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L’apocalisse di Ghouta in Siria. Chi ferma il massacro di Assad (e Putin)?

Pubblicato il 21/02/2018 - Formiche

Per riferirsi ai tragici bollettini medici che arrivano da Ghouta est, il sobborgo orientale di Damasco da settimane al centro di un feroce assedio da parte dei governativi, l’agenzia di stampa governativa siriana Sana parla di “bugie, inganni e fabbricazioni” usati “da organizzazioni terroristiche e dai loro sponsor nelle loro capitali per cospirare contro i siriani”.

Ma la macchina della propaganda siriana non riesce a celare agli occhi del mondo la situazione catastrofica di Ghouta, dove i bombardamenti russi e i colpi di artiglieria siriana hanno causato nel fine settimana almeno 250 morti, il bilancio più infausto dal giorno dell’infame attacco al gas sarin che nell’agosto 2013 colpì questo distretto mietendo migliaia di vittime innocenti. Nuovi raid governativi di stamattina hanno aggiunto una decina di morti a questo rendiconto provvisorio.

Il Coordinatore umanitario regionale per la crisi siriana delle Nazioni Unite, Panos Moumtzis, ha dichiarato che la situazione a Ghouota è ormai “chiaramente fuori controllo”. Nelle ultime ore sono state bombardate e danneggiate cinque strutture mediche e, secondo i dottori che lavorano negli ospedali appoggiati dalla Syrian American Medical Association, sono morti anche molti medici.

“Un simile bersagliamento di civili innocenti e di infrastrutture deve cessare ora”, dice Moumtzis, che auspica che “tutti aderiscano ai loro obblighi sotto la legge internazionale umanitaria per prendere tutte le misure possibili per proteggere i civili, inclusa la proibizione di attacchi indiscriminati”

I circa 400mila abitanti di Ghouta sono stremati e impossibilitati a muoversi liberamente in strade e piazze che sono ormai un cumulo di rovine. L’aviazione imperversa e non fa certo uso di armi di precisione. La gente è alla fame: un panino può costare fino a 22 volte la media nazionale, mentre si stima che il 12% dei bambini fino a cinque anni sia gravemente malnutrito. L’ultimo convoglio umanitario è transitato qui alla fine di novembre.

Ma questo è il prezzo che i ribelli devono pagare per aver scelto di non piegarsi alla volontà del rais di Damasco. Che ha deciso di riconquistare centimetro dopo centimetro il territorio perduto dopo l’inizio della guerra civile, costi quel che costi. L’alleato russo è dalla sua parte, e insieme si fanno beffe della definizione di Ghouta come “zona di de-escalation”, concordata insieme a Turchia e Iran durante gli incontri di Astana. Del resto, più a settentrione, anche a Idlib i combattimenti sono feroci, e la furia di Assad e dei suoi alleati incontenibile.

Grave la preoccupazione degli americani. La portavoce del Dipartimento di Stato Heather Nauert ha affermato ieri che questa “escalation ha esacerbato la già grave sofferenza umana. (…) Aumenta anche il numero degli individui che hanno bisogno di urgente evacuazione medica, che sono all’incirca un migliaio”. Per Nauert non ci sono dubbi su chi addossare la colpa di tutto questo: “La Russia porta una responsabilità unica sulla sofferenza e le condizioni del popolo siriano”.

Assad Bashar al-FormicheGuerra civile sirianaPutin VladimirRussiaSiria
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