Quei colpi di scena cancellando i diritti

Messaggero Veneto
Martedì 4 dicembre 2018

Da Roma a Codroipo, soffia un vento pesante in questo Paese. Per i migranti, neoarrivati o integrati che siano, il barometro politico segna tempesta. Ovunque sia al potere, la destra populista sforna provvedimenti controversi che ledono i diritti degli stranieri. Gli effetti del decreto immigrazione e sicurezza voluto dal vicepremier Matteo Salvini si stanno dispiegando in queste ore: già eseguite le prime espulsioni dai centri di accoglienza di uomini, donne e bambini titolari di protezione umanitaria. Lo prevede il decreto: fuor tutti, dunque, anche neonati e malati. L’atmosfera romana contagia le amministrazioni periferiche ed ecco che, nel piccolo compendio dell’universo chiamato Friuli Venezia Giulia, sindaci e giunte fanno a gara a chi meglio esegue lo spartito del “prima gli italiani”. Per volontà di Anna Cisint, primo cittadino di Monfalcone, gli asili della città dei cantieri accettano da quest’anno solo il 45% di bimbi stranieri e non più. Gli altri, la quota “eccedente”, sono rimasti a casa, con buona pace della Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. Gelosa della sua primazia, Trieste ha fatto altrettanto, ma con un sovrappiù: soglia di tolleranza abbassata al 30% e crocifisso obbligatorio in tutte le aule, tanto per ricordare chi comanda qui. Due giorni fa, a Udine gli esercenti hanno chiesto, e ottenuto dal Comune accondiscendente, la rimozione delle panchine di Piazzetta del Pozzo, usate abitualmente dai richiedenti asilo: l’allestimento di un presepe è sembrato incompatibile con quella presenza irritante, così estranea alle nostre tradizioni. La ciliegina sulla torta ce la offre Codroipo, dove una modifica al regolamento comunale delle scuole d’infanzia mette al bando bambolotti dalla pelle scura e strumenti musicali di altre culture: sai mai che i nostri bianchissimi bambini ne siano turbati e la loro identità gravemente compromessa già in tenera età. Iniziative diverse, di amministrazioni differenti, tutte sotto un denominatore comune: la volontà di non far sentire gli stranieri troppo a loro agio. Di sottrarre loro spazi che spetterebbero, di diritto, agli italiani. Fin dove si spingerà, questa ossessione per l’identità, non è dato sapere. Per ora, i sondaggi dicono che la linea paga. Che i provvedimenti anti-stranieri gonfiano le vele dei populisti. Facile immaginare, perciò, un’escalation. Che la gara a chi, con un tratto di penna, cancella diritti prosegua con altri colpi di scena. Che atterreranno in un Paese rimasto senza opposizione né voce per protestare. Sotto un vento pesante.

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