Afghanistan, la guerra dimenticata

Il Friuli
Venerdì 24 agosto 2018

C’è un Paese, agli estremi confini del Medio Oriente, di cui non sentiamo parlare mai. Un Paese dove, da 17 anni a questa parte, è in corso una delle tante guerre dimenticate. Dove, nell’indifferenza dei media mondiali, si continua a morire, ed a uccidere. È l’Afghanistan. Qui, fino all’ottobre del 2001, regnavano indisturbati i talebani, gli “studenti coranici” che vollero sottomettere gli afghani ai dettami della più rigida legge islamica (shari’a): niente scuola per le bambine, niente musica, no agli aquiloni. E diedero ospitalità ad un uomo destinato a diventare universalmente noto: Osama bin Laden. Il quale, proprio in Afghanistan, elaborò il piano diabolico che condusse agli attentati dell’11 settembre 2001, quelli che misero in ginocchio New York e piegarono l’acciaio delle Torri Gemelle. Proprio per questo, gli Stati Uniti decisero di punire i talebani privandoli del loro potere. Con un intervento militare fulmineo, fecero crollare il regime più oscurantista della terra. Ma i loro esponenti non vollero piegarsi alla sorte, e iniziarono una lotta per la restaurazione che va avanti a tutt’oggi. Nonostante la presenza di truppe Usa e Nato, e dei micidiali jet a stelle e strisce, i talebani sono all’offensiva. Ovunque, da Nord a Sud, insidiano il governo di Kabul, che non riesce a imporre il proprio volere su quasi il 40% del territorio. Per giunta, da tre anni a questa parte in Afghanistan ha messo piede un movimento ancora più minaccioso: lo Stato Islamico. Che rivaleggia con i talebani per ferocia ed efferatezza. Il sostegno militare, politico ed economico dell’Occidente non è servito a mettere al riparo le istituzioni del Paese da questo doppio assalto. E a difendere il popolo afghano, sfiancato da quarant’anni di conflitti e guerre civili, dalle più indicibili atrocità. In tali sfortunate circostanze, il governo centrale sta facendo il possibile per scansare questo infame destino. Sollecitando i talebani a negoziare la pace. Ci ha provato, l’ultima volta, domenica 19 agosto. In occasione della festa islamica del Sacrificio (Eid al-Adha), il presidente Ashraf Ghani ha proclamato un cessate il fuoco di tre mesi. Subordinato alla reciprocità da parte dei talebani. Il cui leader, Sheikh Haibatullah Akhunzada, ha tuttavia espresso il più fermo diniego. I talebani si rifiutano di negoziare con quello che considerano un governo “fantoccio”. Vogliono trattare direttamente con gli Stati Uniti, pretendendo il ritiro di tutte le truppe straniere. Pur avendo rafforzato nel 2017 la loro missione militare, gli Usa sono tentati dall’abbandonare l’Afghanistan al suo destino. Sarebbe però un errore colossale. I talebani non conoscono misericordia. E noi, dinanzi alle rinnovate sofferenze degli afghani, non ce lo perdoneremmo.

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