Eppur si muove: sui migranti la Ue torna a dare segni di vita

Il Friuli
Venerdì 1 settembre 2017

Il vertice di Parigi sulle migrazioni è stato un successo. Allo stesso tavolo, i leader di Francia, Germania, Spagna ed Italia insieme ai colleghi di Libia, Ciad, Niger e l’alto rappresentante per la politica estera dell’Ue hanno concordato una serie di misure per fronteggiare la sfida epocale dei flussi migratori. Ma al di là delle specifiche azioni decise nel consesso, ciò che si è prodotto nella capitale francese è un salto di qualità nel modus operandi dell’Unione Europea. Che tramite i capi di governo delle sue quattro maggiori potenze non solo ha, finalmente, concordato una strategia di ampio respiro su un fenomeno che coinvolge tutti, ma ha soprattutto messo in campo un format per la cooperazione rafforzata. Si tratta, in embrione, di un vero e proprio Direttorio capace di agire come propulsore della politica europea. È un’ottima notizia, per tutti gli europeisti del continente, che le principali potenze del Vecchio Continente si siano assunte la responsabilità di superare il ristretto recinto delle prospettive nazionali per dare vita ad un Gruppo dei grandi in grado di esercitare un potere d’indirizzo per tutta l’Ue. Per anni, si è animatamente discusso dei fallimenti dell’Unione, incapace di sviluppare posizioni concordate su materie delicate e di interesse comune. La reazione populista, che ha fatto dell’Ue il principale bersaglio della propria retorica, ha potuto guadagnare consensi anche grazie alle falle dei meccanismi decisionali della macchina comunitaria. La crisi dell’Unione sembrò inoltre ricevere un colpo fatale dal clamoroso referendum inglese del giugno 2016, che ha sancito l’inimmaginabile Brexit. Col venir meno di Londra, parve a molti che l’Ue fosse destinata ad un’irreversibile decadenza o, al limite, a sancire la risurrezione di un’asse Parigi-Berlino che sta stretto a molti. Ma l’Unione, che nella visione dei suoi fondatori si sarebbe sviluppata a seguito delle crisi che si sarebbe trovata a fronteggiare, ha trovato nell’emergenza migratoria la spinta a ripartire sulla base di uno slancio nuovo. Parte del merito di questa svolta la si deve, oltre che al volitivo presidente francese Macron, al nostro governo. Che sin dal vertice di Ventotene del marzo scorso, in cui si è celebrato il sessantesimo anniversario della CEE, ha indicato agli altri Paesi membri la via per imboccare un nuovo corso storico. Una via che passa dal consolidamento della cooperazione tra gli Stati che ne avvertono la necessità e, quindi, dalla formazione di un nucleo forte che ispira gli altri partner attraverso la propria volontà di unire le forze. La via è tracciata, e da essa passeranno tutti gli altri dossier che attendono al varco.

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