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12278069_975407822498411_1285890787_nMarco Orioles nasce a Udine da famiglia mediterranea. Divide gli anni dell’infanzia e degli studi tra il Friuli e la Sicilia, scegliendo per la propria formazione superiore l’Università di Urbino dove, obbedendo a quella che riteneva la propria vocazione, si iscrive al corso di laurea in Sociologia. Sotto la guida del preside di facoltà, il prof. Enrico Mascilli Migliorini, si laurea nel giugno 1997 con una tesi sulla propaganda del regime fascista: un lavoro che prende in esame gli slogan mussoliniani (“Credere, Obbedire, Combattere”, “È l’aratro che traccia il solco ma è la spada che lo difende”) e le tecniche utilizzate dagli apparati dello Stato e del Partito per diffonderli capillarmente potenziando uno sforzo di indottrinamento che puntava tutto sulla parola catechizzante del Duce espressa in formule incisive. La tesi è corredata da un corpus fotografico di scritte murali realizzate in era fascista in varie città italiane con le quali veniva riprodotto sulle facciate di edifici pubblici e privati il repertorio degli slogan di Mussolini.

Subito dopo la laurea, approfondisce gli studi e prende confidenza con i metodi e le tecniche della ricerca sociologica grazie ad alcune collaborazioni scientifiche con il Dipartimento Est dell’Università di Udine, dove ha l’opportunità di condurre tre indagini: una sull’assimilazione culturale e linguistica degli immigrati in Friuli (1998), un’altra, nel contesto di un team di quattro ricercatori, sulla diffusione delle dipendenze presso i minori del Friuli Venezia Giulia (2000), esperienza replicata quattro anni dopo con con una terza ricerca i cui risultati sono stati pubblicati nel libro Adolescenti a rischio (2004) e nel libro Bambini, diritti e torti (2005).

Nel 1999, frattanto, Orioles aveva vinto una borsa di studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche, per il quale realizza un’indagine sulla partecipazione degli immigrati stranieri al mercato lavoro di un distretto industriale friulano, il Triangolo della Sedia, i cui risultati sono stati divulgati nel libro Sedia a 44 Gambe (2002) e nel saggio Dal commercio ambulante ai nuovi operai: un quadro sintetico dell’inserimento lavorativo degli immigrati stranieri in Italia (2003).

A partire dal novembre 2001 frequenta il corso dottorato di ricerca in Sociologia presso l’Università di Udine, dove approfondirà i temi della comunicazione di massa e dei new media. La strage delle Torri Gemelle lo sconvolge come tutti e lo induce a scrivere un saggio intitolato 11 settembre 2001: davanti ai nostri occhiDel più catastrofico attentato terroristico della storia Orioles mette a fuoco però anche un risvolto singolare: la copiosa produzione di testi e materiali umoristici sull’avvenimento e i suoi protagonisti che sono circolati in modo virale nel web sin dalle ore successive all’attentato. Un fenomeno che Orioles ha monitorato sin dal suo incipit e lo ha portato a raccogliere un ricco repertorio di spassose barzellette, battute e icone digitali – quelli che oggi, nell’era dei social, chiamiamo meme –  su Osama bin Laden, i talebani, il presidente Usa George W. Bush e tanti altri personaggi e soggetti. Questa esperienza di ricerca è discussa, con abbondanti esempi, nei saggi Guerra globale, risata locale. Lo humour sull’11 settembre e la battuta ‘made in Italy’ (2002) e Chi vince a scacchi tra Bush e Bin Laden? Uno sguardo allo humour sull’11 settembre (2003).

Nel giugno 2004 consegue il titolo di Dottore di Ricerca in Sociologia discutendo una dissertazione sul giornalismo americano nell’era della guerra al terrorismo. Oltre ad una parte teorica dedicata all’illustrazione dei modelli teorici e normativi del giornalismo statunitense, con un focus particolare sul giornalismo d’opinione, lo studio presenta i risultati di una ricerca condotta con il metodo della content analysis sugli editoriali e i commenti usciti sul New York Times e il Washington Post nei due mesi precedenti l’inizio della guerra in Iraq scoppiata la notte del 18 marzo 2003. Analizzando i materiali, Orioles dimostra che, se la linea dei due giornali sulla guerra preventiva di Bush (espressa attraverso gli editoriali da sempre pubblicati senza firma) era chiaramente divergente, con il Post schierato per l’intervento e il NYT fermamente contrario, ciò non ha impedito che nelle rispettive pagine dei commenti si animasse in quel periodo un vivace confronto tra voci dissonanti: sono quelle dei famosi columnist (detti anche pundit) come Thomas Friedman, Anne Applebaum, Charles Krauthammer, Nicholas Kristof, e gli altri titolari di licenza di opinione, caratteristica che li distingue da chi, scrivendo le news (e non le views), è tenuto alla regola dell’imparzialità. La tesi di dottorato è stata poi pubblicata nel libro Falchi e colombe. Lezioni di giornalismo americano dalla guerra in Iraq (2009).

12312280_975407782498415_297990508_nE’ in questo periodo che l’interesse di Orioles si è ormai appuntato su una serie di tematiche che animeranno tutta la successiva produzione scientifica e giornalistica: la politica internazionale, l’immigrazione, la convivenza nella società multietnica, l’Islam e il suo radicamento in Europa, la tesi dello scontro di civiltà, la minaccia jihadista, la politica estera degli Usa, la geopolitica, il terrorismo.

Sono gli argomenti che avrà modo di discutere con i suoi studenti in un’attività di insegnamento cominciata nel 2005 all’Università di Udine, che gli affiderà nel tempo i corsi di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Sociologia dell’arte, Sociologia del territorio, Sociologia del turismo. Nel 2009 anche l’Università di Verona lo incarica di tenere il corso di Sociologia dei processi economici e del lavoro, cui si aggiungeranno successivamente i corsi di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e di Sociologia del giornalismo.

Didattica e ricerca vanno di pari passo alla produzione di scritti caratterizzati da un vistoso eclettismo. Nel saggio I vecchi e volti nuovi della comunicazione (2005), Orioles analizza l’evoluzione del sistema dei media soffermandosi sulle conseguenze dell’avvento delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Nel 2005 è parte dell’equipe scientifica incaricata di realizzare un PRIN sui processi di negoziazione, che affida a Orioles il compito di studiare il caso delle imprese del Triangolo della Sedia, poi documentato nel capitolo Flessibilità e risposta alla domanda di un settore produttivo maturo (2007) del rapporto di ricerca pubblicato da Guerini e Associati. Nel libro Le mille globalizzazioni. Alla ricerca di una bussola (2008) Orioles passa in rassegna le principali trasformazioni del mondo contemporaneo, con particolare riguardo alle conseguenze dei processi di globalizzazione nel campo dell’informazione, della cultura, della politica dell’economia. Con l’amico Albino Comelli si esercita anche in un Dialogo sulla democrazia (2008) dove vengono discussi origini, vizi e virtù di quello che Winston Churchill ha definito “il sistema peggiore di governo, ad eccezione di tutti gli altri”. Orioles si cimenta anche in un’indagine sui flussi di immatricolazione nella sua università poi pubblicata nel libro La domanda di formazione universitaria nel Nordest (2009).

 

Col passare degli anni, Orioles dedica sempre più attenzione alla questione delle diversità etniche e culturali e ai conseguenti problemi dell’integrazione e della convivenza – temi da sempre al centro della riflessione sociologica. La regione in cui opera, il Friuli Venezia Giulia, rappresenta da questo punto di vista un laboratorio naturale. Terra di confine che ospita minoranze storiche di tipo etnico e linguistico, il Friuli Venezia Giulia è oggi meta di consistenti flussi migratori di svariate origini che ne stanno incrementando la complessità culturale, ponendo la sfida della costruzione di un modello di convivenza capace di tenere unita questa piccola Babele e di impedire che anche qui si materializzi lo spettro del conflitto interetnico o, peggio, interreligioso.

Il primo contributo di Orioles in questo campo risale in realtà ai tempi dell’Università quando – correva l’anno 1995 – propone al suo docente di Antropologia Culturale di realizzare un’indagine sulla comunità rom di Udine, paradigma di un’immigrazione la cui integrazione non può essere data per scontata. Dopo mesi di raccolta di documenti, interviste e visite ai due campi rom della città, ne emerse una fotografia inedita, corredata da numerosi dati statistici, della situazione abitativa dei due insediamenti, quello “storico” di via Monte Sei Busi e quello informale di via Friuli. L’analisi è stata arricchita dalla storia di vita di Naze Hudorovic, anziano residente di via Friuli dove viveva in un dignitoso prefabbricato con annessa roulotte e stalla per il cavallo in compagnia di moglie e due figlie. Chi volesse saperne di più può leggere il mio articolo “Il mio viaggio finisce qui”. Sul processo di sedentarizzazione dei rom in Friuli (1995) scritto per una rivista della Società Filologica Friulana e il capitolo I rom in Friuli (1995) redatto per una pubblicazione divulgativa.

Nel nuovo secolo, la palestra di Orioles per testare le sue ipotesi sull’immigrazione e l’integrazione diventa Borgo Stazione, il quartiere della stazione ferroviaria della sua città che, a partire dagli anni ’90, è divenuto meta di crescenti insediamenti residenziali e commerciali di immigrati di tutte le origini. Prendendo spunto dall’etichetta “la casbah di Udine” con cui molti udinesi presero a chiamare una zona in cui la presenza straniera si faceva man mano più vistosa, Orioles avvia nel 2007 un progetto con i suoi studenti chiamato per l’appunto “La casbah di Udine” che si sostanzia nell’apertura di un blog e di un canale YouTube dedicati al tema degli incontri e degli scontri tra culture.  Il canale YouTube esiste ancora, mentre il blog ha purtroppo cessato di esistere anni fa. Una sintesi di questa esperienza che ha abbinato ricerca sul campo e militanza elettronica si può comunque trovare nel libro “La casbah di Udine. Appunti su un quartiere multietnico e altre testimonianze dal nostro mondo inquieto“.

Ed è proprio mentre è impegnato nel progetto sulla casbah che Orioles finisce al centro di una singolare vicenda: decide di utilizzare il blog e il canale YouTube per raccontare la visita a Udine dell’ex presidente iraniano Mohammad Khatami, invitato dal Festival Vicino/Lontano che lo saluta come un campione del dialogo tra Islam e Occidente. Questo equivoco viene smascherato quando i filmati della conferenza udinese di Khatami realizzati da Orioles col suo telefono cellulare finiscono online. Contengono infatti amene dichiarazioni, ma non è questo il punto. Il fatto è che, in uno dei video diffusi sul canale “casbahudine”, si vede l’ex presidente mentre stringe le mani ad alcune donne del pubblico: un atto proibito secondo le interpretazioni della legge islamica osservate rigorosamente e altrettanto rigorosamente fatte rispettare nella Repubblica Islamica. Una trasgressione aggravata dallo status clericale dell’hojatoleslam Khatami. Lo “Handshakegate” che si innesca tra Teheran, l’Italia e il resto del mondo sarà copiosamente raccontato dai maggiori media internazionali ma anche da una miriade di blogger e e webnauti di ogni provenienza, sbizzarritisi su un caso così ghiotto che vedrà andare in scena persino richieste formali di riduzione allo stato laicale del reo e manifestazioni di piazza al grido di “Morte a Khatami”.

Ma da surreale la situazione si fa grottesca in virtù di due sviluppi imprevisti. Costretto a venire allo scoperto per rendere conto del suo gesto, Khatami sceglie – attraverso una conferenza stampa tenuta dal portavoce della sua fondazione – una linea difensiva folle, accusando l’autore del video di averlo manipolato allo scopo di screditarlo. L’atto secondo di questa sequenza non è meno suggestivo: alcuni giorni dopo, un editoriale di Kayhan,  quotidiano di Teheran molto vicino alla Guida Suprema Khamenei, accusa il medesimo cineamatore di aver teso una trappola a Khatami per conto della Cia e del presidente americano George W. Bush. E’ a quel punto che Orioles viene contattato da numerosi reporter internazionali desiderosi di trovare riscontri alle accuse di Khatami. Ed è così che, nel servizio di Radio Farda che ha raccontato per filo e per segno (in persiano) questa storia intrigante raccogliendo il mio punto di vista, la presunta spia ha preferito celiare dichiarando: “credo che alla Cia abbiano scoperto di avere questo nuovo collaboratore udinese che gestisce questo blog solo dopo aver letto l’editoriale di Kayhan”. Se volete approfondire questa vicenda che era tra le prime notizie del Tg1 del 14 agosto 2007 non dovete fare altro che leggere il resoconto fatto dal protagonista suo malgrado, pubblicato con il titolo Khatami in Italia. Dialogo con stretta di mano.

Questa esperienza spinge definitivamente l’islam al centro della sua riflessione. Lo studio dei movimenti fondamentalisti e del loro radicamento in Europa lo convince della centralità della religione nella definizione dell’identità dei cittadini stranieri. Il pluralismo religioso dell’Europa diventa il cuore della sua analisi, con la quale mette a fuoco la sfida rappresentata dall’inclusione dell’islam nei paesaggi del Vecchio Continente. Le comunità islamiche del Friuli Venezia Giulia gli offrono numerosi spunti: nel 2010 realizza il primo censimento delle moschee della regione pubblicato nel saggio “L’Islam in Friuli Venezia Giulia“. L’anno seguente compie una ricerca che documenta con una ricca serie di dati statistici la partecipazione degli immigrati alla vita delle rispettive comunità religiose: i risultati sono discussi nel libro “Noi crediamo. La fede degli immigrati”.

Con Sante Ciccarello, portavoce della Comunità Islamica del Friuli, Udine, 9/2007

Un orizzonte di ricerca che occupa l’attività di Orioles tra il 2012 e il 2015 è rappresentato dalle seconde generazioni di immigrati, i figli dei cittadini stranieri. Il tema è al centro del libro “La seconda generazione di migranti. Verso quale integrazione?”, dove sono discussi i principali studi americani ed europei sull’argomento. Il tema è ulteriormente sviluppato nel libro “E dei figli, che ne facciamo? L’integrazione delle seconde generazioni di immigrati”, che oltre a contenere i risultati di una ricerca sul campo realizzata in Friuli Venezia Giulia, si sofferma su un aspetto scottante: il rigetto della nostra società e cultura da parte di alcuni ragazzi di fede islamica nati e cresciuti in Occidente, la cui manifestazione più eclatante è rappresentata dall’incremento dei processi di radicalizzazione e dal consolidarsi del cosiddetto jihadismo autoctono. Il libro è preceduto da una lunga introduzione intitolata “L’odio e la matita. Riflessioni sull’attentato a Charlie Hebdo”, che descrive uno dei più clamorosi atti di violenza compiuto da cittadini europei di seconda generazione: l’assalto a mano armata della redazione del più famoso settimanale satirico di Francia.

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L’attentato a Charlie Hebdo è al centro anche di “Io ero Charlie. Monologo dall’oltretomba del direttore di Charlie Hebdo“, un inno alla libertà di espressione violata con il sanguinoso blitz jihadista del 7 gennaio 2015 contro gli autori delle vignette satiriche su Maometto. Oltre a segnarne l’esordio nel campo della narrativa, l’opera vede Orioles calcare anche il palcoscenico dell’auditorium “Elio Venier” di Pasian di Prato per rappresentare Stéphane Charbonnier, in arte Charb, nell’atto di illustrare, in un lungo monologo, il punto di vista di un settimanale che, partecipando alla cosiddetta guerra delle vignette armato di matite, sarcasmo e tenacia, ha difeso le nostre libertà fondamentali contro i tanti loro nemici.

Risale al 2014 il principio di un’intensa attività giornalistica, che vede Orioles approdare prima sul quotidiano “E-Paper” e poi sul “Messaggero Veneto”, “Il Piccolo”, “Formiche.net” e “Il Friuli”.Dall’autunno 2018 collabora anche coi quotidiani online “Start Magazine” e “Policy Maker“.

Nel marzo 2019 è uscito il suo ultimo libro, “La terza guerra mondiale a pezzi“, in cui la famosa espressione di Papa Francesco viene elevata a paradigma e chiave di lettura dei principali fatti e accadimenti che scuotono l’attuale scena internazionale segnata da disordine, conflitti e violenza. Nel libro sono raccontate, tra le altre cose, le scintille nucleari tra Corea del Nord e Stati Uniti, gli attentati terroristici dell’Isis in Occidente, la guerra in Siria, i travagli del Medio Oriente contemporaneo, l’ascesa del nazional-populismo in America ed Europa.

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