Dopo la conferenza sulla Palestina tenutasi domenica a margine dell’Assemblea Generale Onu, gli Stati che riconoscono la Palestina come stato sovrano sono passati da 147 a 155. Come si posiziona l’Italia in questo panorama? Sappiamo che fino a pochi giorni fa, la premier Meloni si opponeva all’ipotesi di un riconoscimento dello stato di Palestina, allineandosi in ciò ad Israele e agli Usa. Ma martedì, mentre il primo ministro si trovava a New York in previsione del suo intervento all’Assemblea Generale, si è registrata una evoluzione, ossia l’annuncio alla stampa di una mozione di maggioranza per il riconoscimento dello Stato palestinese. Il tutto, però, dietro condizioni nette, ossia “la liberazione immediata di tutti gli ostaggi israeliani detenuti a Gaza e l’esclusione totale di Hamas dal controllo politico e militare della Striscia.”. Va bene riconoscere lo stato di Palestina come atto di ‘’pressione politica’’, ha affermato, ma il bersaglio di questa pressione deve essere Hamas, ‘’che ha iniziato questo guerra e può terminarla, rilasciando gli ostaggi’’. “Penso – ha aggiunto – che un’iniziativa del genere possa trovare, spero, anche il consenso dell’opposizione”. A suggello di questa presa di posizione è intervenuto poi il discorso pronunciato in un’aula gremita dalla stessa Meloni il giorno dopo: “Israele non ha il diritto di impedire che domani nasca uno stato palestinese”. Ha quindi ribadito che il “riconoscimento della Palestina deve avere due condizioni irrinunciabili: il rilascio di tutti gli ostaggi israeliani e la rinuncia da parte di Hamas ad avere qualsiasi ruolo nel governo della Palestina, perché chi ha scatenato il conflitto non può essere premiato”. Ricordavamo poco fa la contrarietà della stessa premier a un’ipotesi del genere fino a pochissimo tempo fa. Ad esempio a luglio, in un’intervista in risposta all’annuncio di Macron sul riconoscimento dello Stato palestinese, Meloni frenava nettamente: “Non è ancora il tempo di riconoscerla come Stato. […] Il riconoscimento dello Stato di Palestina, senza che ci sia uno Stato della Palestina, può addirittura essere controproducente”. L’attuale cambio di passo della premier non è naturalmente un fulmine a ciel sereno ma riflette gli umori dell’opinione pubblica, sempre più indignata per la prosecuzione delle ostilità a Gaza nonché schierata a favore delle ragioni della Palestina. Secondo un sondaggio condotto da Only Numbers, il 40% per cento degli italiani è favorevole al riconoscimento di uno Stato palestinese sovrano, la scelta più popolare tra le opzioni presentate. Quello di Meloni è dunque un atto di pura realpolitik, che mira soprattutto a mantenere il consenso. Ma anche se l’Italia si aggiungesse al novero degli Stati che riconoscono la Palestina, resterebbero degli ostacoli formidabili, inclusi quelli riconosciuti dalla stessa Meloni, ossia la persistenza di Hamas a Gaza e il mancato rilascio degli ostaggi, che precludono qualsiasi tipo di negoziato. Rimangono poi irrisolte questioni estremamente complicate come quella dei confini e dello status di Gerusalemme, che solo una trattativa internazionale può dirimere. Resta la significativa svolta politica di Meloni, che peraltro già in passato si era schierata su posizioni simili. Nel febbraio 2015, come deputata di opposizione, Meloni firmava ad esempio una mozione che invocava il governo Renzi a riconoscere la Palestina, in linea con la soluzione “due popoli, due Stati”. In piena coerenza con allora, Meloni dunque sposa oggi una linea che oramai è condivisa dalla maggioranza della comunità internazionale.
Marco Orioles
