La Global Sumud Flotilla, composta da oltre 50 imbarcazioni con aiuti umanitari, cerca di raggiungere Gaza sfidando il blocco navale israeliano, in vigore dal 2007 e rafforzato nel marzo 2025. La questione è se tale azione violi il diritto internazionale, considerando la normativa applicabile. Il blocco navale di Israele si basa sul diritto internazionale umanitario (DIU), in particolare l’articolo 1 del Protocollo aggiuntivo I alle Convenzioni di Ginevra (1977), che consente blocchi in conflitti armati non internazionali per impedire forniture a gruppi come Hamas. La legalità del blocco è supportata dal rapporto Palmer (2011), che lo considera conforme al diritto, purché proporzionale e con notifiche adeguate (San Remo Manual on International Law Applicable to Armed Conflicts at Sea, 1994, art. 93-104). L’intercettazione di navi in alto mare è lecita se effettuata da unità militari per far rispettare il blocco (UNCLOS, art. 107). Tuttavia, il blocco è contestato da molti come illegale. La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha definito Gaza territorio occupato (luglio 2024), rendendo il blocco una possibile punizione collettiva, vietata dall’articolo 33 della IV Convenzione di Ginevra (1949). Gli articoli 23 e 55 impongono l’accesso umanitario “senza ostacoli”. La Flotilla rivendica la libertà di navigazione in alto mare (UNCLOS, art. 87) e il diritto di passaggio innocente nelle acque territoriali palestinesi (UNCLOS, art. 17-19). Intercettazioni in acque internazionali sono definite “pirateria” da critici (UNCLOS, art. 101), ma solo se non condotte da navi statali. La Flotilla opera dunque in un’area grigia: se il blocco è legale, tentare di violarlo è un “atto ostile” (San Remo Manual, art. 98); se illegale, l’azione è giustificata come assistenza umanitaria. Tuttavia, senza un pronunciamento ICJ definitivo, le intercettazioni restano conformi al blocco dichiarato. La Flotilla ha suscitato un acceso dibattito nella stampa internazionale. Per il Jerusalem Post, la “Flotilla rappresenta una provocazione deliberata e un atto ostile contro un blocco navale legalmente istituito da Israele per prevenire il rifornimento di armi a Hamas, un’organizzazione terroristica riconosciuta. Tentare di violarlo è una chiara violazione del diritto internazionale”. Il Wall Street Journal ha scritto che le “azioni della Flotilla “sono un tentativo di minare un blocco legittimo, riconosciuto dalle Nazioni Unite come strumento per contrastare le attività di gruppi armati a Gaza.”. Haaretz ha osservato che “la sua decisione di sfidare direttamente il blocco, senza cercare canali diplomatici per la consegna degli aiuti, la espone all’accusa di agire al di fuori del quadro giuridico internazionale”. Dall’altro lato, alcune testate hanno difeso l’iniziativa. Per Al Jazeera, la “Flotilla è un’azione di resistenza pacifica contro un blocco che la Corte Internazionale di Giustizia ha indirettamente messo in discussione”. E il Guardian ha scritto che “sebbene la legalità tecnica del blocco israeliano possa essere sostenuta da alcuni rapporti ONU, l’impatto umanitario su Gaza solleva seri dubbi sulla sua proporzionalità”. In conclusione, la Flotilla si trova al centro di un conflitto giuridico e politico complesso. La sua azione, pur motivata da intenti umanitari, è ampiamente descritta come illegale da una parte significativa della stampa internazionale. Tuttavia, il dibattito sulla legittimità del blocco stesso continua a dividere l’opinione pubblica e gli esperti, lasciando aperta la questione della proporzionalità e dell’impatto umanitario delle restrizioni imposte a Gaza.
Marco Orioles
