Reddito di cittadinanza non solo per italiani

Il Piccolo
Domenica 23 settembre 2018

Le spericolate pressioni di Luigi di Maio sul ministro dell’Economia affinché apra i cordoni della borsa e finanzi il reddito di cittadinanza regalerà una sorpresa amara a Matteo Salvini. Nonostante le rassicurazioni del vicepremier al suo collega che la super-misura assistenziale voluta dai pentastellati sia pensata “solo per gli italiani”, non sarà così. Una giurisprudenza consolidata, comprensiva di varie sentenze della corte costituzionale, garantisce che i cittadini comunitari residenti in Italia, e gli extracomunitari con permesso di soggiorno di lunga durata, non possano restare esclusi da provvidenze universalistiche di welfare. Vale per il bonus bebè, gli alloggi popolari, i posti negli asili nido, o la Naspi. Sarà così anche per il reddito di cittadinanza, nella cui platea di potenziali beneficiari rientreranno numerose categorie che faranno storcere il naso al teorico del “prima gli italiani”. Ci saranno quel milione di cittadini rumeni che sono la prima comunità straniera presente in Italia. Ci sarà una fetta degli altri quattro milioni di stranieri legalmente residenti e radicati nel nostro Paese, che qui vivono, pagano le tasse e mandano i figli a scuola. Ci saranno prime e seconde generazioni di immigrati, parte dei quali in procinto di acquisire la cittadinanza italiana. Ci sarà, insomma, quella fetta cospicua di italiani che, pur avendo un background migratorio, hanno acquisito diritti che impediranno loro di essere estromessi da un provvedimento pensato per le persone in difficoltà. Insieme alla flat tax e alla riforma delle pensioni, il reddito di cittadinanza è la misura economica simbolo dell’azione di governo giallo-verde. Se i grillini riusciranno ad estorcere al riottoso ministro Tria le risorse per finanziarla, un nuovo paradigma di Welfare avrà visto la luce nel nostro Paese. Che, sappiamo, è oggetto di critiche anche feroci da parte delle opposizioni e di non pochi economisti (e di parte della componente leghista di maggioranza). I quali, oltre ai dubbi sull’efficacia del provvedimento, temono l’insostenibilità del suo costoso fardello e il conseguente ed implacabile giudizio dei mercati, pronti a sanzionare la finanza allegra del Paese con il secondo debito pubblico più alto d’Europa. Ma il Movimento 5 Stelle sta giocando tutto il suo capitale politico e una reputazione imperniata sull’approvazione di una legge che procuri benefici agli elettori fiaccati da un decennio di crisi. È facile immaginare che dopo settimane di strattonamenti, Tria ceda e licenzi una legge di bilancio che contenga almeno una versione light del reddito di cittadinanza. Secondo le ultime dichiarazioni pentastellate, già a marzo 2019 saranno erogati i primi assegni. Di qui ad allora, si accumuleranno le domande degli italiani provvisti dei requisiti. Tra i quali ci saranno senz’altro quelle di parte del milione e mezzo di cittadini stranieri che l’Istat certifica essere in condizione di indigenza. La Lega si prepari dunque ad ingoiare il rospo. Ed, eventualmente, ad inveire contro gli alleati di governo, rei di aver voluto una redistribuzione di risorse a beneficio dei poveri e disoccupati d’Italia.

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