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Come si muove Trump su Russia, Iran, Corea del Nord e Brasile

Pubblicato il 05/08/2019 - Policy Maker

Nel primo numero della Summer Edition del Taccuino Estero, l’uscita degli Usa dal Trattato Inf, i nuovi test missilistici della Corea del Nord, le sanzioni Usa contro il ministro degli Esteri iraniano Zarif, il Brasile insignito dello status di principale alleato “non Nato” degli Usa. 

Trattato Inf Kaputt

Sono scaduti venerdì i sei mesi di tempo posti da Donald Trump alla Russia affinché tornasse a rispettare i termini del trattato Inf siglato nel 1987 da Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov che aveva messo al bando i missili nucleari a corto e medio raggio basati a terra.

Mosca è accusata di averlo violato sviluppando un nuovo missile cruise, il Novator 9M729 noto in ambienti Nato come SSC-8.  Secondo l’amministrazione Trump, la Russia ha dispiegato “molteplici batterie” del nuovo sistema missilistico anche nella Russia occidentale, dove hanno “la capacità di colpire obiettivi europei critici”.

Essendosi  rifiutata di ottemperare alle ingiunzioni americane, Washington non ha potuto far altro che mantenere l’impegno di formalizzare il proprio ritiro dal trattato.

“Gli Stati Uniti”, ha dichiarato il Segretario di Stato Mike Pompeo, “non rimarranno parte di un trattato che viene deliberatamente violato dalla Russia. Il non rispetto del trattato da parte della Russia mette a repentaglio i supremi interessi degli Usa visto che lo sviluppo e il dispiegamento da parte della Russia di un sistema missilistico in violazione del trattato rappresenta una minaccia diretta agli Usa e a nostri alleati e partner”.

La Russia tuttavia continua a negare ogni addebito, sostenendo che il missile in questione ha un raggio d’azione limitato che lo pone entro i limiti stabiliti dal trattato. “A Washington”, ha dichiarato il Ministero degli Esteri russo, “hanno commesso un serio errore. Noi abbiamo già introdotto una moratoria unilaterale e non dispiegheremo missili basati a terra di corto o medio raggio, se li otterremo, in regioni dove vi siano analoghi missili Usa”. Mosca accusa inoltre l’America di aver violato essa stessa il trattato Inf, dispiegando in Europa lanciatori MK-41 capaci di scagliare missili cruise a medio raggio.

Secondo il Wall Street Journal, la Nato sta studiando varie opzioni per fare i conti con la minaccia dei missili russi evitando però di scatenare una corsa alle armi. Tra le misure considerate ci sarebbero, secondo il quotidiano finanziario, “rafforzare le difese missilistiche, intensificare l’addestramento delle forze armate e coinvolgere in esercitazioni aerei e navi che possano portare missili nucleari”. In discussione anche il varo a breve di piani militari che consentano a paesi come Polonia, Estonia, Lettonia e Lituania di “dispiegare in trenta giorni o meno 30 battaglioni meccanizzati, 30 squadroni aerei e 30 vascelli da combattimento”. Infine, aggiunge il WSJ, gli Usa hanno in programma di “sviluppare missili basati a terra di medio raggio”, anche se “non hanno ancora discusso con gli alleati il loro dispiegamento in Europa”.

Secondo la CNN, gli Usa potrebbero testare un nuovo modello di missile già nelle prossime settimane, e del resto il Pentagono a marzo aveva fatto sapere di essere al lavoro su un nuovo prototipo che sarebbe stato operativo entro 18 mesi. I luoghi in cui questi nuovi missili saranno collocati sono ancora in fase di studio, ma l’idea è di posizionarli laddove possano prendere di mira e colpire le difese russe, i porti, le basi militari e le infrastrutture critiche.

Alla CNN, il direttore per il disarmo dell’Arms Control Association ha tuttavia spiegato che nessun membro Nato parrebbe “desideroso di ospitare i nuovi missili Usa a medio raggio”. Al contrario, vari membri dell’Alleanza, tra cui la Polonia, hanno chiarito che ogni decisione sul dispiegamento delle batterie dovrà essere approvato da tutti i membri Nato.

Approfondisci su CNN, Reuters, Wall Street Journal, BBC

 


Nuovi test missilistici della Corea del Nord

 Dopo i test del 4 e del 9 maggio e quello del 25 luglio, la Corea del Nord ha effettuato la settimana scorsa due nuovi test missilistici nell’arco di 48 ore.

Secondo gli Stati Maggiori Riuniti della Corea del Sud, mercoledì alle 5:00 e alle 5:27 ora locale due proiettili sono stati lanciati dall’area di Wonsan-Kalma nella costa orientale della Corea del Nord e, dopo aver volato per circa 250 km ad un’altezza di 30 km si sono inabissati nel mar del Giappone.

Per il ministro della Difesa di Seul, Jeong Kyeong-doo, gli ordigni sono diversi da quelli testati precedentemente da Pyongyang. Secondo lo standing commitee del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Corea del Sud, si tratterebbe di “un nuovo tipo di missile balistico a corto raggio”, che dimostrerebbe come il regno eremita stia lavorando attivamente al perfezionamento del proprio arsenale.

Quest’ultimo sospetto è stato suffragato dal comunicato diramato il giorno dopo dalla KCNA, l’agenzia di stampa statale della Corea del Nord, che ha riferito come il test di mercoledì, che sarebbe stato “guidato” da Kim Jong-un, ha riguardato “un nuovo sistema di razzo guidato di ampio calibro e a lancio multiplo”. Il test, ha sottolineato l’agenzia, rappresentava “un avvertimento solenne” alla Corea del Sud a causa della sua decisione di acquistare dagli Usa gli F-35 (il 16 luglio due esemplari di F-35A sono arrivati in Corea del Sud, che ha programmato di acquistarne un totale di 40) e di essere in procinto di condurredelle esercitazioni militari congiunte con gli Usa che Pyongyang considera “prove di invasione”.

Il test di mercoledì è stato effettuato mentre Mike Pompeo si trovava a Bangkok per prendere parte alla ministeriale dell’ASEAN, durante la quale avrebbe dovuto incontrarsi con il collega nordcoreano Ri Yong Ho, che aveva tuttavia già annullato giorni prima la propria partecipazione. “Mi dispiace” – ha dichiarato Pompeo da Bangkok, dove è stato raggiunto dall’inviato speciale della Casa Bianca per il negoziato nucleare con la Corea del Nord, Stephen E. Biegun – “che sembra che non potrò avere l’opportunità (di parlare con i nordcoreani) mentre sono qui a Bangkok, ma siamo pronti. (…) Speriamo che il presidente Kim mandi il suo team ad incontrare l’inviato Biegun così possiamo continuare il dialogo”.

Poche ore dopo la Corea del Nord ha tuttavia compiuto una nuova provocazione – che diventa la terza in meno di dieci giorni –  lanciando alle 2:59 e alle 3:23 di venerdì dalla provincia di Hamgyong nella costa orientale due ordigni che hanno viaggiato per 220 km verso il mar del Giappone. Secondo un funzionario Usa sentito dall’ABC, i vettori sono simili a quelli lanciati due giorni prima, che l’esercito della Corea del Sud ritiene siano missili balistici con un raggio d’azione tale da mettere in pericolo l’area metropolitana di Seul e una grande base Usa nei paraggi.

Dinanzi all’accusa di violare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza Onu del 2006 che vieta a Pyongyang ogni attività balistica, il ministero degli Esteri della Corea del Nord ha dichiarato di aver sempre rigettato le risoluzioni “fabbricate illegalmente” dal Palazzo di Vetro e di aver deciso invece di sospendere i test di missili balistici intercontinentali e quelli nucleari in nome della “buona volontà e della considerazione per i partner impegnati nel dialogo”.

La reazione di Donald Trump è stata molto misurata. Ai reporter, il presidente ha anzitutto dichiarato venerdì che i missili testati da Pyongyang sono “piccoli” e “very standard”. Il giorno dopo The Donald ha poi lanciato un lungo tweet conciliante nel quale si è detto convinto che i test balistici compiuti dal Nord “non rappresentano una violazione del nostro accordo firmato a Singapore” (con Kim Jong-un al summit del giugno 2018). “Possono essere una violazione Onu”, ha spiegato il capo della Casa Bianca, “ma il presidente Kim non vuole deludermi con una violazione della fiducia, la Corea del Nord ha molto da guadagnare – il suo potenziale come Paese, sotto la leadership di Kim Jong-un, è illimitato. Inoltre, c’è molto da perdere. Mi posso sbagliare, ma credo che il presidente Kim abbia una grande e bella visione per il suo paese, e solo gli Stati Uniti, con me come presidente, possono trasformare quella visione in realtà. Lui farà la cosa giusta perché è troppo intelligente per non farla, e non vuole deludere il suo amico, il presidente Trump!”.

Approfondisci su NK News, Yonhap, Associated Press, CNN, ABC, CNN, Associated Press

 


Gli Usa sanzionano il ministro degli Esteri iraniano Zarif

Nel comunicato emesso dal Dipartimento del Tesoro, si sottolinea che le sanzioni contro Mohammed Javad Zarif sono giustificate in quanto il ministro ha “agito o preteso di agire per conto di, direttamente o indirettamente, del Leader Supremo della Repubblica Islamica dell’Iran”.

Accusa confermata da un alto esponente dell’amministrazione Trump, secondo il quale l’ufficio del capo della diplomazia dell’Iran “opera come un’estensione” di quello di Khamenei e di quello dei pasdaran, che gli Usa hanno recentemente designato come organizzazione terroristica. Zarif inoltre, ha precisato il funzionario, “difende la persecuzione attuata dal regime nei confronti del popolo iraniano, e ha recentemente sposato la pratica dell’esecuzione capitale degli omosessuali nonché l’oppressione della libertà di parola da parte del regime”.

“Il Ministero degli Esteri dell’Iran” – ha affermato il Segretario di Stato Mike Pompeo – “non è meramente il braccio diplomatico della Repubblica Islamica, ma anche un mezzo per far avanzare molte delle politiche destabilizzanti del Leader Supremo”. A queste ragioni, il segretario al Tesoro Steve Mnuchin ha aggiunto che “il regime iraniano nega ai cittadini iraniani l’accesso ai social media, (mentre Zarif) diffonde in giro per il mondo la propaganda e la disinformazione del regime attraverso questi canali.

Zarif ha affidato la sua replica a Twitter, dove ha sottolineato che la mossa americana non avrà “effetti su di me o sulla mia famiglia, visto che non ho proprietà o interessi al di fuori dell’Iran”. Per il ministro, la decisione degli Usa deriva dal fatto che “io sono il primo portavoce dell’Iran in giro per il mondo. La verità fa davvero così male? (…) Grazie per avermi considerato una simile minaccia alla vostra agenda”.

Nel fine settimana, i media americani hanno diffuso la notizia secondo cui il 15 luglio scorso, mentre si trovava negli Usa, Zarif aveva incontrato il senatore repubblicano Rand Paul e ricevuto da lui (probabilmente, come osserva Fox News, “con la benedizione di Trump”) l’invito a visitare la Casa Bianca.

“Ma l’incontro alla Casa Bianca” – riferisce ancora Fox News – “non si è materializzato perché Zarif ha detto al senatore del Kentucky che doveva ricevere l’approvazione da Teheran per un simile incontro e perché ha espresso il dubbio che si sarebbe trattato solo di una photo opportunity anziché una discussione produttiva sulle tensioni nella regione. Il regime iraniano alla fine ha bocciato l’incontro”.

Nel frattempo, il quotidiano tedesco Der Spiegel mercoledì ha riferito che la Germania ha rifiutato la richiesta degli Usa di unirsi all’Operazione Sentinel che l’America due settimane fa ha annunciato di voler mettere in piedi con l’intenzione di pattugliare il Golfo Persico e lo stretto di Bab el-Mandeb e fungere da deterrente nei confronti dell’Iran. Durante una visita in Polonia, il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha dichiarato che il suo governo “non prenderà parte alla missione marittima presentata e pianificata dagli Usa”, motivando la decisione – che secondo il ministro sarebbe stata presa “in stretto coordinamento con i nostri partner francesi” – con la preoccupazione per i rischi di un’escalation militare.

In tutta risposta, l’ambasciatore americano in Germania  Richard Grenell ha affermato sul quotidiano Augsburger che “l’America ha fatto tanti sacrifici per aiutare la Germania a rimanere parte dell’Occidente”.

Ieri, infine, l’agenzia semi-ufficiale iraniana Fars News ha annunciato che i Guardiani della Rivoluzione hanno sequestrato nel Golfo Persico, nei presso dell’isola Farsi, un’altra petroliera straniera dietro l’accusa che stesse tentando di contrabbandare 185 mila galloni di petrolio. I sette membri dell’equipaggio, di cui non è stata resa nota la nazionalità, sono stati posti agli arresti, mentre la nave è stata condotta al porto di Bushehr e il suo carico affidato alla National Iranian Oil Product Distribution Company.

Approfondisci su The Hill, USA Today.

 


Brasile principale “alleato non-Nato” degli Usa

Mantenendo fede all’impegno preso a marzo quando il suo collega Jair Bolsonaro gli ha recato visita alla Casa Bianca, Donald Trump ha designato il Brasile “major non-NATO ally”. Da adesso in poi, Brasilia potrà beneficiare di privilegi negati a chi non gode di analogo status, a partire da un accesso privilegiato ai gioiellini dell’industria della Difesa Usa fino all’addestramento mirato delle proprie truppe. Il Brasile entra a far parte di un club che include paesi come Giappone, Corea del Sud e Australia. Mentre, a marzo, Bolsonaro era a Washington, Trump ha ventilato anche la possibilità di garantire al Brasile la piena membership dell’Alleanza Atlantica.

Approfondisci su Associated Press

 


TWEET DELLA SETTIMANA

Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa Mortan Ortagus ha diffuso sabato una dichiarazione con cui vengono annunciate nuove sanzioni contro la Russia a causa dell’attacco con il gas novichok condotto l’anno scorso in Gran Bretagna contro l’ex agente russo Sergei Skripal e la figlia Yulia.

 


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