Nuove Vie della Seta: il cavallo di Troia ideato dalla Cina

Il Friuli
Venerdì 15 Marzo 2019

di Marco Orioles

Obiettivo: connettere, con una serie di monumentali infrastrutture, la Cina ai mercati che contano, quelli maturi del Vecchio Continente e quelli emergenti di Asia centrale e sudorientale, Medio Oriente, Africa. Budget: 900 miliardi di dollari. Adesioni: una settantina di nazioni, in un numero destinato a lievitare ulteriormente. La “Belt and Road Initiative” (Bri), meglio nota come “nuove Vie della Seta”, non è solo un insieme monstre di progetti infrastrutturali. È la rappresentazione plastica delle ambizioni di un Paese, la Repubblica Popolare, saldamente avviata verso una nuova e dirompente fase imperiale. Con l’Italia destinata ad essere, con i porti di Trieste e Genova, il terminale naturale di sei corridoi, due marittimi e quattro terrestri, che consentiranno alle merci di viaggiare in entrambe le direzioni. Vista sotto questa luce, l’iniziativa lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013 sembra portatrice di grandi vantaggi per noi, che in Cina esportiamo meno di quanto facciano i nostri partner Ue. Ma se l’Italia davvero, come sembra, sarà il primo Paese del G7 e la prima grande economia europea ad aderire alla Bri, sta cercando guai seri. Messi subito in evidenza dai puntuali moniti arrivati da Washington e Bruxelles, preoccupati per una mossa imprudente che ha ovvie ricadute geopolitiche. Non è infatti alla sola intensificazione degli scambi sull’asse Asia-Europa che punta il Partito comunista cinese. Pechino mira a inglobare l’Europa in una sua personalissima sfera d’influenza, allontanandola contestualmente dal sentiero tradizionale della comunità euroatlantica e, dunque, dalla lealtà nei confronti dell’impero a stelle e strisce. Con la lusinga di maggiori esportazioni, che porterà invece ad un’ulteriore colonizzazione commerciale e alla riduzione all’obbedienza, la Cina ha in mente di ridisegnare l’ordine mondiale a sua immagine e somiglianza, subordinandolo agli imperativi del regime: garantire la crescita economica e, dunque, la stabilità sociale, tenendo al riparo il Paese da tentazioni controrivoluzionarie. Il Memorandum of Understanding che regolamenterà la nostra adesione alla Bri e che in questi giorni è oggetto, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, delle ultime limature, assomiglia tanto ad un cavallo di Troia: la via perfetta, sotto le innocue sembianze di ponti, ferrovie, strade e oleodotti, per l’approfondimento della penetrazione cinese in Europa. Altro che Tav.

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