Se la tradizione diventa un dogma

Messaggero Veneto
Mercoledì 20 Marzo 2019

di Marco Orioles

Cosa abbia subito, la minore pordenonese sottratta alla madre e ad un patrigno violenti, lo dovranno accertare gli inquirenti. Le motivazioni del provvedimento sono però sufficienti a farci intuire le pressioni psicologiche da lei vissute a causa della pretesa di una conversione all’islam, la fede dell’uomo abbracciata anche dalla madre. Aspirazione trasformatasi in incubo, per una minore cresciuta con tutt’altri riferimenti e niente affatto bramosa di avviarsi in un percorso di fede così distante dai sentimenti tipici della condizione giovanile. La religione, si sa, è uno degli elementi della tradizione che più di altri ha accusato il colpo della modernità. Non è tramontata, ma pesa sempre meno nelle scelte e negli orientamenti di valore di una popolazione ormai secolarizzata. Questo distacco assume maggiore visibilità nelle fasce più giovani, praticamente assenti nelle chiese e a ranghi ridotti anche nelle comunità di minoranza. L’islam, tuttavia, offre certezze in campo morale che per molti fedeli rappresentano un ancoraggio gradito in una società dominata da legami deboli. Il rischio tuttavia è dietro l’angolo: è quello di trasformare un retaggio in dogma. E di spostarlo dall’ambito della scelta a quello dell’obbligo. Se tutto ciò viene proiettato sulla fragile volontà di un minore, il risultato è quasi sempre la coercizione. Cui può seguire, purtroppo, la violenza, anche psicologica. La sorte di questa ragazza è dunque emblematico di tempi in cui la religione è passata dal campo del dovere a quello della libertà. Una libertà da assumere senza condizionamenti, di nessun tipo.

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