La rivalità mai sopita che infiamma il Medio Oriente

Il Friuli
Venerdì 17 novembre 2017

Sabato 4 novembre tre avvenimenti sono venuti alla ribalta in Medio Oriente. A Riad, capitale dell’Arabia Saudita, un missile lanciato dallo Yemen veniva intercettato in aria prima che colpisse l’aeroporto. Frattanto, centinaia tra principi, ministri e businessman venivano messi in arresto nella stessa Arabia Saudita in quella che, ufficialmente, era annunciata come una maxi-operazione anti-corruzione. Nello stesso torno di tempo, il premier libanese Saad Hariri in diretta televisiva da Riad comunicava le sue dimissioni, giustificate dalle minacce ricevute (il padre, Rafik, è stato ucciso nel 2005 in un attentato la cui responsabilità è stata attribuita ad Hezbollah). È più che una coincidenza il fatto che tutte e tre queste notizie siano scaturite dall’Arabia Saudita. In tutti e tre i casi, infatti, si tratta di eventi legati alla storica rivalità tra il paese architrave del mondo sunnita, l’Arabia Saudita, e il caposaldo sciita dell’Iran. Lo Yemen è teatro da due anni e mezzo di una guerra originata dal colpo di mano dei ribelli sciiti Houthi, che secondo Riad sono manovrati dall’Iran in quella che, a tutti gli effetti, appare l’ennesima guerra per procura che si consuma nel mondo islamico. Gli arresti in Arabia Saudita sono frutto della volontà del principe ereditario Mohammed bin Salman di accentrare il potere nelle sue mani per poter meglio condurre l’offensiva politica, diplomatica e militare contro le mire espansioniste di Teheran. E il Libano, infine, è uno dei luoghi in cui il potere sunnita e quello sciita si scontrano, con il premier Hariri a rappresentare il primo e gli Hezbollah, alleati dell’Iran, epicentro del secondo. Questi tre episodi dimostrano che il Medio Oriente è in pieno fermento e uno scontro aperto è dietro l’angolo. Iran e Arabia Saudita sono ai ferri corti da sempre, ma mai come in questi giorni la loro rivalità avvelena l’intera regione. Con l’ormai imminente sconfitta dei militanti sunniti dello Stato islamico, la guerra civile siriana è ad un punto di svolta, a favore dell’asse sciita Damasco-Teheran sostenuto negli ultimi due anni dall’intervento opportunista della Russia di Vladimir Putin. L’Arabia Saudita, che ha finanziato la ribellione anti-Assad, scopre di aver scommesso sul cavallo sbagliato, e deve oggi misurarsi con un avversario sciita quanto mai forte. Anche in Yemen, il potere degli Houthi non è stato scalfito dall’intervento militare dell’Arabia Saudita. Che ora aumenta la posta, alimentando in Libano il rancore sunnita contro lo strapotere di Hezbollah e del suo patron iraniano. Furia e fiamme si propagano in Medio Oriente, senza prospettive di rasserenamento in vista.

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