Percosse nella scuola coranica: nell’educazione dei minori stop all’improvvisazione

Messaggero Veneto
Domenica 18 febbraio 2018

Metodi violenti a parte, il caso della scuola coranica abusiva di Maniago non è certamente l’unico che potrebbe affiorare in regione, e non è certo quello più terribile di cui si è sentito parlare in Europa. Per una ragione semplice. La priorità dei musulmani friulani è la stessa degli altri che vivono in altri Paesi europei: assicurarsi che i figli riproducano la medesima cultura, religione e valori dei genitori. Diventino cioè, in assenza di istituzioni che lo garantiscano, dei bravi musulmani. Un processo reso ancor più impellente dai rischi di omologazione dei minori, che conduce sovente allo smarrimento dei riferimenti identitari e all’acquisizione di stili di vita ritenuti incompatibili con la religione di Maometto. Quella cui stiamo assistendo è un processo strutturale che passerà attraverso varie sperimentazioni, alla ricerca di un modello che possa far combaciare le esigenze di chi richiede un determinato servizio con la legalità. Due numeri possono aiutarci a capire che di questo problema saremo ad occuparci con sempre maggior intensità. In Europa oggi vivono circa 25 milioni di musulmani, che rappresentano una popolazione giovane (età media 30,4 anni contro i 43,8 della popolazione non islamica) e con un elevato tasso di figli per donna (2,6 contro 1,6). Secondo le proiezioni del Pew Research Center le comunità islamiche in Europa cresceranno abbondantemente di qui al 2050, se il fenomeno migratorio non cesserà e a seconda del suo ritmo: le stime variano da 35 a 70 milioni. Tutto ciò significa che aumenterà e non di poco il numero dei minori musulmani cui i genitori desidereranno impartire almeno i rudimenti della religione islamica e della lingua del Corano, l’arabo. Si tratta di esigenze legittime, cui si sono trovate a seconda dei casi soluzioni ad hoc. Al momento, tra gli altri Stati Europei è invalsa la linea della collaborazione con gli Stati islamici di origine degli immigrati, con accordi per la fornitura di imam e insegnanti muniti di regolare abilitazione. Altrove sono legali le scuole coraniche, con esiti discutibili come in Gran Bretagna dove si sono scoperti abusi indicibili. In Italia, siamo all’anno zero. Ragioni di carattere organizzativo hanno impedito sin qui alle varie associazioni islamiche di porsi come unico interlocutore nei confronti dello Stato per avanzare richieste, tra le altre cose, sulla socializzazione religiosa dei minori. È da anni che al Ministero dell’Interno si alternano tavoli di lavoro nel vano compito di fornire allo Stato italiano le coordinate per una regolamentazione della religione islamica in tutti i suoi aspetti. In attesa che si raggiunga un’intesa, molti elementi sono purtroppo lasciati fermi o tutt’al più alla buona volontà delle parti. Ma è giunto il momento di dire che quando si toccano temi come l’educazione dei minori e i requisiti degli insegnanti il meno possibile deve essere lasciato all’improvvisazione. Non tutta la formazione religiosa e linguistica erogata su base volontaristica nelle moschee italiane, che è il caso più tipico, è da buttare via: a seguirla è personale spesso preparato, che si assume una responsabilità e la assolve con perizia. In altri casi, ci sono state situazioni disastrose, come la mai dimenticata scuola coranica milanese di via Quaranta che fu chiusa perché, oltre a non avere i requisiti di agibilità, rappresentava un ghetto nel quale i minori rimanevano a digiuno della lingua di Dante e degli altri programmi nazionali. Il perfetto contrario dell’integrazione. È evidente che è nell’interesse dello Stato e della società civile che il problema dell’educazione islamica trovi una soluzione consona. Che nasca da un concerto tra tutte le istituzioni coinvolte. E eviti così a genitori sprovveduti come quelli di Maniago di mettersi nelle mani sbagliate.

http://www.marcoorioles.it/wp-content/uploads/2017/11/MV.jpg