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Elezioni in Siria: momento cruciale

Pubblicato il 11/10/2025 - Messaggero Veneto

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Le recenti elezioni parlamentari in Siria, le prime dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad nel dicembre 2024, rappresentano un momento cruciale per un paese segnato da quasi 14 anni di guerra civile. Tuttavia, il processo elettorale ha sollevato interrogativi sulla sua reale capacità di promuovere un cambiamento democratico inclusivo. Caratterizzate da un sistema di voto indiretto, una rappresentanza femminile e minoritaria limitata e l’esclusione di alcune regioni, queste elezioni riflettono le complessità di una transizione fragile in un contesto ancora profondamente instabile. Il nuovo parlamento siriano, composto da 210 seggi, è stato parzialmente eletto attraverso un sistema indiretto che non ha coinvolto il voto popolare diretto. Circa 6.000 membri di collegi elettorali regionali hanno selezionato 119 dei 140 seggi previsti, mentre i restanti 70 saranno nominati dal presidente Ahmed al-Sharaa. La scelta di un sistema indiretto è stata giustificata dalle autorità con la mancanza di dati demografici affidabili, conseguenza di un conflitto che ha causato centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati. Tuttavia, questa modalità ha alimentato critiche, con molti che la considerano un meccanismo che favorisce figure ben collegate al nuovo establishment. Un elemento che spicca nei risultati è la scarsa rappresentanza di donne e minoranze. Solo il 4% dei seggi annunciati, ovvero sei su 119, è stato assegnato a donne. Tra i vincitori, inoltre, si conta un solo cristiano, nonostante la presenza di comunità cristiane significative in città come Damasco, Aleppo e Hama. La composizione del nuovo parlamento riflette in gran parte la maggioranza sunnita, che rappresenta circa il 75% della popolazione siriana, e premia figure legate alla rivoluzione contro Assad. L’esclusione di alcune regioni dal voto ha ulteriormente compromesso la rappresentatività del processo, lasciando 21 seggi vacanti. Nonostante le critiche, le elezioni hanno generato un cauto ottimismo in alcune fasce della popolazione. Molti vedono questo processo come un primo assaggio di democrazia dopo decenni di autoritarismo. L’attivista Nour al-Jandali, eletta a Homs, ha sottolineato la “grande responsabilità” dei nuovi parlamentari nel ricostruire uno stato basato su libertà, cittadinanza e giustizia. Tuttavia, la candidata Mona Abu Athan ha evidenziato come le donne non siano riuscite a coordinarsi efficacemente, a differenza degli uomini. Questo suggerisce che la società siriana, ancora profondamente conservatrice, deve affrontare sfide culturali e organizzative per garantire una maggiore inclusione. Il futuro della transizione siriana dipenderà in gran parte dalle scelte del presidente al-Sharaa, che avrà il compito di nominare i restanti 70 parlamentari. Gli osservatori internazionali e locali attendono di vedere se queste nomine compenseranno la sotto-rappresentazione di donne e minoranze, come promesso dalle autorità. Nel frattempo, l’entusiasmo per il superamento del regime di Assad si scontra con le difficoltà di un paese frammentato, dove la libertà di parola e il dibattito politico stanno lentamente emergendo, ma la strada verso una democrazia inclusiva rimane irta di ostacoli. Le elezioni, pur rappresentando un passo avanti, evidenziano le complessità di ricostruire una Siria unita e rappresentativa dopo anni di devastazione.

Marco Orioles

Messaggero VenetoSiria
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