Le nuove strategie del terrore

Messaggero Veneto
Domenica 9 aprile 2017

Stoccolma come Nizza, Berlino, Londra. L’attacco di venerdì nella Drottningatan, la strada dello shopping della capitale svedese, si pone nella sequela dei precedenti exploit dello Stato islamico in Europa. Un camion rubato come quello di Anis Amri, l’attentatore di Berlino venuto dall’Italia. Il veicolo lanciato a tutta velocità sulla folla, come il Suv che Khalid Masood ha guidato sul marciapiede del ponte di Westminster lo scorso 22 marzo. Una corsa di cinquecento metri che ha travolto tutto, come nella Promenade das Anglais di Nizza, dove 86 vite furono falciate il 14 luglio 2016 dal Tir noleggiato da Mohamed Lahouaiej-Bouhlel. Il modus operandi del nuovo terrorismo jihadista produce eventi fotocopia che, anche in assenza di rivendicazioni, permettono di riconoscere la firma dello Stato islamico. La sfilza di attentati che hanno insanguinato l’Europa negli ultimi due anni è il frutto avvelenato dei proclami che l’organizzazione del califfo al Baghdadi ha lanciato dal suo santuario siro-iracheno. Una propaganda sofisticata e letale, comprensiva di istruzioni su come colpire. Era il settembre 2014, quando l’allora portavoce IS, Abu Muhammad al-‘Adnani, esortò i simpatizzanti in Occidente a uccidere “in qualsiasi modo” i miscredenti. Non è necessario, spiegava Adnani, reperire armi od esplosivo per far male all’infedele. “Spaccategli la testa con una pietra, o massacratelo con un coltello, o passategli sopra con la vostra macchina, o gettatelo da un palazzo, o strangolatelo, o avvelenatelo”, chiariva. Un appello che è stato rinnovato pochi giorni or sono dal nuovo portavoce del califfo, Abu Hassan al Mujahir, con un discorso in cui si ribadisce la volontà islamista di colpire l’Europa. Questo terrorismo low cost, che fa aggio sulla disponibilità di volontari pronti a rispondere alla chiamata, è pressoché impossibile da contrastare. Basta un coltello da cucina, o un veicolo rubato o noleggiato, per fare una strage. Non ci sono legami con la centrale del terrore da interrompere, nessuna comunicazione da intercettare. Gli esecutori non hanno talvolta nemmeno precedenti che possono attirare l’attenzione dell’intelligence. Ma anche se li avessero, le autorità non dispongono di uomini e mezzi a sufficienza per seguire tutti i potenziali terroristi. Come uscirne, allora? Il passo più urgente è silenziare la propaganda dello Stato islamico, la sua costante istigazione. Cosa che potrebbe avvenire presto, vista l’evoluzione delle operazioni militari in Siria ed Iraq. Ma la caduta del califfato non cancellerà del tutto la minaccia. La sconfitta dello Stato islamico potrebbe anzi preludere a una recrudescenza della violenza, motivata stavolta dal desiderio di vendetta. La via maestra per affrontare la minaccia jihadista rimane così il contrasto dell’ideologia di morte che ne è il perno. Operazione che non sarà semplice, alla luce dei decenni di predicazione estremista che i petrodollari hanno permesso di realizzare in tutto il mondo, ma che è ormai improrogabile. Ricondurre l’islam nell’alveo di una religione pacifica, neutralizzandone le correnti radicali, rimane la via maestra per affrontare efficacemente il problema. Un’impresa che richiederà generazioni.

@marcoorioles

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