Spira il vento sovranista: Fedriga ha saputo sfruttarlo

Il Piccolo
Martedì 1 maggio 2018

Le urne hanno parlato, e lo hanno fatto sonoramente. Massimiliano Fedriga vince nettamente le elezioni regionali doppiando il candidato concorrente, il democratico Sergio Bolzonello, e lasciando le briciole agli altri due avversari. Gli elettori del Friuli Venezia Giulia hanno dunque fatto trionfare l’ultimo leader a formalizzare la propria candidatura, a meno di un mese dall’appuntamento col voto. Il centrodestra aveva fatto molto parlare di sé per la girandola di candidati al ruolo di governatore che si sono alternati sulle pagine dei giornali. Ma con un colpo di reni, Salvini ha imposto agli alleati il suo fido capogruppo alla Camera, facendo una scommessa sul buon andamento del suo partito nei sondaggi e sul progressivo logoramento dell’altra gamba del centrodestra. Una scommessa, quella di Salvini, che ha pagato ampiamente, come dimostra il risultato di lista della Lega, addirittura quadruplicato rispetto al dato delle regionali di cinque anni fa. Ma come è stato possibile che un partito che era all’8% nel 2013 raccolga un risultato simile e faccia incoronare governatore il proprio candidato? La spiegazione sta nel cambiamento di volto che la Lega ha fatto negli ultimi anni, quando ha abbandonato le antiche parole d’ordine e assunto quelle del lepenismo. La Lega di oggi è un movimento populista e sovranista dai toni xenofobi, scelti appositamente per sintonizzarsi con il malumore di parte dell’elettorato. È un partito che cerca di catturare il consenso giocando sulla tastiera dell’identità e della fobia dello straniero, divenuti i due temi chiave del repertorio del Carroccio. Matteo Salvini ha così risintonizzato i ritmi del suo partito su una musica che si sta diffondendo in tutta Europa, dove negli ultimi tempi in tutte le competizioni elettorali si è imposto un movimento o partito dall’agenda coincidente o simile a quello della Lega. Esattamente come hanno fatto altri nel Vecchio Continente, la Lega ha capitalizzato la paura dell’elettorato spaventato per la questione dei migranti. Conscia delle fibrillazioni presenti in seno alla popolazione, la Lega non ha fatto altro che impostare una campagna permanente di contrasto alle politiche di accoglienza. Lo ha fatto a livello nazionale, e lo ha fatto ancor di più in Friuli Venezia Giulia, dove la lotta leghista contro la cosiddetta accoglienza diffusa è divenuta un chiodo fisso per poi trasformarsi, inesorabilmente, in un cavallo di battaglia della campagna elettorale di Fedriga. Il successo del candidato leghista corrisponde dunque anche ad una bocciatura delle politiche di accoglienza della giunta uscente, considerate troppo generose se non spericolate. Con Fedriga, la musica senz’altro cambierà, come lui stesso ha promesso in campagna elettorale. Che ne sarà delle centinaia di richiedenti asilo ancora in cerca di una sistemazione dignitosa, fuori dalle caserme in cui sono concentrati, è domanda che presto troverà risposta. Perché Fedriga ha promesso che saranno sistemati tutti in “centri dove trattarli sì con rispetto, ma senza lasciarli circolare liberamente sul territorio”. Non è chiaro se la ricetta di Fedriga contribuirà alla risoluzione del problema. Ciò che è evidente, invece, è che il nuovo governatore è riuscito a convincere gli elettori che i risultati arriveranno. Che saranno migliori di quelli che ha potuto raccogliere Debora Serracchiani con la sua squadra, le cui riforme sono ancor oggi oggetto di accesa discussione. E che la Lega al governo sarà attenta alle istanze dei cittadini, con i quali vanta un dialogo diretto. Alla Lega piace stare in mezzo alla gente, e questa si è lasciata convincere che Fedriga è l’uomo giusto per risolvere i non pochi problemi che attanagliano questa regione. I cittadini del Friuli Venezia Giulia hanno conferito a Fedriga un pieno mandato ad amministrare la Regione, premiando la rivoluzione della nuova Lega di Matteo Salvini, l’uomo che cambiando i mantra del partito ha saputo intercettare gli umori e i sentimenti di una parte cospicua della popolazione. Il vento, che è cambiato in tutta Europa, spira adesso anche nella nostra terra. E a vincere le elezioni domenica è stato un uomo che meglio di altri ha saputo fiutarlo e intuirne la direzione.

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