Noi e la Nato: la sicurezza si deve pagare

Il Friuli
Venerdì 27 luglio 2018

L’11 e il 12 luglio a Bruxelles si è tenuto uno dei vertici Nato più tesi della sua storia. Il motivo è noto. Dall’elezione di Donald Trump, le relazioni transatlantiche si sono avviate in un nuovo corso burrascoso. Europa e Stati Uniti, alleati di ferro per settant’anni, ora fanno fatica a dialogare a causa delle intemperanze del presidente Usa, convinto che il Vecchio Continente approfitti della generosità americana per assicurarsi una difesa all’avanguardia ma coperta dai contribuenti americani. Trump, che in campagna elettorale aveva gettato l’Europa nella prostrazione definendo la Nato un’organizzazione “obsoleta”, ha un pallino: costringere gli altri 28 membri dell’Alleanza a spendere almeno il 2% del proprio Pil nel comparto difesa. Non si tratta di farina del sacco del magnate, ma di un impegno preso solennemente dall’Alleanza Atlantica nel vertice del Galles del 2014, quando tutti e i 29 si sono impegnati a raggiungere quella soglia entro dieci anni. Ma Trump ha fretta e non ha nessuna intenzione di attendere un’altra decade. Non è possibile, sostiene il capo della Casa Bianca, che gli Usa si facciano carico della maggior parte delle spese per la difesa dell’Occidente mentre gli alleati lasciano bruscolini nei bilanci militari e spendono e spandono in welfare. Il messaggio di Trump è arrivato forte e chiaro alle cancellerie del Vecchio Continente, preceduto da una lettera indirizzata a tutti i capi di governo e ministri della difesa nella quale The Donald reiterava cortesemente la richiesta di destinare il 2% del Pil alla difesa. Il puntiglio del presidente americano non è sbagliato: l’Alleanza Atlantica è nata essenzialmente per difendere l’Europa e assicurarle il soccorso degli Stati Uniti in caso di aggressione da est. Dal 1949, anno della sua istituzione, la Nato ha funto da formidabile deterrente nei confronti delle mire dell’Unione Sovietica. Con la caduta del Muro di Berlino, molti si sono domandati cosa sarebbe rimasto di un’organizzazione militare che aveva perso la sua ragion d’essere. Ma la Nato conobbe un processo evolutivo che la vide partecipare a varie missioni fuori area, la più importante delle quali è stata in Afghanistan. Il contributo della Nato ai processi di peace-keeping e peace-enforcing in giro per il mondo potrebbe essere il viatico per assicurarle un futuro. Tanto più che la sua missione storica, la difesa dalla Russia, è tornata prepotentemente alla ribalta dopo l’invasione della Crimea del 2014 e il successivo inizio delle ostilità nel Donbass. L’Europa è ora chiamata ad una scelta difficile: venire incontro alle richieste americane e destinare una quota maggiore dei propri magri bilanci alla difesa, o attendersi che l’America non sia più così pronta a garantire la nostra sicurezza. E la Russia sta a guardare.

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