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A casa dei Baha’i: singolare invito, esperienza bella

Pubblicato il 28/03/2019 - La Vita Cattolica

di Marco Orioles

All’invito trasmessoci dal segretario dell’Assemblea Spirituale Locale Baha’i di Trieste, Maura Del Puppo, decidiamo senz’altro di dire sì. Vogliamo portare la nostra testimonianza, di amicizia ancor prima che di fede, all’appuntamento più importante per questa piccola comunità – appena 31 persone in tutto il Friuli Venezia Giulia – che, in sintonia con il resto del popolo Baha’i, otto milioni di persone sparse in tutto il mondo, festeggia il 20 marzo il Naw’ruz, il capodanno. Una festa gioiosa che scatta in coincidenza con l’equinozio di primavera, quando il calendario Baha’i segna l’ingresso del nuovo anno. Un’occasione, per i Baha’i del FVG, per radunarsi, come fanno da tanti anni, nell’abitazione di Povoletto dell’italo-iraniano Shahpour Sobhani, uno dei pionieri di questa fede, trapiantatosi quasi mezzo secolo fa nel capoluogo friulano, dove ha fatto radici e famiglia. Il figlio Navid, ricercatore nel campo dell’oncologia, ci racconta volentieri, insieme a Maura, la tradizione del Naw’ruz. Parlano, anzitutto, del digiuno, che ha inizio il 2 marzo e termina a capodanno. “Ci alziamo prima dell’alba”, spiegano, “preghiamo subito per prepararci alla giornata, e poi, fino al tramonto, non mangiamo né beviamo. E così il nostro spirito va verso Dio”. Il digiuno, sottolineano, “è per noi un ritemprarsi spiritualmente. Si lavora sulla propria anima, sul proprio carattere, si cerca di intervenire sui difetti del proprio carattere, di essere meno impulsivi”. Come le altre religioni che condividono tale pratica, anche i Baha’i rompono il digiuno tutti insieme, in comunità. “Per la festa del nuovo anno”, raccontano, “ci si riunisce tra Baha’i, e anche con i non Baha’i, perché la porta dei Baha’i è aperta a tutti quelli che condividono i valori della spiritualità”. Non potrebbe, d’altronde, essere diversamente: la fede Baha’i infatti “ha come scopo l’unità del genere umano e di tutte le religioni, e sottolinea i principi di spiritualità, che non sono esclusivi dei Baha’i”. Questo slancio deriva dagli insegnamenti del fondatore della fede Baha’i, Baha’u’llah, di cui ricorreva due anni fa il bicentenario della nascita. “Baha’u’llah”, ricordano, “considerava l’umanità come un organismo vivente, e se una parte di questo organismo soffre, soffre tutto l’organismo, quindi tutta l’umanità”. Principi, questi, che sono parte integrante del patrimonio spirituale di una comunità minuscola, se raffrontata alle grandi religioni mondiali, ma fervente e dinamica. Che anche tra noi, dal lontano 1964, ha una sua piccola rappresentanza, distribuita in in varie realtà del territorio, da Barcis a Trieste. Alcuni Baha’i scelsero il FVG come rifugio dalle persecuzioni di cui sono oggetto nella loro terra d’origine, l’attuale Iran, dove sono considerati degli eretici. “Ai Baha’i”, sottolineano, “stanno facendo quello che è stato fatto agli ebrei: non possono andare all’università, vengono chiusi i loro esercizi commerciali, demoliscono i loro cimiteri, i bambini sono vessati nelle aule”. Aggravatisi dopo l’avvento della Repubblica Islamica nel 1979, tali soprusi hanno spinto molti Baha’i a cercare scampo all’estero. Tuttavia, precisano Maura e Navid, “i Baha’i non sono venuti qui esclusivamente per scappare. Anche se abbiamo il divieto di fare proselitismo, abbiamo il dovere di portare ovunque la parola di Baha’u’llah, perché l’umanità segua la sua via”. In questo cammino, i Baha’i del FVG si sono incrociati con le altre religioni radicate sul territorio. L’Assemblea di Trieste è parte integrante di quella che, nella chat Whatsapp aperta ad hoc, si chiama “Alleanza triestina”, che raccoglie i leader religiosi del capoluogo regionale. Una sorta di santa alleanza delle religioni che opera per la pace e la concordia tra i popoli e di cui i Baha’i sono un esempio solare.

La Vita Cattolica
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