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Cosa significa per al-Sisi e al-Tayyeb il viaggio di Papa Francesco in Egitto

Pubblicato il 28/04/2017 - Formiche

Oggi alle 14:00 un volo Alitalia porterà Papa Francesco in Egitto per una visita di 27 ore che si prefigge più obiettivi. Francesco atterra in un Paese in cui la violenza jihadista continua ad infierire sui cristiani copti ortodossi, l’ultima volta tre settimane fa con il duplice attacco alle chiese di Tanta e Alessandria. La presenza di Francesco vale quindi come un messaggio di solidarietà ma anche come esortazione a non farsi piegare da chi vorrebbe minare alla radice la convivenza tra comunità etniche e religiose diverse in terre nelle quali la cristianità ha una presenza millenaria.

L’enfasi su quello che Francesco chiama “ecumenismo del sangue” vale a ricordare che il martirio, cui sono soggetti i membri delle minoranze cristiane in Medio Oriente, è la cifra distintiva del cristianesimo anche oggi, in tempi di prevaricazione da parte di gruppi e movimenti che mirano apertamente ad una pulizia etnica e religiosa, e quindi, ad espellere le comunità cristiane dalle loro culle. L’abbraccio di Papa Francesco al Papa Copto-ortodosso Tawdros II sarà quindi un messaggio di fratellanza che si inquadra a sua volta nello slancio ecumenico di questo papato, che mira a rimuovere o quanto meno ad abbassare gli steccati tra le denominazioni cristiane.

L’incontro con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che riceverà Francesco nel palazzo presidenziale di Heliopolis, si inserisce nella stessa cornice. Al-Sisi starà pure usando il pugno di ferro con i suoi oppositori, ma sin da quando ha preso il potere con il golpe del 2013 si è voluto presentare come il tutore dell’ordine e come il difensore della minoranza copta, alla cui messa di Natale al-Sisi ha presenziato ripetutamente in un evidente messaggio di unità nazionale che prescinde dalle differenze confessionali. La visita di Francesco rappresenta quindi un incoraggiamento a portare avanti questa missione di edificazione di un Egitto multireligioso con legami stretti tra le sue diverse comunità. Sforzo immane, in una terra in cui l’islam è maggioritario e in un tempo in cui la religione di Maometto è oggetto di derive all’insegna dell’intolleranza e del settarismo, quando non della violenza.

In questo senso, assumerà enorme importanza l’altro appuntamento di Papa Francesco, la visita all’Università di Al-Azhar, il principale centro teologico di riferimento dell’islam sunnita. Francesco inconterà a tu per tu il rettore e Grande Imam Ahmed al-Tayyeb, restituendo il favore dopo la visita del secondo in Vaticano l’anno scorso. La storia dei rapporti tra Vaticano e al-Azhar è accidentata, considerata la clamorosa rottura delle relazioni avvenuta per ben due volte sotto Papa Benedetto XVI, la prima in occasione della famosa Lectio Magistralis di Ratisbona e la seconda quando, a ridosso della rivoluzione egiziana del 2011, Ratzinger condannò apertamente gli atti di terrorismo che presero di mira la chiesa Copta. Ricucire i rapporti, per il Papa che ha fatto del dialogo interreligioso una delle sue principali bandiere, rappresenta un imperativo, e per questo Francesco non si limiterà a portare un saluto ad al-Tayyeb, ma parteciperà alla conferenza interreligiosa sulla pace promossa da al-Azhar alla quale prenderanno parte il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e il Patriarca caldeo di Baghdad Sako.

L’incontro sarà l’occasione per discutere del rapporto tra religioni e violenza, un nesso che preoccupa molto nella stagione dello Stato islamico in cui le stragi nel nome dell’islam si sono fatte più frequenti e drammatiche e mettono a repentaglio le relazioni tra musulmani e cristiani, soprattutto nel martoriato Medio Oriente. Anche su pressione del presidente al-Sisi, Al-Azhar è in prima linea nel promuovere un islam moderato ed emendato dai suoi aspetti più acuminati. Rinsaldare i rapporti con il “Vaticano sunnita” è dunque un passo fondamentale per fornire al mondo un messaggio di speranza in questi tempi rosso sangue.

Oltre agli aspetti ecumenici ed interreligiosi, Francesco avrà modo di curare anche quelli pastorali, incontrando gli esponenti della piccola ma vivace comunità copta-cattolica. Ad essi è dedicata la messa che si terrà domani nello stadio dell’aeroporto dell’aeronautica militare, tra misure straordinarie di sicurezza.

Vi sono tutti i presupposti dunque per usare l’aggettivo “storico” per definire il diciottesimo viaggio apostolico di Papa Francesco, il quarto in terra islamica. Il Viaggio del “Papa di pace nell’Egitto di Pace”, come recita lo slogan ufficiale della visita.

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