Salvini e i migranti. La partita vera è in Europa

Il Piccolo
Domenica 27 Gennaio 2019

La richiesta del Tribunale dei Ministri di Catania di processare Matteo Salvini per la vicenda della Diciotti si intreccia, non solo da un punto di vista cronologico, con l’ultima crisi umanitaria al largo delle nostre coste, quella della Sea Watch con il suo carico di vite strappate ai flutti del Mediterraneo. In ambedue i casi, ritorna in primo piano la politica migratoria plasmata dal leader del Carroccio, fautore della chiusura dei porti alle navi delle Ong e promotore di un braccio di ferro con i partner Ue accusati di non assumersi le loro responsabilità nella gestione del fenomeno migratorio. È nell’aula del Senato, chiamato a fornire o meno l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, che le scelte del ministro diverranno oggetto di confronto tra le forze politiche. Palazzo Madama dovrà stabilire se l’accusa di sequestro di persona aggravato mossa nei confronti del titolare degli Interni sia plausibile o se, invece, sia frutto di un’invasione di campo della magistratura. Sul destino del ministro influiranno, in ogni caso, i calcoli politici dei partiti, M5S in primis. Per i senatori pentastellati la prova si preannuncia ardua, dovendo essi decidere se attenersi alla linea giustizialista delle origini, e consegnare così Salvini all’ordalia del processo, o se assicurare la vita di un governo che, con il ministro alla sbarra, vedrebbe senz’altro la fine. E se il capo politico, Luigi Di Maio, è schierato col collega vicepremier, bisogna mettere in conto i mal di pancia dei dissidenti grillini, ostili al pugno duro di Salvini verso i migranti. L’incognita del voto dei seguaci di Fico è destinata tuttavia ad incidere poco: a compensarla ci penseranno i senatori di Forza Italia e di Fratelli d’Italia, tutt’altro che insoddisfatti delle politiche del Viminale. Ma non sarà né il Senato né un’eventuale aula di Tribunale a pronunciare l’ultima parola sulle scelte dell’esecutivo sulle migrazioni. La partita decisiva si gioca in Europa, che è il vero bersaglio dei ricatti umanitari di Salvini. Come evidenziò il caso della Diciotti, e ora quello della Sea Watch, il governo mira a far esplodere le contraddizioni di un continente che, se a parole difende i principi umanitari, coi fatti esprime una chiusura verso i migranti non dissimile a quella dell’Italia gialloverde. Se però l’obiettivo è imporre agli altri membri Ue la redistribuzione automatica di quanti sbarcano in Italia, le più recenti manovre elettoralistiche della maggioranza mostrano tutta l’incoerenza con cui questa strategia viene perseguita. Le scintille con la Francia accusata di neocolonialismo, e quelle con la Germania sul trattato di Aquisgrana, non sono certo propedeutiche ad un accordo europeo su un tema, quello delle migrazioni, che richiederebbe un paziente lavoro di tessitura diplomatica già compromesso, peraltro, dai veti dei Paesi di Visegrad alleati di Salvini. Non sarà la prospettiva di un processo a far cambiare idea sui migranti al ministro dell’Interno. Ci penserà un’Europa sempre più ostile a lui e al suo governo a convincerlo della necessità di cambiare approccio.

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