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Tutti gli effetti (non solo energetici) dell’Ipo di Aramco. Parla il prof. Sapelli

Pubblicato il 05/11/2019 - Start Magazine

Che cosa pensa lo storico ed economista Giulio Sapelli sull’Ipo di Aramco, il più grande gruppo petrolifero al mondo controllato interamente dal Regno Saudita.

 

La quotazione di Aramco è “estremamente positiva” per una serie di ragioni che non piaceranno affatto a Greta e ai suoi numerosi seguaci. Parola di Giulio Sapelli, storico dell’economia e saggista.

Sapelli analizza – in questa conversazione con Start – senso, portata e conseguenze della maxi-operazione finanziaria architettata dal principe ed erede al trono Mohammad bin Salman (MBS).

Ma se non riusciranno a far cambiare idea al movimento studentesco degli scioperi per il clima, le ponderate e pacatissime considerazioni di Sapelli hanno se non altro il merito di porre l’argomento trattato nel giusto contesto: quello di un mondo – l’Oil & Gas – che non solo rimarrà protagonista indiscusso dei nostri modelli di sviluppo di qui al prossimo futuro,  ma dal punto di vista della tutela dell’ambiente offre paradossalmente garanzie migliori dei piani di Greta & co.

Professore, perché saluta positivamente la notizia dell’Ipo di Aramco?

Il motivo è stato ben espresso dal Chief Technology Officer di Aramco, Ahmad O. Al Khowaiter, nelle parole riportate dal New York Times. Khowaiter ha espresso un concetto di cui sono profondamente convinto, ossia che “lo sviluppo è nei materiali fossili e nella chimica”. Questo ti fa capire quanto l’economia circolare e la green economy non siano affatto incompatibili con la ricerca e lo sfruttamento delle fonti fossili, ossia il famigerato Gas & Oil.

Si spieghi meglio.

Dietro a questa operazione ci sono tre fatti fondamentali. Il primo dei quali l’ho appena detto ed è che noi del petrolio e del gas avremo sempre bisogno. Il secondo punto è che tutte le chiacchiere che si sono fatte sullo Shale Gas e il Tight Oil, grazie ai quali – diceva la vulgata – gli Usa avrebbero raggiunto l’autosufficienza energetica, e insieme a loro anche Paesi come il Canada, sono tutte fandonie. La verità è che i canadesi hanno già dovuto smettere, che gli americani tra un po’ non troveranno nemmeno una goccia di petrolio, e che tra dieci anni non si farà più alcuna frattura. Questo perché il vero reservoir è nelle sabbie, ossia proprio dove i grandi geologi avevano trovato il petrolio all’inizio del ‘900. Stiamo parlando dunque sostanzialmente di un’area che va dall’Iran alla Mesopotamia, all’Arabia Saudita, al Mediterraneo. Lì c’è il reservoir per tutto il mondo. E poi c’è il terzo punto…

Che è?

Il terzo punto è che il controllo tribalistico degli asset in quel luogo così strategico che è l’Arabia Saudita sta arrivando alla fine. Questo perché sta arrivando qualcosa che può rivelarsi distruttiva, ma che, come ci insegna il Manifesto del Partito Comunista, è anche positivissima, ossia il mercato e il capitalismo, in primis con il suo volto finanziario rappresentato da questa gigantesca Ipo. E qui bisogna dire che questi principi sauditi sono più intelligenti di quanto si pensi. Aramco infatti appartiene non al mercato, ma ad un insediamento umano stabile, che vuole utilizzare il reddito finanziario per investimenti produttivi. A chi andranno infatti i ricavati? Non andranno solo alla compagnia per ripagare gli azionisti. Confluiranno invece in un fondo sovrano per fare investimenti petrolchimici, immobiliari, urbanistici, e si spera anche un po’ nel welfare per superare il regime schiavistico in cui sono immersi centinaia di migliaia di lavoratori stranieri.

L’architetto di questa operazione, il principe Mohammad bin Salman, ha addirittura in serbo progetti urbanistici iper-futuristici che faranno impallidire quelli che abbiamo visto nel leggendario film di fantascienza di Ridley Scott, Blade Runner. 

Qui però devo dire che, giacché penso che la vecchia talpa scava, non sono affatto convinto che queste città futuristiche si potranno fare in un regime neo-schiavistico com’è quello dell’Arabia Saudita, o degli Emirati se è per questo. Penso che questi Paesi dovranno senz’altro concedere maggiori diritti e più dignità ai lavoratori che mantengono in piedi l’impero.

A questo punto le pongo una prima obiezione. Se il sottoscritto girasse questa nostra conversazione via Whatsapp all’adolescente più famosa della Svezia, Greta, costei direbbe che lei è un nemico dell’umanità. 

Può dirlo pure. Io a questa ragazzina dirò anche che il mondo che lei prevede e che dovrebbe essere fondato sul vento e sul sole si può edificare solo con l’uso tecnologico ed intelligente delle fonti fossili. Peraltro, la signorina e i suoi sostenitori tendono a fare una certa confusione quando parlano di elettricità che – e questo va specificato a chiare lettere – non è una fonte, ma un vettore. Il sole e il vento vanno benissimo per produrre elettricità in modo discontinuo, ma poi resta il problema delle batterie. Quando risolveremo questo specifico problema, dato che le batterie saranno fatte di litio, cobalto e altre terre rare, cioè i minerali meno riciclabili al mondo, poi dovremo pensare dove metterli. Avrei poi un’altra cosa da dire alla signorina…

Prego.

Premesso che quella di Greta altro non è che una forma di neo-paganesimo svedese – che, per inciso, si pone sulla scia di quello che alla fine dell’800 proclamava l’eutanasia socialista – io credo che la ragazza dovrebbe sapere che se dovessimo sviluppare l’energia con i vettori elettrici a cui lei aspira, si consumerebbe più Co2 di quanto si consumi adesso scavando i fossili con tecnologie a forte risparmio energetico. La società green produce molta più Co2 di quanto ne produca una società non green, che di fatto è molto più verde di una società fondata sull’elettricità.

Un’ultima puntualizzazione. Lei giustamente evoca la talpa della storia. Non trova curioso che nell’ultima buca scavata da questo simpatico animale sbuchi la figura di un giovane e ambiziosissimo principe islamico, MBS, che in un colpo solo rivoluziona l’economia del suo paese, riapre i cinema, concede la patente alle donne e ordina il brutale assassinio di un giornalista dissidente?

Lo spirito assoluto si incarna sempre in qualcuno. Due secoli fa si incarnò in Napoleone, e ora ha le fattezze di MBS. Difficilmente lo spirito assoluto si incarna in nuovi Buddha o nuovi Gesù Cristo. Si incarna in chi trova.

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