Il post-moderno che diffida di esperti e scienziati

Messaggero Veneto
Sabato 9 settembre 2017

L’anno scolastico che si apre lunedì inizia con una funesta polemica, legata alla reintroduzione dell’obbligo vaccinale. Come testimonia la moratoria inizialmente chiesta dalla Regione Veneto, il provvedimento è stato accompagnato da preoccupanti controversie. Non che le argomentazioni mosse dai no vax nei riguardi di una misura ritenuta liberticida siano completamente insensate. Solo in casi precisamente delimitati uno Stato liberale può emanare norme obbligatorie e coartare coloro che avanzano obiezioni di coscienza. Ma poiché il caso dei vaccini è proprio uno di questi, la strenua opposizione dei no vax merita una ponderata analisi. Se una fetta non irrisoria di popolazione – stimata da alcuni sondaggi intorno al 20% – nutre dubbi nei confronti dei vaccini obbligatori lo si deve a due fenomeni che definiscono i nostri tempi: il dilagare delle fake news e lo scetticismo nei confronti degli esperti. Pur rigettata in blocco dalla comunità scientifica, la tesi secondo cui i vaccini presentano controindicazioni anche severe –vedi il legame con l’insorgere dell’autismo – ha fatto presa nell’immaginazione popolare. Se ciò è successo è perché oramai molti si informano prevalentemente o esclusivamente via social network, vale a dire in non-luoghi in cui dilagano notizie con fonti improbabili ma soggette a diffusione virale a causa del loro contenuto emotivo. Non che si tratti di un fenomeno nuovo: da sempre le dinamiche dell’opinione pubblica sono influenzate da voci che acquistano un’aura di autorevolezza man mano che progredisce la loro circolazione. Ma con l’avvento della società moderna, e la conseguente diffusione dell’informazione scientifica tramite i circuiti della comunicazione di massa, aveva posto un argine a simili meccanismi. “Lo dice la televisione” era una certificazione sufficiente in una stagione in cui il medium per antonomasia era vincolato, nella produzione dei suoi contenuti, a precisi codici di condotta. “Lo dice Facebook” al contrario non garantisce alcunché, come ben sanno Marc Zuckerberg, che ha da poco avviato una campagna di contrasto alle fake news, e la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, che ha annunciato una lotta senza quartiere ai gruppi Fb che diffondono una perniciosa contro-informazione sui vaccini. Il secondo cortocircuito cui si lega l’ostilità ai vaccini è il venir meno della fiducia nei confronti degli esperti, in questo caso scienziati e medici. Lo dimostra lo pseudo-argomento secondo cui l’obbligo vaccinale deriverebbe dalla volontà di Big Pharma di trasformare l’Italia in un gigantesco laboratorio ed in una fonte di immensi guadagni. Che si tratti di illazioni nulla toglie al problema di fondo, che è la delegittimazione di saperi di cui il cittadino possiede poche e vaghe cognizioni. In una società complessa sono innumerevoli i sistemi, dai trasporti all’alimentazione, in cui siamo costretti a fare affidamento su esperti di ogni tipo. Non farlo implica la paralisi. Fake news e diffidenza verso gli esperti sono le ombre della post-modernità, che rischiano di far crollare certezze consolidate come gli irrinunciabili vantaggi dei vaccini.

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