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I 20 passi di Trump e Kim che fanno la storia

Pubblicato il 01/07/2019 - Policy Maker

In Primo Piano nel Taccuino Estero di questa settimana, la storica camminata di ieri di Donald Trump in territorio nordcoreano in compagnia di Kim Jong-un. Nella sezione “Notizie dal mondo”, la prima missione operativa degli F-35 britannici, il piano della Casa Bianca per il rilancio dell’economia palestinese, lo scontro nel Consiglio d’Europa sulla riammissione dei parlamentari russi, il monito dell’Alto Commissario Onu sui diritti umani sui foreign fighters dell’Isis e i loro familiari custoditi in Siria.

PRIMO PIANO: LA PASSEGGIATA SUL 38MO PARALLELO CHE HA FATTO LA STORIA

A quest’ora di lunedì, i nostri lettori già sanno quale sia stato l’avvenimento che ha visto protagonisti ieri Donald Trump e il suo “innamorato” – come lo definì qualche tempo fa il capo della Casa Bianca – Kim Jong-un.

Tutti i media, infatti, hanno raccontato con dovizia di particolari quel che è successo a Panmunjom, il “villaggio della tregua” nella zona demilitarizzata (DMZ) sul 38mo parallelo che da 74 anni divide in due la penisola coreana e dove nel pomeriggio si è presentato The Donald, accompagnato dal presidente della Corea del Sud Moon Jae-in, forte di un invito al Maresciallo lanciato il giorno prima dal suo profilo Twitter (e da dove, sennò?) che diceva sostanzialmente una cosa: visto che sarò da quelle parti, incontriamoci almeno per dirci “ciao”:

Così, raccogliendo al volo una proposta a sorpresa che però, rivela The Hill, non sarebbe così improvvisata, il dittatore di Pyongyang ha fatto la sua apparizione nella DMZ e, insieme al collega americano, ha scritto un nuovo, sensazionale capitolo di una singolare love story che sta riscrivendo la trama delle relazioni tra due Paesi tecnicamente ancora in guerra. Il sintetico tweet di Sky News documenta il passo storico fatto ieri da Trump con il benestare di Kim:

Ieri, dunque, sono successe due cose. Anzitutto, Trump e Kim si sono visti a tu per tu per la terza volta dopo il summit di Singapore del giugno 2018, che marcò il disgelo tra i due nemici, e il vertice di Hanoi del febbraio di quest’anno che segnò invece una battuta d’arresto nel negoziato con cui Stati Uniti e Corea del Nord si erano impegnati a lavorare congiuntamente, sulla base dell’impegno preso a Singapore, per la “denuclearizzazione” della penisola coreana. Ma la vera novità, l’atto autenticamente rivoluzionario di ieri, appare nei filmati realizzati da chi era presente a Panmunjom ieri, presto dilagati su Twitter :

Sono esattamente le 15:46 quando nel villaggio dove 66 anni fa fu siglato il cessate il fuoco tra le potenze belligeranti i due presidenti si trovano faccia a faccia nel punto preciso che marca il confine tra le due Coree. Le telecamere della Casa Bianca presenti sul posto sono più vicine di quelle, numerosissime, dei media presenti sulla scena, e registrano molto bene i convenevoli tra i due leader:

“È bello rivederla”, dice in inglese il Maresciallo al suo amico Donald mentre le loro mani si intrecciano. Aggiunge, Kim, che “mai si sarebbe aspettato” di incontrare il suo collega proprio “in questo posto”. ““Big moment, big moment”, gli risponde il presidente Usa.

Pochi istanti dopo, col senso dello spettacolo che lo distingue e recitando un copione evidentemente studiato con cura, Trump prende le redini del cavallo della storia e impone la sua frustata, chiedendo a Kim se gli sarebbe “piaciuto” accompagnarlo mentre oltrepassava la linea di demarcazione tra le due Coree. “Ne sarei onorato”, è la risposta di chi sa che gli occhi del mondo sono puntati sulle sue labbra.

La diretta tv, a quel punto, può registrare il grande evento: appaiati, Trump e Kim incedono lentamente, passo dopo passo, in territorio nordcoreano. Pochi, intensissimi attimi e i due tornano indietro per stazionare di nuovo davanti alla selva di reporter che possono continuare ad immortalarli e registrare anche i successivi scambi di complimenti.

È tutta un’adulazione reciproca, con Trump che loda una “eccellente relazione” e una “grande amicizia” che hanno reso possibili questo incontro all’ultimo minuto, e Kim a replicare che il passo “molto coraggioso e determinato” del suo interlocutore rappresenta “un’espressione della sua volontà di cancellare lo spiacevole passato e aprire un futuro nuovo”.

Il momento è solenne ed è coronato dall’invito reciproco a visitare i rispettivi Paesi. “Lo inviterò proprio adesso”, spiega Trump ai giornalisti mentre Kim, con l’aiuto dell’interprete, risponde che sarebbe “un onore” ospitarlo “al momento giusto” a Pyongyang. E anche questo, ovviamente, fa notizia:

A quel punto, si aggrega anche Moon e ne scaturisce una breve chiacchierata a tre, anche questa senza precedenti. Ma a Panmunjom i record si sprecano e i successivi colloqui a porte chiuse Usa-Corea del Nord presso la “Freedom House” anziché il “paio di minuti” previsti da Trump durano ben cinquanta minuti, in un dialogo a cui prendono parte anche la figlia del presidente americano Ivanka e il marito Jared Kushner.

Quando riemerge, Trump annuncia alla stampa di aver concordato con Kim di riprendere le trattative sul nucleare finite su un binario morto negli ultimi mesi. “Nelle prossime due o tre settimane”, rivela il tycoon, i negoziatori “cominceranno un processo e vedremo quel che succederà”.

Ai reporter, il capo della Casa Bianca spiega anche che “non stiamo cercando la velocità. Vogliamo farlo nel modo giusto”. E sulle sanzioni, di cui la Corea del Nord pretende la cancellazione, chiarisce che rimarranno in vigore, anche se “(ad) un certo punto durante il negoziato, certe cose possono succedere”.

Questa, dunque, la cronaca di una giornata che entra di diritto negli annali della diplomazia mondiale. Quando, un giorno, gli storici vorranno ricostruire il cammino intrapreso da Washington e Pyongyang per archiviare un conflitto che si trascina da troppo tempo ormai e un contenzioso sul nucleare che ha fatto vedere i sorci verdi a tutti i governi americani succedutisi negli ultimi decenni, dovranno senz’altro passare dal profilo twitter di Donald Trump.

Dal “non luogo”, cioè, in cui nello spazio di poco più di un anno Kim Jong-un è passato dall’essere il “piccolo uomo razzo” contro cui scatenare “fuoco e furia” all’amico cui recare visita solo per dire “Hello”. E fare la storia.


TWEET DELLA SETTIMANA

L’Eliseo diffonde su Instagram un filmato girato al G20 di Osaka dello scorso fine settimana in cui si vede la figlia e consigliera di Donald Trump Ivanka mentre si “imbuca” nel capannello in cui sono coinvolti la premier britannica Theresa May, il collega canadese Justin Trudeau, il presidente francese Emmanuel Macron e il capo del FMI Christine Lagarde.

 


NOTIZIE DAL MONDO

Prima missione operativa per gli F-35B britannici. Dalla loro base di Akrotiri a Cipro, gli aerei in dotazione alla RAF e alla Royal Navy hanno condotto quattordici missioni sui cieli di Iraq e Siria nell’ambito dell’operazione “Shader” con cui la Gran Bretagna sta dando il suo contributo alla lotta allo Stato Islamico. I jet non hanno condotto attacchi, ha spiegato il Ministero della Difesa, ma le missioni sono andate “eccezionalmente bene” in quello che la Segretaria Penny Mordaunt ha definito “un momento davvero storico” per il suo Paese. Parlando dalla base cipriota, Mordaunt si è detta “molto orgogliosa” che gli F35-B di sua maestà siano finalmente operativi e ne ha esaltato le “incredibili capacità”. Sono sei i jet dislocati ad Akrotiri, dove a partire da maggio sono stati impiegati in 95 missioni di addestramento, per un totale di 225 ore di volo, nell’ambito dell’operazione denominata “Exercise Lightning Dawn”. Londra dispone attualmente di 17 esemplari di F-35B, ma si è impegnata ad acquistarne dal produttore Usa Lockheed Martin un totale di 138. A partire dal prossimo autunno, gli F35-B potranno decollare dalla nuova portaerei britannica da 3,1 miliardi di sterline della classe Queen Elizabeth. Approfondisci su BBC.

 

50 miliardi di investimenti per i palestinesi. Al “Peace to Prosperity Workshop” di martedì e mercoledì scorso a Manama era tutto un via vai di businessman, investitori e diplomatici mediorientali convocati dalla Casa Bianca per assistere alla presentazione del versante economico del piano di pace tra Israele e palestinesi elaborato dal genero e consigliere di Trump, Jared Kushner. Ma per non adirare i palestinesi, che hanno scelto di boicottare l’iniziativa, non tutti i governi dei paesi arabi invitati hanno schierato esponenti di primo piano: la Giordania, ad esempio, ha inviato solo un viceministro delle Finanze. Contrariamente alle intenzioni della prima ora, il governo israeliano non è stato invitato ma il Bahrein – che non ha relazioni diplomatiche con Gerusalemme – ha allentato le normali restrizioni ai visti per consentire ad alcuni uomini d’affari e giornalisti israeliani di partecipare alla conferenza. Kushner ha definito il suo piano “l’opportunità del secolo” per i palestinesi, “se la (loro) leadership ha il coraggio di perseguirla”. Il piano mobiliterà 50 miliardi di dollari di investimenti che saranno destinati ai territori palestinesi e agli stati limitrofi. Washington prevede nell’arco di un decennio il raddoppio del Pil, la creazione di un milione di posti di lavoro e la drastica riduzione di povertà e disoccupazione. Le intenzioni dell’amministrazione Trump devono fare i conti però con il rifiuto dei palestinesi e dei loro sostenitori di considerare gli aspetti economici prima di quelli politici del piano –  i più spinosi –  che saranno rivelati solo più avanti, presumibilmente dopo le elezioni anticipate in Israele. Secca la contrarietà dello speaker del Parlamento libanese, Nabih Berri, per il quale sono fuori strada coloro che “pensano che sventolare miliardi di dollari possa spingere il Libano (..) a soccombere o a barattare i propri principi. Approfondisci su New York Times e Al Jazeera.

 

La Russia riammessa al Consiglio d’Europa ed è subito scontro. Con 118 voti a favore e 62 contrari, l’assemblea fa un passo indietro rispetto alla risoluzione con cui nel 2014 sospese il diritto di voto dei suoi membri russa a causa della “grave violazione della legge internazionale” commessa da Mosca con l’occupazione della Crimea. Una decisione aspramente contestata dalla delegazione ucraina, che ha abbandonato l’aula in segno di protesta, ma caldeggiata dalle organizzazioni che si occupano di diritti umani, preoccupate perché i cittadini russi rischiavano di perdere il diritto di appellarsi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, posta sotto l’egida del Consiglio d’Europa, per tutelarsi dagli abusi della polizia e della magistratura, per i quali la Russia è puntualmente sanzionata con multe milionarie. Mosca peraltro non solo aveva cessato di pagare da due anni a questa la sua quota annuale di 28 milioni di dollari, ma aveva minacciato di abbandonare del tutto l’organismo qualora le fosse stato impedito di partecipare all’elezione del suo nuovo segretario generale. Per i parlamentari di Kiev, la mossa del Consiglio rappresenta una concessione ingiustificata ed un imperdonabile atto di debolezza da parte dell’Europa. “Il nostro popolo ha versato sangue per proteggere le vostre vite”, ha affermato la deputata ucraina Olena Sotnyk durante il dibattito di martedì in Consiglio, mentre il suo collega Oleksiy Honcharenko ha evocato “il tradimento di Monaco del 1938”.  Il nuovo presidente ucraino Volodymyr Zelenskiy ha annunciato l’intenzione di richiamare il proprio ambasciatore al Consiglio d’Europa in segno di protesta. “Il Consiglio d’Europa ha perso la nostra fiducia, e sarà estremamente difficile ristabilirla”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Pavlo Klimkin. Ma per il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, “non è stata una vittoria diplomatica di Mosca. È stata una vittoria del buon senso”. Intanto, però, la protesta si è allargata: come riporta Formiche.net, il 27 giugno i delegati lituani, lettoni, estoni, polacchi e slovacchi hanno abbandonato l’aula del Consiglio alla volta dei rispettivi Paesi per consultarsi con i ministeri degli Esteri e i partiti politici di appartenenza.  Approfondisci su The Guardian e Formiche.net.

 

Per Bachelet i foreign fighters vanno processati o liberati. Per l’Alto Commissario Onu dei Diritti Umani, sono queste le due uniche opzioni disponibili per affrontare la questione dei circa 55 mila jihadisti e loro familiari attualmente custoditi in Siria ed Iraq.  “Deve essere chiaro”, ha affermato Bachelet durante la sessione del Consiglio dei Diritti Umani, “che tutti gli individui sospettati di aver commesso crimini – qualunque sia il loro paese di origine e la natura dei crimini – dovrebbero essere sottoposti ad indagini e processati, con le dovute garanzie”. Il Commissario ha messo in guardia da “processi imperfetti”, che possono solo alimentare secondo lei “la narrativa del risentimento e della vendetta”. Ha definito “inaccettabile”, inoltre, “la continua detenzione di individui non accusati di crimini, in assenza di basi legali e di una revisione giudiziaria regolare ed indipendente”. Bachlet ha anche denunciato “la condizioni profondamente substandard” in cui vivono gli 11 mila tra mogli e figli dei jihadisti confinati nel campo di al-Hol, nella Siria nordorientale, che “dovrebbero essere rimpatriati, a meno che non siano processati secondo gli standard internazionali”. Si è detta totalmente contraria, Bachlet, anche ai provvedimenti di cancellazione della cittadinanza presi nei loro confronti da paesi come la Gran Bretagna, che specialmente quando colpiscono i bambini rappresentano “un atto di crudeltà irresponsabile”. Approfondisci su NPR.

 


SEGNALAZIONI

Gli approfondimenti sul summit Ue e sull’impasse nelle nomine dei vertici delle istituzioni comunitarie:

  • Il “Live Blog” di Politico.eu con la cronaca del summit e tutti gli aggiornamenti.
  • “Emergency EU summit on top jobs runs into trouble again”: il dispaccio di Reuters
  • “EU top jobs crisis: bloc’s leaders attempt to break deadlock in special summit”: l’articolo di Euronews.
  • “Emerging compromise over EU top jobs runs into fierce opposition”: l’articolo del Financial Times.
  • “EU summit: Leaders resume talks after disagreement over top jobs”: l’articolo della BBC.
  • “Talks stall at special EU leadership summit”: l’articolo di Deutsche Welle.
  • “Merkel Faces Resistance to Her EU Jobs Plan From Allies and Foes”: l’articolo di Bloomberg.
  • “EU summit: Talks stall as leaders argue into early hours over Jean-Claude Juncker’s replacement”: l’articolo dell’Independent

Il Taccuino Estero è l’appuntamento settimanale di Policy Maker a cura di Marco Orioles con i grandi eventi e i protagonisti della politica internazionale, online ogni lunedì mattina.

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