Migranti: strategia senza sbocchi, l’europeismo resta l’unica via

Il Piccolo
Mercoledì 27 giugno 2018

Il Consiglio Europeo è chiamato ad affrontare, tra le altre cose, il tema che più di altri scalda gli animi dei governi e delle opinioni pubbliche: l’immigrazione. I pronostici della vigilia sono sfavorevoli. I 27 si presentano all’appuntamento in ordine sparso, ciascuno con priorità e proposte differenti. Le aspettative dell’Italia a guida pentaleghista, che sull’immigrazione si gioca il tutto per tutto, sono destinate ad essere deluse. Troppi i punti di attrito con gli altri partner Ue, aggravati peraltro dalla tattica del pugno duro voluta soprattutto dal ministro degli Interni Matteo Salvini. L’inedito battibecco con il presidente francese Emmanuel Macron, accusato di essere “arrogante” e il “nemico numero uno” del nostro Paese, non sono certo di buon auspicio. Possono tutt’al più galvanizzare quei Paesi, dal gruppo di Visegrad all’Austria del cancelliere Kurz, che condividono le posizioni sovraniste del nostro esecutivo. Ma servono a ben poco in un consesso che richiede l’unanimità e un fitto lavorio diplomatico dietro le quinte. Il nostro governo ha il merito di aver sollecitato l’attenzione degli altri membri Ue sulla necessità di varare una strategia comunitaria per gestire i flussi migratori che arrivano dalla sponda sud del Mediterraneo. E di aver messo sul tavolo un piano organico, illustrato al pre-vertice di domenica a Bruxelles, che rappresenta un buon spunto di discussione. Ma è inutile farsi illusioni: la “strategia europea multilivello” messa a punto in fretta e furia dal governo Conte resterà nel libro dei sogni. L’Italia propone la creazione di hot-spot nei paesi di transito dei migranti? Francia e Spagna hanno già replicato che vogliono più centri di raccolta e protezione nei Paesi di arrivo, ossia Italia e Grecia. Auspichiamo un meccanismo automatico di redistribuzione dei migranti in tutti i Paesi Ue? Proposta bocciata in anticipo per l’ostruzionismo ad oltranza di Budapest, Praga, Vienna ecc. Hanno pienamente ragione quegli esponenti del nostro governo che dicono che l’Europa o si fa carico di un problema come quello dell’immigrazione, o non è. Ma il nostro esecutivo deve fare i conti con le aporie insite nelle proprie posizioni. Se ci professiamo sovranisti, e dunque intenzionati a tutelare gli interessi nazionali prima di ogni altra cosa, non possiamo pretendere dagli altri alcuna solidarietà. L’asse sovranista è una contraddizione in termini. Ci condanna allo scontro permanente con i governi che coltivano ancora un barlume di europeismo. E ci obbliga a tacere ogni qual volta un governo presunto amico ci dice “no, grazie” quando gli chiediamo condivisione di metodi e obiettivi. L’immigrazione è un vero e proprio banco di prova per l’ideologia sovranista che tanto consenso riscuote in certe sezioni dell’elettorato. È una sfida che imporrà al nostro governo un bagno di realtà. Perché, per dirla semplicemente, non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca. Ovvero, non si può al tempo stesso sollecitare Bruxelles e occhieggiare a Viktor Orbán o a Donald Trump. Se vogliamo che l’Europa si faccia carico di un problema che colpisce anzitutto noi, dobbiamo avere l’umiltà di riconoscere che certe idee nuocciono anzitutto ai nostri interessi. E che l’europeismo non è un principio da rottamare, ma l’unica via.

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