Migranti: finalmente parlano le autorità morali

Messaggero Veneto
Giovedì 21 giugno 2018

In questo clima surriscaldato dall’assalto populista ai migranti, giungono come un balsamo le dichiarazioni di due autorità morali come Papa Francesco e il presidente Mattarella. I quali scelgono la Giornata Mondiale del Rifugiato per intervenire su un tema che è ovunque al centro del dibattito pubblico e dell’agenda dei governi. Concedendo una rara intervista all’agenzia Reuters, il Pontefice abbandona ogni cautela per censurare le ricette con cui gli esecutivi di stampo populista stanno affrontando l’emergenza immigrazione. Il populismo, afferma Bergoglio, “non è la soluzione”. Il successore di Pietro richiama e approva la posizione della conferenza episcopale americana, che ha definito la politica della “tolleranza zero” dell’amministrazione Trump “contraria ai nostri valori cattolici”. Di fronte alle immagini che arrivano dal confine meridionale degli Stati Uniti, dove i figli degli immigrati irregolari sono separati dai loro genitori, i vescovi americani abbandonano ogni prudenza e condannano le scelte “immorali” della Casa Bianca, ricevendo l’approvazione della suprema autorità vaticana. Che sottolinea le convergenze tra la dottrina trumpiana e quella degli epigoni europei. I quali, a detta di Francesco, alimentano una “psicosi” collettiva che fa dei migranti il proprio bersaglio privilegiato e il cuore di una strategia del consenso che funziona ma a scapito dei principi di solidarietà che dovrebbero informare le politiche di nazioni cristiane. Politiche che peraltro, aggiunge il Papa, appaiono poco lungimiranti se rapportate al “grande inverno demografico” che caratterizza il Vecchio Continente. Senza immigrati, suggerisce il Pontefice, l’Europa “diventerà vuota” come le sue culle. Pur senza nominarlo espressamente, il Papa prende di mira il nostro ministro degli Interni e la sua decisione di chiudere i porti italiani alle navi delle Ong. “Io credo”, è il pensiero di Francesco, “che tu non possa rigettare le persone che arrivano. Devi riceverle, aiutarle, prenderti cura di loro, accompagnarle e quindi vedere dove sistemarle, ma in tutta l’Europa”. Con quest’ultima affermazione, il Papa mostra di essere un attento osservatore della dialettica politica italiana ed europea. La quale, in questo momento, è concentrata sulla ricerca di una soluzione comunitaria al fenomeno migratorio. Il vertice convocato dall’Ue domenica prossima vedrà il nostro governo sedere accanto a quello degli altri Grandi d’Europa – Germania, Francia e Spagna – e a quelli dell’attuale titolare del semestre di presidenza dell’Unione, la Bulgaria, e dell’Austria che la assumerà il 1 luglio. Sarà l’occasione per studiare un approccio comune al problema da sottoporre poi all’attenzione dei 28 membri dell’Unione che si riuniranno in sede di Consiglio Europeo i prossimi 28 e 29 giugno. Anche se non sarà facile pervenire ad un accordo, alla luce della ferrea opposizione del gruppo Visegrad e dell’Austria, e dei malumori in seno al governo tedesco, il nostro esecutivo spinge in questa direzione. Dal primo momento in cui si è insediato a Palazzo Chigi, il primo ministro Conte ha sottolineato come quello migratorio sia un problema che deve essere affrontato congiuntamente dai Paesi europei. Ed è su questo punto che ruota il messaggio di Mattarella. Il quale, in primo luogo, enfatizza come l’Italia “contribuisce al dovere di solidarietà, assistenza e accoglienza nei confronti di quanti, costretti a fuggire dalle proprie terre, inseguono la speranza di un futuro migliore”. L’Italia, ricorda Mattarella, “si conforma alle norme del diritto internazionale relative all’accoglienza di coloro che hanno diritto a protezione”. Allo stesso tempo, il presidente sollecita l’Ue a “intervenire nel suo insieme, non delegando solamente ai Paesi di primo ingresso l’onere di affrontare le emergenze”. L’inquilino del Quirinale fornisce dunque un assist al nostro primo ministro, e guarda speranzoso all’esito del prossimo Consiglio Europeo. Che, viste le circostanze, potrebbe rappresentare l’ultima opportunità per formulare una politica europea in materia di accoglienza. Papa Francesco e il presidente Mattarella ci credono. Non si può dire altrettanto per il vicepremier Salvini. Che se guarda a Bruxelles, lo fa per invocare la chiusura dei confini.

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