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Perché l’ISIS ha scelto Bruxelles

Pubblicato il 23/03/2016 - Il Friuli

Lo Stato islamico ha eletto Bruxelles per infliggere il secondo colpo mortale all’Europa. Non è una scelta casuale: il Belgio, oltre ad ospitare le istituzioni dell’Unione Europea, è il Paese che ha fornito un elevato numero di combattenti al jihad di al Baghdadi. Secondo il calcolo di un analista, su mille musulmani residenti in Belgio, quasi uno ha scelto di partire per gettarsi nella mischia della guerra santa, e dal computo sono esclusi coloro che non sono emigrati ma simpatizzano più o meno apertamente per questa impresa efferata. Bruxelles è inoltre la città di Salah Abdeslam, responsabile della logistica ed ultimo sopravvissuto del commando che ha colpito Parigi lo scorso 13 novembre. Che la caccia a Salah si sia conclusa con la cattura nel suo quartiere, Molenbeek, 90 mila abitanti e 22 moschee, la dice lunga sulla rete di complicità di cui gode il movimento jihadista nella capitale belga. Rete al cui interno, quasi sicuramente, è maturata anche l’azione che ha insanguinato Bruxelles martedì. Ma questo fenomeno non coinvolge purtroppo solo il Belgio, perché la militanza nel jihad califfale ha attirato giovani musulmani di tutto il Continente e le idee di cui si nutre il progetto eversivo di al-Baghdadi ereditano un secolo di elaborazione fondamentalista che ha sedotto molti, troppi musulmani. Gli attentati di Bruxelles confermano inoltre che il califfato si è dotato di un dipartimento dedicato alle azioni esterne, che seleziona i miliziani provenuti dall’Europa dando loro mandato di organizzare colpi sofisticati nei loro Paesi d’origine coordinandosi coi fiancheggiatori autoctoni. L’attacco di Parigi aveva dato i natali al fenomeno dei “pendolari del jihad”, europei che dopo aver lasciato il continente per combattere in Siria ed Iraq vengono incaricati di tornare indietro per formare, in combutta con chi è rimasto sul posto, cellule pronte ad entrare in azione. Lo Stato islamico ha compiuto così un salto di qualità nella sua strategia di aggressione al Vecchio Continente, finalizzata a punirlo per il suo coinvolgimento nella coalizione contro il califfato guidata dagli Stati Uniti. Dopo la stagione dei “lupi solitari”, che sceglievano di entrare in azione senza un mandato dall’alto, siamo passati alla fase degli “attacchi diretti”, pianificati nel califfato e portati a compimento da emissari del califfato con passaporto europeo. La relazione dei servizi segreti italiani trasmessa al Parlamento poche settimane fa metteva in chiaro questo punto: lo Stato islamico ha ormai deciso di prendere di mira l’Europa con azioni spettacolari, attuate da uomini ben addestrati, falangi al cui interno vi sono quasi esclusivamente individui nati, cresciuti e radicalizzatisi nel Vecchio Continente. asset di enorme valore nell’arsenale terroristico di cui beneficia il movimento jihadista. Persone che, dopo essersi distinte nei combattimenti nel Siraq, attraversano impunemente il Mediterraneo ed i confini dell’Unione per mettere a segno i piani loro assegnati, umiliando le nostre intelligence e mettendone in rilievo gli enormi deficit in termini di volontà di cooperazione. Se vogliamo evitare un nuovo bagno di sangue in Europa sarà dunque necessario superare le rivalità tra i diversi organismi preposti alla sicurezza per fermare i piani dei jihadisti prima che sia troppo tardi. Ma la battaglia vera è a lungo termine: è quella per neutralizzare l’ideologia di morte che si è propagata in tutta l’Europa, il salafismo-jihadista. Veicolata in innumerevoli moschee più o meno clandestine, gruppi di preghiera e conventicole di amici e parenti, trasmessa non stop nella rete e sui social network, l’ideologia venefica che ha trasformato molti musulmani europei in ingranaggi di una macchina di morte deve essere smascherata, sconfessata e sconfitta dai musulmani moderati di tutto il Continente. Perché il futuro dell’Europa deve essere la convivenza pacifica con gli immigrati di fede islamica e con i loro figli, e non una lunga e penosa conta dei morti.

BelgioEuropaIl FriuliIsisjihadismo
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