Studenti stranieri a Monfalcone, Orioles contro Cisint

TriestePrima
Mercoledì 11 luglio 2018

Marco Orioles, sociologo presso l’Università di Udine ha scritto un post sul caso di Monfalcone, dove la sindaca Anna Maria Cisint ha limitato la percentuale di studenti stranieri all’interno di due istituti.

Il testo

Gentile sindaco Cisint, ho appreso dalla stampa della sua decisione di introdurre nelle scuole d’infanzia della sua Monfalcone un tetto del 45% di presenza straniera. Mossa che lascia fuori dalle aule e dalle stanze da gioco decine di bimbi bengalesi e di altre etnie, che lei vorrebbe veder iscritte nelle scuole di altri comuni.

Vede, sindaco: il suo atto, oltre a confliggere con il diritto di quei minori ad essere inclusi nel sistema scolastico, lancia un pessimo segnale. Non solo perché si conforma al clima imperante, nel quale gli stranieri sono considerati fonte di turbamento se non una minaccia all’ordine pubblico. Ma perché tratta di un gesto altamente diseducativo, dato che avviene in una città che ha oltre il 20% di residenti immigrati, arrivati a seguito della intensa domanda di lavoro espressa dal tessuto produttivo locale, che ruota attorno alla cantieristica. Senza la manodopera straniera, quelle splendide navi che Fincantieri sforna suscitando l’orgoglio di una intera nazione non vedrebbero probabilmente la luce. Lei decide così di ringraziare quei lavoratori cacciando dagli asili i loro figli, sulla cui pelle lei sta giocando una partita elettoralistica discutibile oltre che a evidente rischio di incostituzionalità.

Ma già, lei vuole tutelare quel 55% di italiani doc che, se affiancati da un sovrabbondante numero di scolari non italofoni, vedrebbero scadere la qualità del servizio. O così lei crede. Mi dica, sindaco Cisint: ne è proprio sicura? È convinta che i bimbi di Monfalcone, cui la politica e le sue battaglie sono estranee, cresceranno meglio se schermati dalla realtà?Mi riferisco a una realtà, quella della sua città, in cui la convivenza tra gruppi diversi è un dato acquisito da tempo. Cosa penseranno, un giorno, quei bambini autoctoni cui sarà spiegato che i loro compagni di gioco bengalesi dovevano essere tenuti alla larga? Diventeranno cittadini migliori?

Capisco che in questo momento la società italiana, e chi ha incarichi di governo, è alla ricerca di risposte di fronte alle sfide della società multietnica. Ma la sua risposta è sbagliata. Si metta nei panni di quei genitori e della loro prole: accetterebbe per sè il trattamento che sta riservando loro? Se un giorno dovesse emigrare, le piacerebbe essere inclusa nella società di arrivo o essere oggetto di trattamenti separati, come se fosse un corpo estraneo da cui tutelarsi?

Mi auguro che lei faccia un passo indietro. Che riconosca l’errore, e sviluppi maggiore sensibilità nei confronti della sua cittadinanza. Che, le piaccia o meno, è plurale. Non spetta al sindaco cambiare la demografia e le leggi economiche, le stesse che hanno richiamato nel suo comune centinaia di operosi lavoratori e famiglie al seguito. Governi, e lo faccia meglio, senza fare distinzioni speciose tra i destinatari dei suoi provvedimenti. Fare un passo indietro non è disonorevole. Lo fanno anche i bambini, quando fanno marachelle e vengono colti in fallo.

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