Sciiti contro sunniti: Quirico si addentra nell’Islam ribollente dei fanatismi religiosi

Messaggero Veneto
Venerdì 1 Febbraio 2019

Il ciclo di lezioni di Storia intitolato “Guerre Civili” promosso dalla casa editrice Laterza culmina con l’appuntamento di domenica alle 11, al Teatro Nuovo Giovanni da Udine, con il giornalista de “La Stampa” Domenico Quirico. Introdotto dall’autore di questo articolo, Quirico affronterà un argomento scottante: “Islam: sunniti contro sciiti”. Si parlerà dunque del perché le due grandi confessioni islamiche, quella maggioritaria sunnita e quella minoritaria sciita, convivano da sempre in un clima di tensione soggetto a derive violente. E di come, nel Medio Oriente contemporaneo, questo scontro abbia contrapposto le rispettive incarnazioni del fanatismo: il progetto totalitario sunnita del califfato contro il sogno di rivincita sciita coltivato dall’Iran. Parole e definizioni che ci proiettano dentro le sanguinose cronache di questi ultimi anni. Cronache da un fronte, quello della guerra civile siriana, al cui interno è scaturito il genio maligno dell’Isis, il movimento jihadista sunnita che nel 2014 è riuscito a trasformare in realtà la sua utopia teocratica, fondando sui territori sottratti al regime di Damasco e in quelli del contiguo Iraq uno Stato etico basato sull’imposizione dei più inflessibili dettami della legge islamica, su un piano imperiale volto ad conglobare in un’unica entità politica, il califfato, tutte le nazioni in cui abitano le genti di Allah, e sulla guerra contro chiunque – in special modo gli odiati sciiti – osasse opporsi a questo disegno. Una rivoluzione islamica sunnita, insomma, scagliata sulla scena del mondo con tutta la sua carica revanscista: con l’idea cioè di promuovere la riscossa di una civiltà islamica che, nell’era moderna, si era vista surclassare dal predominio economico, tecnologico e culturale dell’Occidente cristiano. Le bandiere nere dell’Isis si sono gonfiate così sull’onda di una poderosa suggestione storica: il travolgente ritorno in auge di un islam di nuovo potente e fiero di sé stesso. Un progetto fanatico, insomma, che non poteva che essere contrastato ferocemente da un altro fanatismo, ma di segno opposto: quella sciita degli ayatollah iraniani. Intervenendo in Siria a soccorso del fratello di fede Bashar al-Assad, i Guardiani della Rivoluzione, braccio armato del khomeinismo, hanno mobilitato per la causa una legione straniera fatta di migliaia di miliziani reclutati in tutti i Paesi clienti. Una forza chiamata a difendere il dominio sciita su un Paese arabo abitato da una maggioranza sunnita: quel popolo siriano che, nei giorni delle primavere arabe, si era ribellato al suo presidente innescando quella guerra civile in cui si intravedono, nitidi, i segni del sempiterno scontro tra le due grandi famiglie dell’islam. Di nuovo, sunniti contro sciiti. Il resto è cronaca di questi giorni. Che ci segnalano, per nostro sollievo, lo smantellamento del progetto califfale, travolto dalla coalizione militare a guida americana voluta da Barack Obama ed ereditata dall’amministrazione Trump. Ma il successo nel conflitto contro il nemico ripugnante chiamato Isis fa anche un grosso favore ad un attore non meno minaccioso. A quel fanatismo iraniano che ora, dopo l’umiliazione del suo rivale sunnita e nell’imminenza del ritiro delle truppe Usa dalla Siria, potrà perseguire senza più ostacoli il suo sogno di guidare una Mezzaluna sciita che colleghi l’Iran al Mediterraneo, passando per Damasco e Baghdad. Un impero che preannuncia nuovi guai – e nuove guerre – in una regione senza pace.

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