Piano migranti contro le fobie

Il Piccolo
Mercoledì 6 settembre 2017

Se anche un uomo equilibrato come il ministro dell’Interno Marco Minniti ha temuto per la “tenuta della nostra democrazia” a fronte degli incessanti sbarchi di migranti, significa che in Italia abbiamo un problema. Si chiama integrazione dei cittadini stranieri, ed è un tema ineludibile per un Paese che accoglie oltre cinque milioni di immigrati e un numero crescente di richiedenti asilo. Basta frequentare i social network per accorgersi che tra gli italiani serpeggia il malcontento, e che non siano pochi coloro che esprimono rigurgiti xenofobici. Al di là del disagio nello scoprire che l’Italia, già terra di emigrazione, sia divenuta improvvisamente immemore del razzismo che ha afflitto intere generazioni di italiani all’estero, è nei fatti che il nostro Paese sia male attrezzato nell’affrontare un fenomeno epocale qual è l’immigrazione straniera. Siamo alle prese con una trasformazione che turba l’immaginazione del Belpaese per via di due sue dimensioni, una quantitativa e una qualitativa. Ci sono, anzitutto, i numeri di un’emergenza che, come la mobilitazione dei nostri sindaci dimostra, sta diventando ingestibile politicamente oltre che dal punto di vista delle risorse. Ma è la seconda dimensione quella che appare come la più rilevante. Se i flussi migratori suscitano in molti inquietudine è per via del timore nei confronti della diversità culturale di cui i migranti sono portatori. Specialmente nel caso di coloro i quali hanno un background islamico, l’allarme che risuona nelle case degli italiani è rappresentato dalla paura che i nuovi arrivati siano inassimilabili. Che i loro valori e mentalità cozzino con quelli degli autoctoni. L’odioso stupro di Rimini, tanto per fare un esempio, ha trasformato in certezza l’idea che i musulmani siano predisposti a maltrattare le donne, proiettando sui loro corpi le ombre di una concezione del rapporto dei sessi patriarcale e retrograda. Questi elementi di criticità rischiano, alla lunga, di minare la convivenza tra i diversi gruppi sociali ed etnici che risiedono nel nostro Paese. L’insofferenza, unita a fobie più o meno giustificate, non può essere la ricetta con cui preparare l’Italia multicolore che sta prendendo forma sotto i nostri occhi nel nuovo millennio. È per questo motivo che il nostro governo ha il dovere di non chiudere gli occhi di fronte a tale realtà e di predisporre azioni mirate, affinché si venga incontro al disagio degli italiani e se ne fughino i più reconditi timori. La buona notizia è che una misura di questo genere è pronta. Si chiama “Piano per l’integrazione”, lo sta preparando il Viminale e, nelle intenzioni dell’esecutivo, decollerà a metà settembre. Il provvedimento prevede una serie di accorgimenti finalizzati a favorire l’inclusione sociale degli stranieri ma anche, ed è questa la novità, a far sì che essi apprendano gli elementi di base di ciò che l’Italia è e rappresenta, con il suo patrimonio di civiltà. A fianco dei corsi di lingua e dell’avviamento al lavoro, sono dunque previsti interventi di mediazione culturale finalizzati a trasmettere ai richiedenti asilo nozioni di base sulle regole necessarie per essere accolti ed accettati come buoni cittadini di questo Paese. Come spiega il sottosegretario Domenico Manzione, il presupposto di fondo è garantire “che gli stranieri siano consapevoli delle nostre leggi e si impegnino a rispettarle, ma che lo stesso facciano per le regole del vivere civile e soprattutto per i valori sui quali si fonda l’Italia”. In questo modo, dunque, verrebbe meno ogni alibi per il migrante, e anche un equivoco concetto di tolleranza in base al quale sarebbe nostro dovere rispettare ogni diversità, anche quando confliggono inesorabilmente con le norme condivise dalla maggioranza. Lo sforzo del nostro governo va premiato perché pone fine, ed era ora, a decenni di relativismo culturale. È giunta l’ora di dire che non vi è arroganza nell’esigere dagli immigrati il rispetto delle norme basiche della convivenza. E di convincerci che la società multietnica non può sorgere senza una elaborazione consapevole e sforzi adeguati. Nel dare forma a percorsi di cittadinanza, il governo farà un gran servizio agli italiani di antico e nuovo insediamento. Togliendo ogni scusa ai razzisti.

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