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L’Occidente sta sbagliando tutto su Israele e Hamas. Parla Nirenstein

Pubblicato il 11/02/2024 - Start Magazine

FiammaNirenstein

Le piazze italiane stanno con Gaza, ma probabilmente non si rendono conto di parteggiare per una dittatura islamista e razzista come quella di Hamas. Conversazione di Marco Orioles con Fiamma Nirenstein, giornalista esperta di Medio Oriente e autrice del libro “7 ottobre 2023. Israele brucia”.


Non c’è parola più appropriata di pogrom per definire la barbarie messa in campo da Hamas quattro mesi fa contro 1.400 ebrei massacrati e stuprati nelle loro case e in un festival musicale. Questo è almeno il termine cui ricorre Fiamma Nirenstein in un libro in uscita nei prossimi giorni che racconta quella giornata di sangue e orrore con l’obiettivo di inserirla in un contesto complicato qual è il Medio Oriente dove, com’è noto, la sete di violenza non si è mai estinta.

Edito da Giubilei Regnani, “7 ottobre 2023. Israele brucia” sarà presentato il 14 febbraio alle 18 nella sala Carlo Scarpa del Maxxi di Roma in un evento al quel prenderanno parte, oltre alla stessa Nirenstein, i colleghi Paolo Mieli e Giuliano Ferrara, l’editore Francesco Giubilei e la presidente di quella Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, per i cui luoghi sensibili il Viminale ha disposto subito dopo il 7 ottobre il rafforzamento del dispositivo di sicurezza.

Anche il risorgente antisemitismo molto presente nelle piazze occidentali infiammatesi dopo il 7 ottobre rientra nella trama di un’opera in cui la giornalista e scrittrice che qualche anno fa fu in predicato di diventare ambasciatrice di Israele in Italia racconta le ultime e drammatiche vicende di un Paese impegnato in quella che l’Autrice, in questa intervista a Start Magazine, definisce una guerra esistenziale.

Fiamma Nirenstein, la violenza messa in campo da Hamas è stata tale che lei nel suo libro definisce i crudi fatti di quel giorno un “pogrom”.

Purtroppo il 7 ottobre abbiamo assistito al ritorno sulla scena di forme storicamente molto rilevanti di antisemitismo genocida. Ma anche se non si accettasse la definizione di pogrom dovremmo comunque fare i conti con un evento che nell’arco di una sola giornata ha provocato il numero di morti ebrei più alto dal tempo della Shoah. Non ne farei dunque una questione di parole perché non ce ne sono abbastanza per inquadrare quello che è successo.

Oltre al dramma dei 1.400 morti c’è quello degli ostaggi, di cui 130 ancora prigionieri anche se una cinquantina sarebbero forse già deceduti. Tra questi c’è Noa Argamani, la ragazza divenuta simbolo a causa del video che ne immortala il rapimento e degli appelli della madre malata terminale che sogna di rivederla almeno per l’ultima volta.

Speriamo sia ancora viva. Purtroppo sembra che dei 136 ostaggi ancora nelle mani di Hamas siano vivi forse solo un’ottantina. E chissà cosa hanno fatto loro, se pensiamo ai video dei terroristi che li riprendono e dai quali emergono le loro sofferenze e gli orrori che hanno attraversato.

Lei nel libro parla anche di un altro aspetto molto doloroso del 7 ottobre, ossia i ripetuti e probabilmente sistematici casi di violenza sessuale esercitati dai jihadisti sulle donne che quel giorno furono raggiunte nei loro kibbutz e al festival Nova.

Nell’ambito di questa aggressione genocida al popolo ebraico c’è stato anche l’uso di quell’arma bellica primitiva e mostruosa che è lo stupro, atto disgustoso che spesso ha preceduto l’omicidio delle vittime. Non voglio entrare nei dettagli, dico solo che nei numeri e nella qualità dell’orrore la violenza sessuale perpetrata sulle donne ebree ha superato ogni memoria storica disponibile.

Il suo libro tenta anche di dimostrare che questa violenza indescrivibile non è stata compiuta solo ai danni degli ebrei perché il vero bersaglio di questa aggressione erano le libertà, i principi e i valori dello stesso Occidente ai quali noi tutti diciamo di credere.

È proprio così. Quell’organizzazione terroristica, messianica e spietata coltiva un’idea di nemico che, oltre a includere gli ebrei che ne costituiscono il primo bersaglio, si allarga a tutto quel mondo che difende ad esempio i diritti umani. Fa specie dunque vedere nelle piazze europee ed americane giovani che pensano di difendere i diritti umani dei diseredati ma in realtà aggrediscono l’unica democrazia del Medio Oriente in cui i diritti delle donne, degli omosessuali e dei diversi in generale sono rispettati rigorosamente.

Le piazze stanno con Hamas.

Sì, e trovo davvero surreale il parteggiare per una dittatura islamista e razzista come quella di Gaza. Credo che tutte queste folle non sappiano minimamente che nella Striscia gli omosessuali vengono uccisi e le donne vivono in schiavitù.

Cos’altro non si sa?

Non si sa che qualche giorno fa il nipote di uno dei capi di Hamas, Ismail Haniyeh, è stato partorito in un ospedale israeliano. Stiamo parlando del figlio della sorella di un uomo che ha progettato la strage del 7 ottobre. Questo dimostra a che punto arriva l’umanità di Israele.

Che però ha scatenato contro i palestinesi una reazione criticata da tutti.

Criticano Israele ignorando che questa è una guerra per la stessa sopravvivenza dello Stato ebraico. Il pogrom ha dimostrato che Israele non può condividere il confine con un’organizzazione come Hamas che proclama come unico scopo quello di uccidere gli ebrei e che per farlo gode di un ingente sostegno internazionale, a partire dall’Iran. Hamas va eliminato, come ha ripetuto poche ore fa Bibi Netanyahu.

Sta di fatto che all’Aia a essere processata per genocidio è Israele e non Hamas.

Quel processo rappresenta il culmine di un tentativo cominciato ben prima di delegittimare Israele attribuendogli tutte le caratteristiche più mostruose, tra cui quello di essere un Paese coloniale, razzista e ora anche genocida. Fuori comunque dalla legalità internazionale.

Questo è quello che pensano tantissime persone, anche in Occidente.

Queste persone dovrebbero avere la pazienza di studiare un po’ la storia di questo Paese che non è affatto coloniale ma ha anzi aiutato la decolonizzazione del Medio Oriente. Capirebbero che Israele è tutto il contrario di un Paese razzista, come dimostrano i tanti arabi presenti nel suo Parlamento, nella sua Corte Suprema e in tutte le istituzioni. Inviterei tutti anche a farsi un giro in un ospedale israeliano dove i medici, gli infermieri e i pazienti musulmani, cristiani ed ebrei si mescolano liberamente.

E l’accusa di genocidio riferita alla guerra in corso a Gaza?

Accusa totalmente destituita di fondamento se pensiamo che l’esercito israeliano, nel perseguire il legittimo obiettivo di eliminare la leadership di Hamas, avverte la popolazione civile prima di bombardare con dei volantini o addirittura con chiamate telefoniche, preoccupandosi nel contempo di preparare adeguate vie di fuga. Dov’è dunque l’intento genocida?


Intervista pubblicata su “Start Magazine” l’11 febbraio 2024: la si può leggere qui.

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