Salvini, quante bugie sull’islam

Il Piccolo
Mercoledì 14 febbraio 2018

Non pago di aver avvelenato i fatti di Macerata, trasformando un giustiziere solitario nel vendicatore degli italiani penalizzati dall’invasione degli immigrati, il segretario della Lega Matteo Salvini sceglie ora un altro oggetto per le sue polemiche infuocate: l’islam. In visita a Umbertide, Salvini si è detto del parere che la “questione culturale di fondo è se l’Islam, l’applicazione letterale del dettato di Maometto, oggi è compatibile con i nostri valori, con la nostra libertà e con la nostra Costituzione. Ho fortissimi dubbi. Che l’Islam rappresenti un rischio è evidente, se la dichiarazione islamica dei diritti dell’uomo prevede che la giustizia islamica prevalga sulla giustizia nazionale per me è un problema”. “E’ un dato di fatto – ha quindi aggiunto – che nell’interpretazione letterale del Corano, che non è un testo interpretabile come per altre religioni, ma è la parola del profeta, la donna vale meno dell’uomo, la giustizia islamica prevale su quella italiana, quindi io non voglio che in casa mia si insedino persone per cui la donna vale meno dell’uomo”. Il pensiero di Salvini si può quindi sintetizzare con questa affermazione: “il problema dell’Islam è che è una legge e non una religione e secondo me è incompatibile coi nostri valori, i nostri diritti, le nostre libertà”. Lungi dall’essere una novità, gli argomenti di Salvini, sono stati riciclati da una selva di opinionisti accomunati dalla convinzione che l’islam sia incompatibile con la nostra civiltà. Ma ne siamo così sicuri? Il ragionamento di Salvini è viziato da un difetto di fondo, che probabilmente discende dalla sua scarsa conoscenza della materia. In qualunque terra si trovino a vivere, specie quelle in cui l’islam non è la religione ufficiale e l’ispirazione della legislazione, i musulmani sono esortati a obbedire alla giurisprudenza del Paese ospitante. Se il Corano prescrive la poligamia, ciò non toglie che tutti i musulmani non osservano questo precetto per almeno due motivi: primo, perché è una tradizione che sta decadendo persino nel mondo islamico, e secondo perché sanno benissimo di vivere in un paese in cui è illegale. La sfida dei musulmani contemporanei è quella di rendere compatibile un credo ereditato dalla storia con gli assetti della modernità, che comprendono stato laico, legislazione secolare, burocrazia, giustizia. La soluzione che si sta affermando è quella della trasformazione dell’islam in una sorta di vissuto intimo, una prerogativa del cuore, che non confligge con i diritti e i doveri del cittadino e tanto meno con gli obblighi della Costituzione. Quella che Salvini chiama “interpretazione letterale del Corano” è una verità a metà: perché se è vero che il fedele è esortato a replicare l’esperienza del profeta Maometto conformandosi al suo comportamento, ciò non toglie ciò non sia possibile oggi se non in un limitato numero di casi, come la recitazione delle preghiere o le regole per l’igiene. Nessun musulmano vuole vivere come un arabo beduino del VII secolo. Ci sono, certo, frange fondamentaliste che hanno fatto di Maometto e del suo libro un faro di vita e un modello da seguire, e lo fanno spesso fino in fondo, come successo negli anni scorsi quando sono andati a combattere per Allah in Siria ed Iraq. Ma stiamo parlando di un numero sparuto di persone che non compromette la convivenza civile con sessanta milioni di italiani. Affermare che l’islam è “incompatibile con i nostri valori, i nostri diritti, le nostre libertà” è un’affermazione gratuita, benché popolare, che stona coi milioni di musulmani che in questo paese vivono secondo le regole, lo amano e contribuiscono al loro benessere. Quanto al nodo delle donne, è vero che l’islam prescrive per loro un comportamento pudico, che va ostentato prevalentemente attenendosi alla regola di indossare il velo. Ma bisogna andare in Paesi come l’Iran per vedere la testimonianza di una donna in tribunale valere la metà di quella di un uomo, o assistere a casi di affido dei figli ai padri. In Italia questo non può succedere, e gli ultimi a desiderarlo sono i musulmani. Che hanno scelto di vivere in Italia perché ne apprezzano le libertà, quelle che gli esegeti più intransigenti del Corano non tollerano. Il problema sono gli intolleranti, non le religioni.

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