L’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2025 a María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana contro il regime di Maduro, ha scatenato reazioni polarizzate, soprattutto in Italia, dove la sinistra si trova a fare i conti con un’eredità ideologica scomoda. Il riconoscimento premia il suo “instancabile lavoro nella promozione dei diritti democratici del popolo venezuelano e la sua lotta per una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia”, come dichiarato dal Comitato norvegese. Machado vive in clandestinità dal 2024, dopo essere stata esclusa dalle presidenziali venezuelane e aver sostenuto il candidato Edmundo González, vittima di brogli elettorali. Il suo profilo – fieramente anticomunista, filo-occidentale, vicina a figure come Trump e Milei – la rende un’icona della resistenza civile, ma anche una figura divisiva per chi ha storicamente simpatizzato con il chavismo. In Italia, il centrodestra, con Giorgia Meloni in testa, ha accolto il Nobel con entusiasmo. Al contrario, la sinistra italiana si è trovata spiazzata, oscillando tra silenzi, ritrattazioni e critiche aperte. Questo disagio riflette una lunga ambivalenza verso il Venezuela di Chávez e Maduro, percepito da settori della sinistra come un esperimento progressista contro l’imperialismo Usa, nonostante le evidenze di repressione, corruzione e una crisi umanitaria che ha spinto oltre 8 milioni di venezuelani all’esodo. Il PD e il M5S hanno scelto la via del silenzio o di dichiarazioni vaghe. Conte non ha rilasciato commenti ufficiali, ma molti ricordano come il suo ex sottosegretario Manlio Di Stefano definì Maduro “un leader legittimo sotto attacco imperialista”. Nel PD, un episodio emblematico: la deputata Roberta Mori ha pubblicato un messaggio di congratulazioni sul sito del partito, un post che è stato rimosso, in un gesto che suggerisce un ripensamento dettato dal timore di alienare la base più radicale. Elly Schlein ha evitato di esporsi direttamente, limitandosi a un post generico su X: “Le lotte per i diritti umani meritano sempre rispetto, ovunque nel mondo”. Questo approccio riflette la linea del PD, che negli anni ha criticato Maduro ma senza mai rompere definitivamente con l’eredità chavista, anche per non confliggere con alleati latinoamericani come il governo Lula in Brasile. AVS è il fronte più diviso. I Verdi, rappresentati dal senatore De Magistris, hanno espresso entusiasmo. Tuttavia, Sinistra Italiana ha reagito con scetticismo. Mimma De Cristofaro ha dichiarato: “Sbagliato premiare Machado. Francesca Albanese sarebbe stata una scelta più coerente”. Bonelli e Fratoianni hanno rincarato la dose: “Questo Nobel risponde a logiche di egemonia conservatrice, non alla pace vera”. Questa spaccatura evidenzia il tallone d’Achille della sinistra radicale italiana: un’idealizzazione del chavismo come baluardo anti-imperialista. Il profilo di Machado, con le sue posizioni liberali, pro-famiglia tradizionale e anti-socialiste, è un nodo cruciale di questa ostilità. La sua opposizione al “socialismo del XXI secolo” e il suo aperto sostegno a leader come Trump la rendono indigesta a chi vede in lei un simbolo di un’agenda di destra. In Italia, l’eredità ideologica del chavismo è radicata: dagli anni di Chávez (1999-2013), settori della sinistra hanno celebrato il Venezuela come un modello di giustizia sociale, ignorando le derive autoritarie. Maduro, erede di Chávez, è stato spesso difeso come vittima di “sanzioni USA”, nonostante rapporti ONU documentino violazioni sistematiche dei diritti umani, come la repressione di proteste pacifiche e l’uso di gruppi paramilitari contro dissidenti.
Marco Orioles
