Progetto Amad dell’Iran: lo scheletro nel sottoscala

Il Friuli
Venerdì 4 maggio 2018

Con il senso dello spettacolo che lo caratterizza, Benjamin Netanyahu ha presentato davanti alle telecamere della tv nazionale “uno dei più grandi risultati di intelligence dello Stato di Israele”. Parlando in inglese affinché il suo messaggio si riverberasse immediatamente nel mondo, il premier israeliano ha illustrato, con tanto di presentazione Power Point, quelli che ha chiamato gli “archivi atomici” dell’Iran Si tratta di 55 mila pagine stampate e 183 compact disc che le spie dello Stato ebraico avrebbero scoperto nel febbraio 2016 e trafugato lo scorso gennaio, secondo quando confidato al New York Times da un funzionario di intelligence israeliano, da una “casa cadente” del quartiere di Shourabad a Teheran. I documenti riguarderebbero quello che gli iraniani hanno chiamato “progetto Amad” e conterrebbero le informazioni e le procedure necessarie per fabbricare ordigni atomici e montarli su vettori. “Possiamo ora provare”, ha detto Netanyahu, “che il progetto Amad era un programma globale per disegnare, costruire e testare delle armi nucleari. (…) Possiamo anche provare che l’Iran sta segretamente custodendo i materiali del Progetto Amad per usarli in un momento di sua scelta per sviluppare armi nucleari”. Secondo Netanyahu, sebbene l’Iran abbia sospeso il proprio programma nucleare clandestino nel 2003, come acclarato dall’intelligence Usa e confermato dall’IAEA, il progetto Amad sarebbe proseguito sotto la direzione di uno scienziato iraniano, Mohsen Fakhrizadeh, e portato avanti da un’agenzia chiamata Sapan. È quanto basta a Netanyahu per affermare che l’Iran “stava sfacciatamente mentendo quando disse che non ha mai avuto un programma per armi nucleari”. Ciò che preme a Bibi è sottolineare che dell’Iran non ci si può fidare, nonostante abbia firmato nel 2015 il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpoa) e promesso, entrando nel patto di non proliferazione, di non costruire mai ordigni atomici. La scoperta del Progetto Amad in un sottoscala di Teheran consente a Netanyahu di concludere che anche “dopo l’accordo (del 2015), l’Iran ha continuato a preservare ed espandere il suo programma per le armi nucleari per usi futuri”. Sebbene non si possa parlare di una “pistola fumante” che dimostri come l’Iran sia in violazione dei termini del Jcpoa, i materiali esibiti da Netanyahu non fanno altro che confermare, agli occhi degli americani, che l’Iran non si sta comportando in modo trasparente. Non a caso il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha detto che “il deal non è stato costruito su fondamenta di buona fede o trasparenza. È stato costruito sulle bugie iraniane”. Pompeo ha avversato l’Iran deal sin dal principio, e ora senz’altro spingerà il suo capo alla Casa Bianca a reintrodurre alla scadenza del 12 maggio le sanzioni punitive contro l’Iran. Demolendo il Jcpoa.

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