La rivoluzione salviniana delle sindache anti-stranieri

Il Piccolo
Giovedì 18 ottobre 2018

Condensata nel motto “prima gli italiani”, la rivoluzione salviniana non ha come unici centri propulsori Roma e il governo nazionale. Il nuovo corso dell’Italia a trazione leghista vede come protagonisti anche altri livelli amministrativi e figure istituzionali, di cui i primi cittadini del Carroccio rappresentano la punta di lancia. Abbiamo detto primi cittadini, ma sarebbe più opportuno declinare l’espressione al femminile. Il crescendo nell’attuazione del disegno programmatico leghista è stato infatti esemplarmente posto in essere da due sindache, Anna Cisint di Monfalcone e Sara Casanova di Lodi. Le quali sono ricorse a strumenti ordinari, come i regolamenti comunali, per implementare politiche che prendono di mira i diritti dei cittadini stranieri, bersaglio di una campagna che vuole prosciugare la “pacchia” di cui questi ultimi avrebbero abusivamente beneficiato finora. Cisint è riuscita nell’impresa di escludere, con un mero atto amministrativo, una settantina di bimbi stranieri dai nidi e dalle materne di Monfalcone. È bastato introdurre, per fiat, un tetto del 45% di presenza straniera nelle aule per creare un inesorabile esubero di allievi di altre nazionalità, rimasti a casa. Stando a quanto dichiarato dal suo ideatore, il presupposto di tale provvedimento è che l’eccessiva densità di stranieri negli istituti pregiudichi la qualità del servizio formativo: troppi bambini che balbettano l’italiano, o non lo conoscono affatto, compromettono o ritardano l’acquisizione del linguaggio da parte dei fanciulli autoctoni. Si stabilisce così, implicitamente, che un ambiente multiculturale è portatore di disagi e generatore di disservizi. Il modo migliore per demonizzare una presenza, quella straniera, che in casi come quello di Monfalcone è un fatto ineludibile guidato da logiche economiche cogenti. Una realtà ferrea che Cisint ha pensato bene di eludere con un tratto di penna, la sua. A Lodi, si è compiuto un capolavoro non meno raffinato di ars leghista. Esigendo dalle famiglie straniere degli alunni delle scuole comunali un certificato che ne attesti redditi e patrimoni detenuti all’estero, e prescrivendo in caso di documentazione mancante o carente l’esclusione dalle tariffe agevolate per scuolabus e mensa, Sara Casanova ha istituito un vero e proprio sistema di apartheid, in cui chi è italiano ha accesso, anche a costo ridotto, a servizi scolastici accessori ma integrati nell’esperienza formativa complessiva quali lo scuolabus e la mensa, mentre chi è straniero, non è abbiente ed è impossibilitato a ottenere atti amministrativi complessi e costosi dal proprio consolato, vede la propria prole marginalizzata in un contesto cruciale per la crescita personale, sociale e culturale dei minori quale la scuola. L’offensiva delle sindache leghiste non può passare inosservata perché segna un’escalation nel piano nativista della Lega salviniana. La cui rivoluzione, cominciata sotto il segno del “prima gli italiani”, si sta consumando ora sotto la forma tangibile quanto odiosa del “fuori gli stranieri”. Bimbi inclusi.

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