Turchia, la vittoria del ‘sultano repubblicano’

Il Friuli
Venerdì 29 giugno 2018

Una vittoria netta, con il 53% dei suffragi personali nelle elezioni presidenziali e oltre il 40% per il suo partito, l’AKP, in quelle parlamentari. Recep Tayyip Erdogan ottiene un secondo mandato come presidente della Turchia e, grazie all’alleanza elettorale con i Lupi Grigi, conquista pure la maggioranza parlamentare. Non era un esito scontato, sebbene non si possa parlare di una sorpresa: sono state elezioni tutt’altro che libere, con i media imbavagliati e il leader della principale forza di opposizione – quella del partito curdo – dietro le sbarre, costretto a fare campagna elettorale a colpi di dirette Twitter. D’ora in poi, tutto cambierà in Turchia. La riforma costituzionale dell’anno scorso, varata a seguito di un controverso referendum vinto per un soffio, concede poteri pressoché assoluti al capo dello Stato. Che non ha bisogno del voto di fiducia del Parlamento. E non eserciterà più l’azione di governo in condominio con il premier, figura abolita dalla riforma. Come hanno sottolineato molti osservatori, si inaugura in Turchia la stagione del “sultano repubblicano”. Un uomo solo al comando reggerà per i prossimi cinque anni le sorti del paese, controllando persino la magistratura, asservita al suo volere. La deriva autoritaria della Turchia si accompagna anche ad un netto cambiamento dei suoi orientamenti geopolitici. Anche a causa degli errori europei, la Turchia ha smesso da tempo di guardare al Vecchio Continente e di coltivare il sogno di un ingresso nel blocco politico ed economico che fa capo a Bruxelles. Da quando ha conquistato il potere, nel lontano 2003, Erdogan ha spostato il baricentro del paese verso Est, riportando indietro l’orologio della storia. E ha consolidato l’asse con Mosca, alleata della Turchia nella guerra civile siriana, per lo scorno della Nato, di cui la Turchia fa ancora formalmente parte. Gli Stati Uniti non stanno con le mani in mano dinanzi alla tresca tra il sultano e lo Zar. La Turchia acquista dalla Russia il potente sistema anti-aereo S-400? Il parlamento degli Stati Uniti, per tutta risposta, minaccia di cancellare il contratto per la fornitura dei cacciabombardieri F-35, gioiello dell’industria aeronautica a stelle e strisce. La Turchia fa la guerra ai curdi siriani, nonostante siano coloro che hanno combattuto e sconfitto la minaccia comune dello Stato islamico? Gli Stati Uniti reagiscono confermando l’interlocuzione privilegiata, sul piano politico e militare, con i curdi. Siamo di fronte ad un tornate storico dalle conseguenze imprevedibili. Il fondatore della Turchia moderna, Kemal Ataturk, volle che il proprio paese fosse un ponte tra Est ed Ovest. Con le elezioni di domenica, quel ponte ha perso un altro dei suoi pilastri.
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