Il trionfo di Fedriga e quel segnale sui migranti

Messaggero Veneto
Martedì 1 maggio 2018

Massimiliano Fedriga non vince, stravince. Il candidato leghista doppia il suo diretto concorrente, il democratico e già numero 2 di Debora Serracchiani, Sergio Bolzonello, e polverizza gli altri avversari, rimasti con le briciole. Succede così che l’ultimo leader a formalizzare la sua candidatura, a meno di un mese dall’appuntamento elettorale, brucia tutti gli altri che scaldavano i motori già da tempo. Un exploit, quello di Fedriga, che si spiega con l’intervento di alcuni fattori di natura sia locale che nazionale che internazionale. In Italia, lo abbiamo visto alle politiche del 4 marzo, spira aria di centrodestra. Centrodestra però a trazione leghista, e non più berlusconiana come è stato nell’ultimo quarto di secolo. Fedriga non ha dovuto far altro che prestare il suo volto telegenico, da consumato frequentatore dei talk, ad una operazione elettorale il cui risultato era già scontato in partenza. Sorprendono, certo, le proporzioni, con il dato di lista per la Lega che risulta quadruplicato rispetto alle regionali di cinque anni fa. Una performance notevole, che – se sommata ai buoni risultati degli alleati di coalizione – allinea il Friuli Venezia Giulia al quadro nazionale, solo con qualche sfumatura di verde in più. Fedriga ha potuto capitalizzare su un clima politico nel paese che vede i cittadini sempre più sensibili ai temi e agli slogan leghisti. Anche in Friuli Venezia Giulia, il mantra del no ai migranti ha portato tanta acqua al mulino del vincitore. La Lega, si sa, è il partito che più di altri si è speso per rendere radioattivo l’argomento migranti. Nella nostra regione, il Carroccio si è distinto in questi ultimi anni per una campagna monotematica sui cosiddetti clandestini che starebbero invadendo le nostre città. Per un’azione decisa e convinta di contrasto delle politiche di accoglienza, particolarmente l’accoglienza diffusa che era diventato un caposaldo dell’approccio della Regione e dei Comuni più sensibili al messaggio di Trieste. Molti cittadini-elettori, dal canto loro, hanno pensato che in questo modo la Lega stesse tutelando i loro interessi, messi a repentaglio da una politica dell’accoglienza spericolata. Si può quindi dire che il voto di domenica è stato anche un referendum sulle scelte sui migranti fatte dalla giunta uscente. Scelte bocciate severamente, in favore di un approccio che, con Fedriga governatore, non mancherà di mettere in mostra i cambiamenti desiderati. Se il trionfo della Lega si spiega anche, sebbene non solo, con il tema dei migranti, questo è perché si tratta di un argomento che è divenuto saliente in tutte le competizioni elettorali europee. Laddove si è votato in questo ultimi due anni si è sempre imposta, con risultati spesso superiori alle attese, una formazione politica dai programmi e toni xenofobici. L’abilità di Salvini, e del suo fido capogruppo alla Camera Massimiliano Fedriga, è stato rimodellare la Lega sullo stampo del lepenismo, facendone un partito caratterizzato dall’ossessione per l’identità e dalla fobia per lo straniero proprio come il Front National di Marine Le Pen, con cui peraltro la Lega è alleata in Europa. Il vento è cambiato anche in Friuli Venezia Giulia, che per i prossimi cinque anni sarà governato da un uomo che ha saputo meglio di altri fiutarne la direzione.

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