fase nuova in cui governo nazionale e regionale, in tandem, faranno tutto quanto in loro potere non solo per disfare il lavoro delle amministrazioni precedenti, ma soprattutto per veicolare un messaggio al mondo: per dirla con le parole di Salvini, “la pacchia è finita”. Le scelte fatte in questi anni a Roma come a Trieste per affrontare con umanità l’emergenza migranti cedono il posto a misure securitarie che considerano i loro destinatari come un gravame insopportabile per la società. Ogni gesto di attenzione nei loro confronti, ben simbolizzato dal programma dell’immigrazione varato dalla giunta Serracchiani, è definitivamente bandito. Finalmente entrata nella stanza dei bottoni, dopo avervi scacciato i “buonisti” del Partito Democratico, la Lega di governo intende caratterizzare il proprio operato con una linea intransigente nei confronti del fenomeno migratorio. Un fenomeno che il Carroccio ritiene necessario affrontare con pugno duro, evitando lassismi e mettendo al bando ogni sentimentalismo o spirito di solidarietà. Da tempo, la Lega considera l’immigrazione il problema numero uno che affligge il nostro Paese. Poco importa che ci sia un divario tra la percezione del problema, ingigantito da narrazioni antipatizzanti e da una torreggiante mole di luoghi comuni, e le sue effettive conseguenze sul tessuto sociale. La Lega ha deciso che l’immigrazione è il male assoluto e quindi ritiene inderogabile prendere provvedimenti. Ecco, dunque, Salvini chiudere i porti italiani alla nave Aquarius, e il suo luogotenente in Friuli Venezia Giulia cestinare un programma concepito per finanziare progetti finalizzati a favorire l’integrazione. Progetti che coinvolgevano spesso intere comunità, che hanno aperto le porte ai migranti con slancio ed empatia, senza pregiudizi né ostilità. Non è dato sapere se i migranti presenti in Fvg abbiano fiutato il cambiamento del vento, vale a dire se abbiano seguito come noi con palpitazione le recenti tornate elettorali. Di certo, con la decisione presa ieri dalla Giunta, chi non ha colto il cambio di registro se ne accorgerà molto presto.

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