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Ritirata ideologica sui diritti civili

Pubblicato il 27/07/2017 - Il Piccolo

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C’è stato un tempo, a ridosso della caduta del Muro di Berlino, in cui alcuni osservatori della politica ritenevano che le differenze tra i partiti si sarebbero dissolte. La fine della secolare disputa ideologica tra comunisti e liberali, tra aree di destra e di sinistra – era il pensiero – avrebbe comportato un graduale allineamento, con conseguente trasformazione del quadro politico in una scena più consensuale quanto agli orientamenti ideologici di fondo. Le differenze tra destra e sinistra, si sosteneva, sarebbero state più o meno come quelle che passano tra Coca Cola e Pepsi Cola: pressoché impercettibili. Mai previsione si sarebbe rivelata più errata. Se è vero che nessuno contesta più alcuni aspetti, come le basi liberal-democratiche di uno Stato o l’economia di mercato, altri crinali si sono delineati, gettando le basi per un nuovo e drammatico scontro tra partiti e movimenti politici. Negli Stati Uniti, per esempio, si schiusero le porte delle “guerre culturali”: il confronto serrato su temi quali la lotta alle discriminazioni contro i diversi orientamenti sessuali e di genere, l’aborto, le minoranze etno-culturali e tutto ciò che concerne la vasta area della bioetica. Non dissimile è il panorama che si registra nel nostro Paese. Il divario tra i partiti dell’area di centro-sinistra e centro-destra è ben visibile, per fare un esempio, in materia di immigrazione. L’accoglienza è diventata una discriminante, una linea di confine netta e immediatamente riconoscibile tra chi è a favore della presenza straniera e chi la osteggia. Non meno polarizzante è anche un’altra materia, quella di cui vogliamo parlare qui: la battaglia per rendere la nostra società immune dalle discriminazioni contro le persone Lgbt. La recente delibera della Giunta di Trieste con cui è stata sancita l’uscita del Comune dalla Rete RE.A.DY – Rete nazionale delle pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere – è un segno di come, nel capoluogo del FVG, vi sia stato un avvicendamento di posizioni ideologiche drasticamente diverse. La delibera, in particolare, segnala come l’attuale giunta non condivida affatto la preoccupazione di chi l’ha preceduta circa la necessità di contrastare le discriminazioni contro chi ha un orientamento sessuale divergente dalla maggioranza. Questo, in sintesi, era il mandato di RE.A.DY: promuovere e condividere buone pratiche a livello amministrativo atte a rimuovere ogni ostacolo all’effettiva uguaglianza tra cittadini, ovvero a combattere atteggiamenti e comportamenti ostili verso la popolazione Lgbt. Fare a meno delle sue competenze rappresenta, a nostro modo di vedere, un deciso passo indietro, che ignora il problema di fondo. Un problema che, proprio in questi giorni, è stato ben evidenziato dall’odioso messaggio Whatsapp con cui un gestore di un Bed & Breakfast comunicava al suo cliente che nei suoi locali non sono accettati “gay e animali”. Un’affermazione sintomatica, che tradisce la persistenza nel nostro Paese di una cultura poco sensibile, per usare un eufemismo, nei confronti delle persone omosessuali. È naturalmente legittimo, da parte dell’amministrazione triestina, ritenere che gli strumenti messi a disposizione dalla rete RE.A.DY non combacino – come recita la delibera – con le “Linee programmatiche dell’attuale Governo del Comune”. Ciò non toglie che il segnale lanciato alla cittadinanza sia sostanzialmente di tipo negazionista. Se si voleva lanciare un messaggio di discontinuità rispetto alla precedente amministrazione, non si poteva scegliere a nostro avviso modalità peggiore. In un momento storico in cui l’Italia, reduce dall’aspra battaglia per sancire con legge dello Stato la possibilità di contrarre delle unioni civili, si accinge (tardivamente) ad estendere la sfera dei diritti, la civilissima città di Trieste viene collocata dall’altra parte della barricata. Non è illegittimo, ripetiamo, ma assomiglia molto al ritenere tollerabili le opinioni di quel gestore di B&B.

Il Piccolo
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