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Il direttore di Charlie Hebdo, Stéphane Charbonnier, torna in vita per raccontare la battaglia condotta dal suo giornale e da altri per difendere la libertà di espressione dal fanatismo religioso. Charbonnier ripercorre una storia cominciata nel 1988, quando la rabbia islamica prende di mira i “Versi satanici” di Salman Rushdie, oggetto di manifestazioni violente e della famigerata condanna a morte dell’ayatollah Khomeini. La censura chiesta per l’opera di Rushdie si abbatte nel 2002 su “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci, che Charlie Hebdo è tra i pochi a difendere in Francia quando è sotto processo. Nel 2005 il settimanale parigino si schiera dalla parte del Jyllands-Posten, quotidiano danese che pubblica dodici vignette raffiguranti Maometto: la solidarietà di Charlie Hebdo si esprime con una copertin in cui il profeta afferma: “È dura essere amato da degli idioti”. Questa scelta, insieme alle successive vignette dissacranti, trasforma Charlie Hebdo in un bersaglio del terrorismo, attirando le molotov che che ne colpiscono la redazione nell’autunno del 2012. Ma il settimanale prosegue imperterrito la sua campagna libertaria. Fino al 7 gennaio 2015, quando due concittadini di Charbonnier, i fratelli Kouachi, penetrano nella sede di rue Nicolas Appert uccidendo il direttore e altre undici persone. “Io ero Charlie” racconta questo capitolo della storia europea contemporanea, affidando al direttore di Charlie Hebdo il compito di ribadire un principio, la libertà di espressione, senza il quale la democrazia non esisterebbe.

Anno di Pubblicazione

2016

Editore

L'Orto della Cultura

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