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Tutti gli scontri tra Usa e Cina sulla sicurezza

Pubblicato il 13/06/2022 - Start Magazine

Cina, Cina e ancora Cina. Non poteva che essere questo l’argomento chiave dello Shangri-La Dialogue, il più importante forum sulla sicurezza dell’Asia tenutosi a Singapore tra venerdì e domenica per la prima volta dopo due anni di stop dovuto alla pandemia.

Ministri della Difesa a confronto

Il tema in discussione non poteva che essere quello anche perché i due ospiti più illustri della kermesse sono stati i Ministri della difesa di Cina e Usa, Wei Fenghe e Lloyd J. Austin III.

Ad aprire le danze è stato sabato il numero 1 del Pentagono, che ha tenuto un lunghissimo discorso, volto soprattutto ad enfatizzare l’importanza della cooperazione e del multilateralismo in una regione come l’Indo-Pacifico in cui si fa sempre più pressante la spinta egemonica di Pechino.

L’Indo-Pacifico al centro della Grand Strategy Usa

“Oggi l’Indo-Pacifico è al cuore della Grande strategia americana”, ha sottolineato con forza Austin ricordando le varie modalità con cui gli Usa sono impegnati nella regione.

Rigettando gli argomenti tradizionali della propaganda cinese, il ministro di Biden ha voluto usare parole cristalline: “Lasciate che io sia chiaro. Non cerchiamo il confronto e il conflitto. E non cerchiamo una nuova guerra fredda, una Nato asiatica o una regione divisa in blocchi ostili”.

Le accuse alla Cina

Austin ha quindi voluto rimarcare che “la nostra politica non è cambiata. Ma sfortunatamente – ha aggiunto – questo non sembra vero per quanto riguarda la Repubblica popolare cinese”.

“I Paesi dell’Indo-Pacifico – ha affermato a chiare lettere il Segretario elencando la lunga serie di misfatti attribuiti alla controparte – non dovrebbero fare i conti con l’intimidazione politica, la coercizione economica o molestie da parte di milizie marittime”.

Chiarimenti su Taiwan

Ma la parte più importante dell’intervento di Austin è stata senz’altro quella dedicata a Taiwan. Vale la pena ricordare qui che nemmeno un mese fa il presidente Biden, mentre era in visita in Giappone, aveva rilasciato dichiarazioni che sembravano preannunciare un cambio di passo rispetto alla tradizionale politica di ambiguità strategica nei confronti di Taiwan. Secondo il capo della Casa Bianca, infatti, gli Usa “sarebbero coinvolti militarmente” in caso di invasione.

Conscio della natura dirompente delle affermazioni del suo Presidente, ma anche della parziale rettifica cui era stata costretta subito dopo la Casa Bianca, Austin ha rassicurato i presenti sul fatto che “Rimaniamo fermamente impegnati sulla nostra antica politica dell’una sola Cina” precisando inoltre che “Non appoggiamo l’indipendenza di Taiwan”.

No a cambiamenti dello status quo

”Ci opponiamo categoricamente”, tuttavia, “a qualsiasi cambiamento unilaterale dello status quo da qualsiasi parte provenga”.

“Siamo testimoni” – ha precisato Austin esprimendo tutta la preoccupazione non solo degli Stati Uniti – “di un incremento costante dell’attività militare provocatoria e destabilizzante vicina a Taiwan. E questo include aerei dell’esercito cinese che negli ultimi mesi sono volati vicino a Taiwan in numero record e pressoché su base quotidiana”.

Gli impegni di Washington

Dinanzi alla crescente e minacciosa attività militare cinese nei pressi dell’isola ribelle, il Segretario ha quindi chiarito qual è la posizione definitiva dell’America: “continueremo a rispettare i nostri obblighi come statuiti dal Taiwan Relations Act. Questo include assistere Taiwan nel mantenere una adeguata capacità di autodifesa. E significa mantenere la nostra stessa capacità di resistere a qualsiasi uso della forza o ad altre forme di coercizione che possano mettere a repentaglio la sicurezza del sistema sociale ed economico del popolo di Taiwan”.

La replica di Wei

La replica di Wei è arrivata nella sessione del mattino successivo sotto la forma di un discorso dai toni sferzanti e ultimativi.

Reagendo alle parole che si volevano rassicuranti di Austin, il ministro ha tuonato: “Nessuno e nessun Paese dovrebbe imporre il suo volere sugli altri, o imporsi sugli altri con la scusa del multilateralismo”.

La strategia indo-pacifica illustrata da Austin il giorno prima “rappresenta per noi il tentativo di costruire un piccolo gruppo esclusivo nel nome di un libero e aperto Indo-Pacifico, di sequestrare i Paesi della nostra regione e prendere di mira uno specifico Paese. È una strategia per creare conflitto”.

Noi non prevarichiamo ma nessuno lo faccia con noi

“La Cina – ha affermato Wei smentendo seccamente le parole del suo omologo – non cercherà mai l’egemonia o si impegnerà nell’espansione militare o in una corsa alle armi. Noi non prevarichiamo gli altri ma non permetteremo agli altri di prevaricare noi”.

“Se volete cooperare – ha quindi minacciosamente aggiunto  – dovremo promuovere benefici reciproci e risultati win – win. Diversamente, se volete il confronto, combatteremo sino alla fine”.

Riunificazione inesorabile anche con la forza

Ma è sul nodo di Taiwan che i toni già roventi di Wei si sono fatti bellicosi: “Taiwan – ha puntualizzato il ministro – è prima di tutto e soprattutto la Taiwan della Cina”, che “non esiterebbe” un solo istante a schiacciare qualsiasi tentativo da parte dell’isola di “secedere”.

“ Lasciate che sia chiaro”, ha aggiunto.  “Se qualcuno osasse staccare Taiwan dalla Cina non esiteremmo a combattere. Combatteremo a tutti i costi e combatteremo a fino all’ultimo risultato”.

“La Cina – è stata dunque la conclusione di Wei – definitivamente compirà la sua riunificazione … È un trend storico che nessuno, nessuna forza può fermare”.

Un bilaterale distensivo

Fortunatamente per il mondo a Singapore non è andata in scena solo una prova di forza tra le due superpotenze.

Austin e Wei si sono concessi infatti un bilaterale, durato più a lungo del previsto, nel corso del quale, oltre ai temi già oggetto dei due discorsi, si è conversato anche di ordinaria amministrazione.

 

La foto delle due delegazioni seduta a un tavolo, diffusa dal profilo Twitter di Austin, è senz’altro il lascito più importante dello Shangri-La Dialogue edizione 2022. Fino a quando infatti le due parti continuano a parlarsi anche se con toni accesi, significa che c’è ancora qualche spiraglio per soluzioni negoziate e condivise.

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