Sui migranti indietro tutta

Il Piccolo
Mercoledì 18 aprile 2018

Con le elezioni regionali alle porte, i candidati alla presidenza sfruttano ogni occasione per far conoscere il proprio pensiero e il programma di governo. Così l’altro giorno il candidato della Lega Massimilano Fedriga, intervenendo ad un incontro a sostegno del candidato Ignazio Vania, ha rivelato la sua personale visione del mondo e ha fatto luce su ciò che intenderà fare, se eletto, con i migranti giunti qui in questi ultimi anni. “Superare l’accoglienza diffusa”, è il motto di Fedriga, in favore di “centri dove trattarli sì con rispetto, ma senza lasciarli circolare liberamente sul territorio”. Prendiamo dunque atto che, qualora fosse eletto presidente, Fedriga smantellerebbe un sistema che ha dimostrato di funzionare, pur tra qualche frizione, e farebbe fare un passo indietro a tutto il sistema dell’accoglienza che la nostra Regione e i nostri Comuni hanno approntato. L’ostilità all’accoglienza diffusa è tema che è già da tempo al centro del discorso leghista. Ogni qual volta un Comune annunciava l’arrivo sul proprio territorio di qualche migrante, gli esponenti di quel partito, spalleggiati da altre formazioni politiche, hanno levato gli scudi e aizzato la cittadinanza contro l’amministrazione comunale. Rimane celebre il caso di Grado dell’anno scorso, dove quando il sindaco approvò un progetto di accoglienza per una decina di richiedenti asilo in arrivo da Gradisca, le opposizioni si mobilitarono e costrinsero le forze dell’ordine a presidiare un consiglio comunale assediato da centinaia di cittadini inferociti. Insomma, il pregiudizio verso l’accoglienza diffusa da parte della Lega e di altre forze politiche contigue non è una novità ma un tratto costitutivo di una parte politica che, se arriverà alla prova del governo, non mancherà di passare ai fatti. Come lo farà è tutto da capire. Dalle parole di Fedriga sembra che si tornerà al modello precedente, ossia l’accoglienza concentrata in pochi centri destinati ad ospitare centinaia di richiedenti asilo e rifugiati. Siti dove, precisa Fedriga, ai migranti sarà assicurato il “rispetto” dovuto loro, “ma senza lasciarli circolare liberamente sul territorio”. Non è dato sapere se Fedriga pensi ad una sorta di stato di reclusione, ma è intuibile che la verità non è lontana da qui. Per Fedriga, d’altronde, i migranti sono una minaccia alla sicurezza che deve essere affrontata con il dovuto rigore, anche impedendo a questi soggetti di mescolarsi con la popolazione residente. Fedriga, infatti, ha una personalissima concezione delle relazioni tra i gruppi etnici e l’ha palesata nell’incontro di cui sopra: la sua candidatura, ha detto il leghista, nasce per promuovere un “progetto di società con un’identità, una storia, una cultura, un’appartenenza e con la famiglia come nucleo fondamentale. Gli altri vogliono che non esistano più comunità bensì una marmellata, un miscuglio tra culture”. Queste pillole del Fedriga-pensiero rivelano molte cose su quale sia il mondo ideale per il candidato leghista: un paradiso monoculturale, dove le tradizioni sono intoccabili e i contatti con gli stranieri impuri e pericolosi. Da evitare perché, quando le relazioni tra autoctoni e non si intensificano, nasce quel che Fedriga ha definito una “marmellata, un miscuglio tra culture”. Gli antropologi lo chiamano acculturazione, ed è un processo in base al quale il contatto tra culture genera un’ibridazione, una condizione nuova in cui le due culture in contatto si arricchiscono e fecondano reciprocamente. Questo è un processo che ha caratterizzato ininterrottamente la storia del mondo e delle relazioni tra i popoli. Non esiste oggi sul nostro pianeta una cultura che possa definirsi omogenea internamente e non “contaminata”. Dichiararsi ostile a ciò che è la norma della condizione umana non è un ottimo biglietto da visita per un candidato alla presidenza della nostra Regione. Se c’è una cosa spiacevole è che, a partire da maggio, la Regione Friuli Venezia Giulia possa essere guidata da un uomo che disconosce la complessità delle interazioni umane e ha una scarsa considerazione della ricchezza apportata dai centomila stranieri regolarmente residenti nella nostra regione.

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