Un corridoio umanitario per chi scappa dall’Etiopia

Il Friuli
Venerdì 9 marzo 2018

L’apertura dei corridoi umanitari tra Etiopia e Italia è stata salutata con una conferenza stampa, dove è stato illustrato il protocollo siglato con lo Stato italiano che prevede di far arrivare per vie legali e sicure 500 persone entro il 2018. Questa bella iniziativa avviene però sullo sfondo di una pesante crisi per il paese africano. L’Etiopia è infatti sull’orlo del precipizio, con un primo ministro dimissionario, lo stato d’emergenza proclamato il giorno dopo e decine di migliaia di persone in piazza che chiedono la liberazione dei prigionieri politici, riforme e democrazia. Dietro lo stato inquieto del paese si cela la rottura del patto che ha unito per un quarto di secolo la coalizione multietnica, la Ethiopian Peoples’ Revolutionary Democratic Front (EPRDF), che governa dal 1991 il paese. È composta da quattro elementi: il Tigrayan People’s Liberation Front (TPLF), il gruppo che, attraverso una lunga guerriglia, fece cadere la dittatura comunista di Mengistu; l’Oromo People’s Democratic Organisation (OPDO), l’Amhara National Democratic Movement (ANDM), infine il Southern Ethiopian People’s Democratic Movement (SEPDM). Il meccanismo che ha permesso in oltre venticinque anni alla macchina politica etiope di funzionare a regime si è rotto. Una delle cause scatenanti sono state le elezioni del 2015, che furono giudicate truccate. Alle proteste popolari il governo guidato da Hailemariam Desalegn rispose facendo scattare lo stato d’emergenza e scatenando un’ondata di violenza e repressione che portò migliaia di persone dietro le sbarre. Si contarono a centinaia i morti nelle province dell’Oromia, dell’Ogaden e dell’Amhara. Nonostante la situazione si sia calmata nel tempo , le proteste popolari sono riprese in queste ultime settimane. È stato a quel punto che, su pressione della coalizione, il primo ministro Desalegn ha rassegnato le dimissioni. E il giorno dopo il Consiglio dei Ministri ha firmato il decreto che proclama di nuovo lo stato di emergenza. Sono in atto numerose iniziative di pressione sui parlamentari perché si rifiutino di confermare lo stato di emergenza e optino invece per un’altra via d’uscita. Una di queste sono le elezioni anticipate. L’altra è l’individuazione di un nuovo leader all’interno della coalizione che possa soddisfare la domanda popolare di giustizia e riforme. È in questa situazione in bilico che il nostro governo ha preso l’iniziativa di avviare i corridoi umanitari. Sarebbe auspicabile a questo punto un’interlocuzione al massimo livello tra i due esecutivi affinché si individui una via d’uscita dalla crisi di questo paese già piagato da livelli economici da quarto mondo e da una presenza senza precedenti di rifugiati dai paesi vicini.

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