La svendita dei diritti umani da parte dell’Occidente

Il Friuli
Venerdì 1 Febbraio 2019

Dal Qatar arriva una buona notizia, merce rara di questi tempi, accompagnata però da un risvolto tragico. Dopo sei giorni di negoziato a Doha tra emissari di Donald Trump e rappresentanti dei talebani, spunta la bozza di un’intesa per porre fine ad una guerra, quella in Afghanistan, che va avanti ormai da oltre diciassette anni ed è la più lunga mai combattuta dagli Stati Uniti nella loro storia. Ambedue le parti hanno fatto significative concessioni. Gli americani accettano di ritirare le loro truppe, quattordicimila uomini, entro diciotto mesi dalla sigla ufficiale dell’accordo. I talebani, in cambio, proclameranno e rispetteranno un cessate il fuoco, impegnandosi anche a non permettere che il territorio afghano venga utilizzato dalle formazioni jihadiste, al Qa’ida e Stato Islamico in primis, per pianificare attacchi contro gli Usa e gli alleati occidentali. Che poi è quello che successe vent’anni fa, quando l’Afghanistan, sotto il regno dell’Emirato Islamico dei talebani, ospitava Osama bin Laden che vi pianificò il mega-attentato dell’11 settembre 2001. Ci sarebbe da festeggiare, se non intravedessimo dietro questo patto i lineamenti di una nuova sciagura per il popolo afghano. Il ritiro americano prelude, di fatto, ad un ritorno al potere degli studenti coranici, che non avranno soverchie difficoltà a travolgere l’esperimento costituzionale in atto in Afghanistan dal 2002 e a installare in sua vece un nuovo governo retto dai principi intransigenti della legge islamica. Per chi, nel 2001, esultò per la caduta del regime più oscurantista della terra, capace di occultare le donne sotto i burka, impedire alle bambine di studiare e proibire la musica in quanto peccaminosa, l’accordo raggiunto a Doha suona come una beffa, se non come un tradimento. Se è comprensibile che gli Usa vogliano disimpegnarsi da un conflitto costato loro ben 932 miliardi di dollari e il sacrificio di oltre duemila soldati, lo è un po’ meno l’abbandonare al loro destino i milioni di afghani che in questi anni hanno abbracciato la democrazia e partecipato, non solo con il voto, al suo funzionamento. Quella raggiunta in Qatar è solo l’embrione di un’intesa che deve peraltro passare al vaglio del governo di Kabul, che i talebani considerano poco più che un fantoccio nelle mani dell’invasore straniero. Se l’amministrazione guidata da Ashraf Ghani acconsentisse, avallerebbe la propria estinzione. Anche per questo, è difficile salutare come positivi gli sviluppi di una vicenda diventata imbarazzante per un Occidente che, a parole, è paladino dei diritti umani ma poi li svende a chi non sa nemmeno cosa siano.

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